30/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'operazione che doveva cancellare il gruppo guerrigliero Epp non ha prodotto risultati positivi. I militari armati, però, resteranno per le strade delle regioni del nord

Stop, fine, chiuso tutto. Lo stato d'emergenza proclamato un mese fa dal governo del Paraguay per cercare di contrastare la diffusione del gruppo guerrigliero Epp (Ejercito Pueblo Paraguayo) in cinque province del nord del Paese è stato sciolto.
E si sarebbe anche rivelato un fallimento. Sotto tutti i punti di vista. L'operazione di polizia, a cui hanno preso parte anche i militari dell'esercito, voluta dal presidente Fernando Lugo avrebbe dovuto dare la caccia ai militanti del gruppo guerrigliero ma alla fine dei conti non è riuscita a mettere a segno nessun arresto eccellente. Ma non tutti sono d'accordo. Il ministro dell'Interno ad esempio sostiene che le operazioni abbiamo comunque ottenuto un effetto positivo essendo diminuita sostanzialmente la delinquenza nell'area. Ma questo non era l'obbiettivo del governo.
Considerato che la lotta alla guerriglia non ha prodotto risultati l'amministrazione di Asuncion ha girato un po' la frittata e ha spiegato che le organizzazioni criminali dedite al traffico di droga, armi, al lavaggio del denaro sporco, con l'operazione Py'aguapy (tranquillità) oggi sono meno offensive ed è minore la minaccia sulla sicurezza nazionale.
La militarizzazione dell'area ha calmato la delinquenza in zona. Non solo, però. La massiccia presenza di uomini in divisa ha anche creato una certa tensione sociale che da molto tempo non si vedeva da quelle parti.I sindacati e i movimenti sociali sono stati i primi a puntare il dito contro la militarizzazione dell'area che a loro dire ha generato un impoverimento del processo democratico per il Paese. Inoltre, gli analisti sostengono che i risultati della misura adottata da Lugo sono assolutamente negativi.

La Coordinadora de Derechos Humanos (Codehupy) ha fatto sapere che i mezzi usati dal governo per arrestare la possibile ascesa del movimento guerrigliero "non sono mai stati giustificati" e sono stati usati " a scopo mediatico". E e a subire le conseguenze della militarizzazione dell'area, prevista anche adesso che lo stato d'emergenza è terminato, non ha fatto altro che colpevolizzare i movimenti dei campesinos considerati fiancheggiatori dell'Epp.
Ed è già da alcune settimane allo studio del governo una formula giuridica che consenta ai soldati di continuare la missione nelle aree dove ormai l'emergenza (se mai c'è stata) è finita.
"Fare in modo che i militari restino per le strade delle città e dei villaggi del nord del Paese senza autorizzazioni da parte del Congresso sarà come tornare a uno stato d'emergenza legale. Sarà come tornare indietro. L'esercito del Paraguay tornerà ad essere un esercito di occupazione che punterà le armi contro i suoi stessi concittadini" ha detto Andres Ramirez uno degli avvocati specialisti di diritti umani del Paraguay.Anche il governatore dello stato di San Pedro, Josè Pakova Ledesma, una delle aree interessate dall'operazione militare, si è detto scettico sul comportamento e sull'organizzazione dell'operazione. "Non credo che ci sia un buon coordinamento fra potere esecutivo, legislativo e giudiziale - ha detto Ledesma - Tutti devono cercare le armi necessarie per combattere questo gruppo guerrigliero". Non solo. Il governatore ha concluso il suo intervento davanti ai giornalisti paraguayani ricordando che la popolazione locale non denuncia i guerriglieri perchè ancora non ha una piena fiducia nelle istituzioni del Paese.

Alessandro Grandi

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