Le autorità turche della provincia di Sirnak hanno reso noto
sabato 15 aprile che
nei giorni scorsi almeno ventuno guerriglieri curdi del Pkk (Partito
dei Lavoratori del Kurdistan) e quattro soldati dell’esercito
governativo sono morti in una serie di scontri armati avvenuti nella
provincia sud-orientale di Siirt.
Si tratta del bilancio più grave dalla fine della tregua di cinque
anni, scaduta nel giugno 2004.
La formazione guerrigliera marxista curda aveva cambiato nome in
Kongra-Gel dopo la cattura del loro leader Abdullah Ocalan: ma
all’inizio di aprile ha riacquistato la sua vecchia denominazione. La
tensione nel Kurdistan turco cresce e l'avventura di una cantante
italiana aiuta a capirne di più.
scritto da
Sara Dellabella
La storia. Ogni 20 Marzo in Turchia la minoranza curda celebra il
Newroz,
la festa della
liberazione dalla tirannia. Una festa dalla forte connotazione storica,
che
viene ostacolata dal governo turco con un'altra festa indetta per lo
stesso
giorno, chiamata Nevruz. Quest'anno il Newroz si è tenuto a Bingol e,
come ogni
anno, numerose sono state le partecipazioni da parte delle
organizzazioni umanitarie che operano per la tutela dei diritti di
questa minoranza, tra questa
anche una delegazione italiana. Nonostante la scarsa praticabilità
dell'area concessa per i festeggiamenti e la presenza militare più
adatta ad uno scenario di guerra che a una festa, quasi 5mila curdi
sono giunti a Bingol. Tutti i membri delle delegazioni ospiti sono
stati sottoposti ad una
perquisizione da parte della polizia turca filmata da due operatori,
alla quale
è seguito
un interrogatorio sul proprio ruolo "politico". La manifestazione si è
svolta
regolarmente
nonostante la pioggia battente che non ha distolto lo sguardo dei
partecipanti
dal palco, sul quale si sono susseguite danze e canti. tra gli artisti
che si
sono esibiti anche Simona
Deidda, una giovane cagliaritana che imbracciata la chitarra ha cantato
"Bella
Ciao" e alla fine del suo intervento, su suggerimento di un uomo politico locale,
ha pronunciato la frase:"Biji Serok Apo", che tradotto altro non vuol dire che
"Viva lo zio
presidente". Ma Apo è anche il nome di Ocalan, e quindi per la comunità
curda si tratta di
un chiaro messaggio in favore del loro leader in prigione da tempo.

Così mentre la folla
davanti al palco inneggiava al suono di queste parole, Simona veniva
allontanata velocemente e nascosta per un giorno ed una
notte dai curdi per evitare rappresaglie della polizia turca.
Poche parole hanno scatenato un vero e proprio caso. I quotidiani
turchi non hanno risparmiato titoli feroci verso "l'italiana
terrorista" e verso tutte le associazioni che si occupano delle
condizioni della minoranza curda in Turchia. Nel Paese di Ataturk,
pronunciare in pubblico una frase simile, costituisce reato
politico.Da gennaio ad oggi i procedimenti per tali reati sono stati 585, circa
7 al giorno.
Per lo stesso reato commesso da Simona, un cittadino curdo avrebbe subito una
pena di otto mesi di
carcere.
Simona dopo due giorni di "latitanza" è stata avvicinata da un soldato
turco che
la invitava a presentarsi
in Tribunale dove è stata processata per direttissima e obbligata a
lasciare il Paese entro il 25 marzo. Simona Deidda è stata privata
durante l'udienza della possibilità di essere assistita dal suo
traduttore di fiducia, perché curdo. Il giudice non voleva nemmeno che
questa persona fosse presente in aula, dove
invece è apparso un traduttore turco. Alla richiesta di un parere su
Ocalan, Simona si è avvalsa del diritto
di non rispondere, ma sul verbale del processo le sono state attribuite
dichiarazioni in cui avrebbe affermato che Ocalan è il leader di un
movimento terroristico riconosciuto dalla comunità internazionale. Ad
alcuni giorni dalla vicenda, che in Italia come in Europa è rimasta
taciuta forse per non compromettere i rapporti con un Paese candidato
all'ingresso nell'Unione Europea, abbiamo rivolto a Simona Deidda
qualche domanda sulla vicenda che l'ha vista protagonista. Simona era
alla sua seconda esperienza in Kurdistan e, nonostante questa
spiacevole
vicenda, non cessa di parlare delle condizioni di questo Paese
candidato all'ingresso nell'Unione Europea.
L'intervista.
Aveva la percezione che pronunciando quella frase sul palco avrebbe causato questo
scompiglio?
Non ho avuto il tempo di pensare, in fondo non credevo fosse così
grave. Pensavo che la Turchia fosse un paese pronto per l'ingresso in
Europa, e la libertà di pensiero è una delle principali
caratteristiche richieste e presenti negli stati democratici. Ero
cosciente solo alla fine dello slogan che potevo esser arrestata.
Crede che il comportamento delle autorità turche sia stato influenzato dal fatto che lei è italiana?
Credo
che sia stata una manovra politica, anche perché se fossi stata curda
non avrei sicuramente ricevuto tanta cortesia. Un politico della
zona per aver pronunciato le mie stesse parole un anno fa, ha fatto
otto mesi di carcere e ora ha seri problemi che probabilmente non gli
permetteranno di candidarsi per le prossime elezioni.
Per due giorni lei è rimasta nascosta, cosa ha pensato in quei momenti?
Nascosta relativamente, abbiamo solo spiazzato la polizia,
improvvisando e andando nei luoghi in cui non mi avrebbero cercato. Per
esempio a Karlhiova nei villaggi dei terremotati, non ho avuto tempo di
pensare a me, al mio problema, sentivo la paura dentro, ma la rabbia e
l'impotenza davanti a tanta ingiustizia erano
i sentimenti principali. In quei due giorni ho pensato che
era
meglio affrontare lasituazione e tutelare i miei fratelli curdi. Stavano
rischiando troppo per me, io sono europea, non mi avrebbero potuto far
nulla in fondo.
Oltre al divieto di accesso in Turchia per cinque anni cosa sta rischiando?
Non lo so, sinceramente non ho ancora capito. La cosa più triste
sarebbe non poter tornare in una terra che amo, anche perché abbiamo
avviato discorsi e collaborazioni importanti con le associazioni del
posto. Il governo turco reputa illegali associazioni di pronto
intervento per il terremoto e questa è una zona sismica "rossa". Il
terremoto di Bingol del 2003 ha già distrutto questa terra. E il
rischio non è scongiurato in quanto la maggior parte degli edifici non
sono stati ricostruiti rispettando i parametri edilizi capaci di far
fronte a questo problema. Solo le zone militari sono state ricostruite
secondo gli standard internazionali. Inoltre nessuno di noi sa che in
10 giorni ci sono stati due terremoti del 6,7° della scala Richter
nella provincia curda. Ribadisco che la situazione è davvero
devastante e lo stato turco non interviene. Famiglie rischiano di
morire di fame, malattie infettive dovute alla condizione disperata del
luogo si diffondono e molti di loro moriranno assiderati.
Le altre associazioni come sono viste nel territorio curdo?
Come illegali, perché aiutano la popolazione curda. Il presidente di
un'associazione che si occupa di diritti umani ha a suo carico
più di 80 procedimenti del governo turco, tutti per reati politici, e anni
di carcere. Questo perché tutela i diritti umani dei suoi concittadini.