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scritto per noi da
Isabella Flisi
Il 30 maggio si terranno in Colombia le elezioni presidenziali. Dopo due mandati consecutivi del Presidente Alvaro Uribe, questa elezione, tutt'altro che una semplice routine o una rotazione di funzionari, segnerà un passaggio storico. Il risultato potrebbe definire una rottura radicale con il progetto politico e sociale uribista, che ha dominato durante gli ultimi otto anni. Fin dalla prima elezione di Uribe, nel 2002, la politica di sicurezza interna è stata l'obiettivo principale del governo. Se, a livello interno Uribe si è qualificato per la strategia di mano dura con la guerriglia, sul piano economico il suo mandato si è caratterizzato per un neoliberismo smodato. La politica di Uribe si è identifica nello slogan "patria, famiglia, religione e proprietà". Uno slogan che ha trovato terreno fertile nelle aspettative dei colombiani e che gli ha permesso, non solo di essere rieletto per due mandati consecutivi, nonostante i numerosi scandali, ma di trovare il sostegno necessario per aspirare a un terzo mandato. Uribe, infatti, ha tentato, di modificare la Costituzione con l'obiettivo di ripresentarsi per la terza volta consecutiva alle elezioni presidenziali. Il suo tentativo è stato bloccato da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale la legge 1354 del 26 febbraio 2010 con la quale si ambiva a riformare la Costituzione.
La grande domanda ora è: cosa ne sarà della politica uribista senza Uribe? La sola certezza è che, così come l'elezione di Uribe ha segnato un cambio radicale nella politica colombiana, la sua uscita di scena potrebbe segnare una svolta altrettanto estrema. Il 30 maggio, per molti colombiani rappresenta la fine di un'epoca contraddistinta da un governo di destra sprezzante delle tematiche di protezione e tutela dei diritti umani. Negli ultimi anni è caduto molto fango sull'operato del governo e si sono susseguiti scandali compromettenti e imbarazzanti. Il 30 maggio scopriremo quanto gli scheletri nell'armadio del Partido de la U hanno disilluso e allontanato gli elettori uribisti dai loro leader. Queste elezioni sono attese con molta aspettativa e, secondo gli analisti, data l'alta posta in gioco, si prevede una partecipazione massiccia, tra le più alte della storia colombiana.
Nonostante l'uscita di scena di Uribe come candidato, non è da sottovalutare la forza dell'apparato elettorale uribista e l'appoggio decisivo dei grandi imprenditori urbani e rurali, i quali hanno ricevuto numerosi favori dal governo uribista e senz'altro ricambieranno apportando un vasto bacino di voti. Le elezioni parlamentari dello scorso 14 marzo hanno dimostrato che il progetto politico dell'uribismo dura, radicato e definito, a prescindere dall'uscita di scena del leader. Le proposte uribiste sono profondamente incarnate nella psicologia collettiva colombiana e il suo programma ha attecchito nella società. In questo contesto, non stupisce quindi che il candidato maggiormente in linea con i principi della politica uribista è dato per preferito dai sondaggi. Si tratta di Juan Manuel Santos, politico per tradizione di famiglia, che si presenta come candidato con il Partido Social de Unidad Nacional.
Il presidente Uribe, è stato impegnato fino all'ultimo nel tentativo di presentarsi a una terza rielezione e non si è preoccupato a sufficienza di designare un successore ufficiale. In un primo tempo incoraggiò Noemí Sanín, ex Ambasciatrice colombiana nel Regno Unito, a convertirsi nella continuatrice naturale della sua opera, ma Sanín rifiutò, preferendo lanciare la propria candidatura prima ancora di sapere se Uribe avrebbe potuto accedere a una terza elezione. Al contrario, Santos, più pragmatico, ha aspettato la decisione della Corte prima di concorrere per la Presidenza, convertendosi cosi nel prosecutore naturale del governo uribista.