19/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una cantante italiana cacciata dalla Turchia perchè solidale con i curdi
Le autorità turche della provincia di Sirnak hanno reso noto sabato 15 aprile che nei giorni scorsi almeno ventuno guerriglieri curdi del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e quattro soldati dell’esercito governativo sono morti in una serie di scontri armati avvenuti nella provincia sud-orientale di Siirt. Si tratta del bilancio più grave dalla fine della tregua di cinque anni, scaduta nel giugno 2004. La formazione guerrigliera marxista curda aveva cambiato nome in Kongra-Gel dopo la cattura del loro leader Abdullah Ocalan: ma all’inizio di aprile ha riacquistato la sua vecchia denominazione. La tensione nel Kurdistan turco cresce e l'avventura di una cantante italiana aiuta a capirne di più.
 
scritto da
Sara Dellabella
 
scene di festa durante il nowruz - foto di Francesco NotoLa storia. Ogni 20 Marzo in Turchia la minoranza curda celebra il Newroz, la festa della liberazione dalla tirannia. Una festa dalla forte connotazione storica, che viene ostacolata dal governo turco con un'altra festa indetta per lo stesso giorno, chiamata Nevruz. Quest'anno il Newroz si è tenuto a Bingol e, come ogni anno, numerose sono state le partecipazioni da parte delle organizzazioni umanitarie che operano per la tutela dei diritti di questa minoranza, tra questa anche una delegazione italiana. Nonostante la scarsa praticabilità dell'area concessa per i festeggiamenti e la presenza militare più adatta ad uno scenario di guerra che a una festa, quasi 5mila curdi sono giunti a Bingol. Tutti i membri delle delegazioni ospiti sono stati sottoposti ad una perquisizione da parte della polizia turca filmata da due operatori, alla quale è seguito un interrogatorio sul proprio ruolo "politico". La manifestazione si è svolta regolarmente nonostante la pioggia battente che non ha distolto lo sguardo dei partecipanti dal palco, sul quale si sono susseguite danze e canti. tra gli artisti che si sono esibiti anche Simona Deidda, una giovane cagliaritana che imbracciata la chitarra ha cantato "Bella Ciao" e alla fine del suo intervento, su suggerimento di un uomo politico locale, ha pronunciato la frase:"Biji Serok Apo", che tradotto altro non vuol dire che "Viva lo zio presidente". Ma Apo è anche il nome di Ocalan, e quindi per la comunità curda si tratta di un chiaro messaggio in favore del loro leader in prigione da tempo.
 
manifestazioni per il nowruz - foto di Francesco NotoCosì mentre la folla davanti al palco inneggiava al suono di queste parole, Simona veniva allontanata velocemente e nascosta per un giorno ed una notte dai curdi per evitare rappresaglie della polizia turca. Poche parole hanno scatenato un vero e proprio caso. I quotidiani turchi non hanno risparmiato titoli feroci verso "l'italiana terrorista" e verso tutte le associazioni che si occupano delle condizioni della minoranza curda in Turchia. Nel Paese di Ataturk, pronunciare in pubblico una frase simile, costituisce reato politico.Da gennaio ad oggi i procedimenti per tali reati sono stati 585, circa 7 al giorno. Per lo stesso reato commesso da Simona, un cittadino curdo avrebbe subito una pena di otto mesi di carcere.
Simona dopo due giorni di "latitanza" è stata avvicinata da un soldato turco che la invitava a presentarsi in Tribunale dove è stata processata per direttissima e obbligata a lasciare il Paese entro il 25 marzo. Simona Deidda è stata privata durante l'udienza della possibilità di essere assistita dal suo traduttore di fiducia, perché curdo. Il giudice non voleva nemmeno che questa persona fosse presente in aula, dove invece è apparso un traduttore turco. Alla richiesta di un parere su Ocalan, Simona si è avvalsa del diritto di non rispondere, ma sul verbale del processo le sono state attribuite dichiarazioni in cui avrebbe affermato che Ocalan è il leader di un movimento terroristico riconosciuto dalla comunità internazionale. Ad alcuni giorni dalla vicenda, che in Italia come in Europa è rimasta taciuta forse per non compromettere i rapporti con un Paese candidato all'ingresso nell'Unione Europea, abbiamo rivolto a Simona Deidda qualche domanda sulla vicenda che l'ha vista protagonista. Simona era alla sua seconda esperienza in Kurdistan e, nonostante questa spiacevole vicenda, non cessa di parlare delle condizioni di questo Paese candidato all'ingresso nell'Unione Europea.
 
simona deidda sul palco - foto di Francesco NotoL'intervista.
Aveva la percezione che pronunciando quella frase sul palco avrebbe causato questo scompiglio?
Non ho avuto il tempo di pensare, in fondo non credevo fosse così grave. Pensavo che la Turchia fosse un paese pronto per l'ingresso in Europa, e la libertà di pensiero è una delle principali caratteristiche richieste e presenti negli stati democratici. Ero cosciente solo alla fine dello slogan che potevo esser arrestata.
 
Crede che il comportamento delle autorità turche sia stato influenzato dal fatto che lei è italiana?
Credo che sia stata una manovra politica, anche perché se fossi stata curda non avrei sicuramente ricevuto tanta cortesia. Un politico della zona per aver pronunciato le mie stesse parole un anno fa, ha fatto otto mesi di carcere e ora ha seri problemi che probabilmente non gli permetteranno di candidarsi per le prossime elezioni.

Per due giorni lei è rimasta nascosta, cosa ha pensato in quei momenti?
Nascosta relativamente, abbiamo solo spiazzato la polizia, improvvisando e andando nei luoghi in cui non mi avrebbero cercato. Per esempio a Karlhiova nei villaggi dei terremotati, non ho avuto tempo di pensare a me, al mio problema, sentivo la paura dentro, ma la rabbia e l'impotenza davanti a tanta ingiustizia erano
i sentimenti principali. In quei due giorni  ho pensato che era meglio affrontare lasituazione e tutelare i miei fratelli curdi. Stavano rischiando troppo per me, io sono europea, non mi avrebbero potuto far nulla in fondo.
 
Oltre al divieto di accesso in Turchia per cinque anni cosa sta rischiando?
Non lo so, sinceramente non ho ancora capito. La cosa più triste sarebbe non poter tornare in una terra che amo, anche perché abbiamo avviato discorsi e collaborazioni importanti con le associazioni del posto. Il governo turco reputa illegali associazioni di pronto intervento per il terremoto e questa è una zona sismica "rossa". Il terremoto di Bingol del 2003 ha già distrutto questa terra. E il rischio non è scongiurato in quanto la maggior parte degli edifici non sono stati ricostruiti rispettando i parametri edilizi capaci di far fronte a questo problema. Solo le zone militari sono state ricostruite secondo gli standard internazionali. Inoltre nessuno di noi sa che in 10 giorni ci sono stati due terremoti del 6,7° della scala Richter nella provincia curda. Ribadisco che la situazione è davvero devastante e lo stato turco non interviene. Famiglie rischiano di morire di fame, malattie infettive dovute alla condizione disperata del luogo si diffondono e molti di loro moriranno assiderati.
 
Le altre associazioni come sono viste nel territorio curdo?
Come illegali, perché aiutano la popolazione curda. Il presidente di un'associazione che si occupa di diritti umani ha a suo carico più di 80 procedimenti del governo turco, tutti per reati politici, e anni di carcere. Questo perché tutela i diritti umani dei suoi concittadini.
Categoria: Diritti
Luogo: Turchia
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