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Scritto per noi da
Isabella Filsi
Rafael Pardo Rueda è un uomo di indubbia cultura e preparazione accademica. Iniziò la sua formazione come economista e proseguì la carriera accademica specailizzazondosi in Piianificazione Urbana e Regionale all'Università dell'Aja e in Relazioni Internazioanli a Harvard. Pardo Rueda ha mosso i primi passi nella scena politica nel 1986 assumendo al direzione del Plan Nacional de Rehabilitación (PNR), durante il governo del Presidente Virgilio Barco. Nel 1990, durante il governo Gaviria, venne eletto consigliere della Sicurezza Nazionale. Rueda fu il primo civile ad assumere il ruolo di Ministro della Difesa. Ricoprendo questo ruolo, Rueda aumentó considerevolmente gli stanziamenti, incrementò la capacità logistica e di combattimento dell'esercito, aumento di dieci volte il numero dei soldati professionali e riformò la Polizia Nazionale. Nel 1994 si ritirò momentaneamente dalla scena politica per dedicarsi allo studio delle relazioni internazionali. Per un breve periodo intraprese l'attività di giornalista, ma il suo allontanamento dalla politica non durò a lungo. Nel 2002, presentò la propria candidatura al Senato con il Movimento Cambio Radical. Durante il primo governo Uribe ha presentato numerosi progetti di legge legati alla sicurezza. Pardo è stato tra i promotori della prima versione della discussa legge Justicia y Paz, che regolamenta la smobilitazione dei paramilitari. Come Ministro fu il primo a intavolare una trattaiva con la guerriglia che produsse buoni risultati, a disegnare una politica di lotta al narcotraffico e fu il primo Ministro della coalizione uribista a denunciare di fronte al Congresso il fenomeno della parapolitica.
Durante il suo percorso politico si è contraddistinto per aver lavorato alla risoluzione del conflitto in diversi scenari. In primo luogo come direttore del Piano Nazionale di riabilitazione, successivamente come consigliere di pace, partecipando alle trattative per la smobilitazione del gruppo M-19. Infine, ci provò come Ministro della Difesa durante il governo di Cesar Gaviria, disegnando una strategia contro Pablo Escobar, quando i narcos dichiararono guerra aperta allo Stato. La rottura con Uribe avvenne ufficialmente il 28 luglio 2004, quando i paramilitari Salvatore Mancuso, Ramón Isaza e Ernesto Báez visitarono il Congresso della Repubblica. Da quel momento Pardo si schierò per evitare di fare approvare la legge Justicia y Paz e criticò apertamente il trattamento riservato dal governo Uribe ai paramilitari. La rottura tra i due fu definitiva. Successivamente Pardo fu calunniato e accusato di aver negoziato con le Farc un accordo per evitare la rielezione di Uribe. In seguito alla rottuta Rafael Pardo decise di rientrare nel Partido Liberal, convinto della necessità di rafforzare e rinnovare i partiti politici. Esaurito il mandato di congressista, intraprese il cammino verso la Presidenza della Repubblica presentandosi come precandidato presidenziale del partito liberale nel 2006 e ottenendo più di 500 mila voti. Durante il IV Congreso Nacional Liberal, in dicembre 2009, venne proclamato Direttore Nazionale del Partito Liberale. Per partecipare alle elezioni presidenziali Pardo ha rifiutato tra le sue fila vari politici di dubbia reputazione.
Oggi, al centro del suo discorso politico c'è l'esaltazione del partito liberale e dei suoi ideali storici. Il tema della violenza e della risoluzione del conflitto colombiano è sempre stato e resta al centro dell'attenzione di Pardo, che ha scritto ben cinque libri sul tema, inclusa la storia di tutte le guerre colombiane. Per affrontare le elezioni presidenziali Pardo ha pensato il programma "Trato hecho" (letteralmente Patto Fatto), mediante il quale lui e i suoi candidati si impegnano a sviluppare un'agenda pragmatica in materia di sviluppo rurale, sfollamento, ambiente e invalidità. I punti forti del suo programma elettorale sono la riforma dell'educazione, i buoni pensione, la riforma della salute e il recupero del pagamento delle ore lavorative straordinarie. La proposta politica di Pardo si distingue per un'accentuata attenzione alle tematiche sociali e una lontananza dalle politiche neoliberali. Il punto debole del candidato liberale è la mancanza di carisma, caratteristica verso la quale gli elettori colombiani hanno mostrato da sempre grande preferenza e predilezione. A chi gli contesta questa mancanza, Pardo risponde che lui non ha di certo il carattere di Chavez o di Moreno de Caro, ma che lui "pensa in grande e sa risolvere problemi" e che "il paese ha bisogno di un tipo serio". Pardo ha un carattere introverso poco propenso a trascinare e coinvolgere le mass,e ma di certo non manca di concretezza e realismo. Nonostante la rilevante esperienza politica, il candidato del partito liberale continua ad essere un perfetto sconosciuto per il 40% dei colombiani.