19/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 19 aprile 1995 a Oklahoma City un camion-bomba uccise 168 persone
Quel che restava del Murrah Building dopo la violenta esplosioneNon ha “cambiato il mondo”, come è stato detto per l’11 settembre 2001. Ma fino agli attacchi contro le Torri Gemelle e il Pentagono, il 19 aprile 1995 fu il giorno del più grave attentato terroristico di sempre sul territorio statunitense: alle 9.02 del mattino, sotto un edificio federale di nove piani a Oklahoma City, un camion con 2.300 chili di esplosivo saltò in aria, distruggendo o danneggiando seriamente altri 300 edifici circostanti. Morirono 168 persone, tra cui 19 bambini, e altre 800 rimasero ferite. Dieci anni dopo, Oklahoma City ricorda la strage che scosse un’intera nazione, con 168 secondi di silenzio – uno per ogni vittima – e la lettura pubblica della lista delle persone che quel giorno persero la vita.
 
Timothy McVeighTerrorismo interno. Era un’altra America, dieci anni fa. La minaccia del terrorismo islamico era percepita come inesistente. Osama bin Laden era solo uno dei tanti osservati speciali dell’intelligence, George W. Bush era appena all’inizio della sua carriera di governatore del Texas, Bill Clinton si preparava a godere del boom economico dei suoi anni da presidente. Per ricercare il colpevole di Oklahoma City non ci fu bisogno di andare troppo in là. L’autore della strage era Timothy McVeigh, un 27enne ex veterano della Guerra del Golfo affiliato ad alcuni gruppi neonazisti, che da qualche anno ce l’aveva a morte con il governo federale. In particolare perché lo riteneva responsabile del raid dell’Fbi finito in massacro alla setta apocalittica dei “davidiani” di Waco, nel Texas, dove morirono 75 persone in un incendio sviluppatosi per cause mai ben definite. Al suo processo, McVeigh dichiarò in seguito che la ragione per cui ideò l’attentato era proprio la vendetta nei confronti degli agenti federali.
 
Un vigile del fuoco soccorre Baylee Almon, un anno. La piccola non ce la faràL’attentato. Sul perché l’ex soldato scelse il 19 aprile ci sono varie ipotesi. La strage di Waco risaliva esattamente a due anni prima, ma il 19 aprile è anche il giorno in cui iniziò la rivoluzione americana. In ogni caso, insieme ad altri complici quella mattina McVeigh riempì il camion con un esplosivo fatto in casa ma potentissimo: una miscela di nitrato di ammonio (un fertilizzante usato in agricoltura) e nitromethane (un carburante facilmente infiammabile). Poco prima delle nove, McVeigh parcheggiò il camion sotto l’Alfred P. Murrah Federal Building nel centro di Oklahoma City, accese un timer è scappò via. Fu l’inferno: la potenza dell’esplosione fu percepita a 60 chilometri di distanza. Nel carnaio finirono impiegati, funzionari, semplici passanti. E bambini, che poi McVeigh definì “danni collaterali non necessari”. La foto del pompiere che porta in braccio la piccola Baylee Almon – morta in ospedale per le gravi ferite – divenne il simbolo della strage e vinse il premio Pulitzer.
 
Il Gesù piangente dietro una delle porte del memoriale in onore delle vittimeCosa resta. Un’ora e mezza dopo l’inferno, McVeigh fu fermato da una pattuglia della polizia perché stava guidando un furgone senza targa. Prima che venisse identificato come uno dei sospetti per la strage, per poco non fu rilasciato. Ma una volta in carcere, il suo destino era segnato. Fu condannato alla pena di morte – tecnicamente non per la gravità dell’attentato, ma per “uccisione di funzionari federali” – e venne giustiziato con iniezione letale l’11 giugno 2001. Oggi, a dieci anni di distanza, al posto del Murrah Building c’è un memoriale in onore delle vittime. Una piscina compresa tra due enormi porte con inciso rispettivamente 9.01 e 9.03, a significare il vuoto creato dal minuto della tragedia. Da una parte della piscina c'è la statua di un Gesù piangente, dall'altra un campo con 168 sedie fatte di pietra e bronzo; 19 sedie sono più piccole, come i bambini rimasti sotto le macerie.

Alessandro Ursic

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