19/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La polizia rischia di scatenare violenze settarie dove non ve ne sono
Madain è una piccola città, conosciuta anche come Salman Pak, in cui convivono sciiti e sunniti. Si trova a sud di Baghdad, nel cosiddetto triangolo della morte. Domenica 1500 uomini delle forze di polizia irachena, spalleggiati a distanza dalle truppe Usa, hanno assediato il centro abitato spinte da informazioni secondo cui i militanti sunniti avevano rapito oltre 100 residenti sciiti.
  Soldato iracheno arresta 16nne a Madain
Violenze sunnite? Rapporti che indicavano disordini in città circolavano sin da giovedì, quando alcuni leader sciiti avevano accusato i ribelli sunniti di avere danneggiato una moschea con una bomba, e venerdì, quando i ribelli, sempre secondo fonti sciite, avrebbero invaso le strade di Madain catturando sciiti e minacciandoli di morte qualora non avessero lasciato la città. Sabato la notizia era stata ripresa da al Iraqia (il network fondato dalle forze della coalizione, n.d.r.) e nell’arco di poche ore le maggiori agenzie internazionali già parlavano di sciiti in fuga verso sud e di unità di polizia irachena già pronte per l’assedio.
 
Esultanza dei soldati entrati a MadainUn buco nell'acqua. Dopo poche ore dall’inizio dell’operazione però, alle forze di sicurezza è apparso chiaro che qualcosa non quadrava: “L’intera città è sotto controllo –dichiarava il Generale Muhammad Sabri Latif – abbiamo messo in sicurezza le case dove ci erano stati segnlalati ostaggi, ma non ne abbiamo trovato alcuno”. Latif ipotizzava che i miliziani fossero “fuggiti dall’altra parte del fiume portando gli ostaggi con sè”. Le forze irachene si sono schierate per le strade di Madain che erano deserte perché la gente era asserragliata in casa nel timore di un attacco militare. Un residente ha raccontato ad al Jazeera che le truppe irachene, entrate in città verso le 7 di mattina, non hanno incontrato alcuna resistenza. Secondo la sua testimonianza in città non vi erano milizie armate: “la Guardia Nazionale -ha raccontato - ha cercato nelle case senza trovare ostaggi, i soldati si sono limitati a confiscare alcune armi leggere.”
  Donne irachene mostrano le immgini dei propri scomparsi
Sospetti e insinuazioni. Cresce dunque il sospetto che vi siano state quantomeno delle esagerazioni nelle informazioni. Già nella giornata di domenica Abdul Salam al Kubaisi, portavoce del clero sunnita, aveva smentito la notizia dei rapimenti, rivelando che un attacco contro la città era previsto da giorni. “Potremmo definirla un’altra Falluja –ha dichiarato -, Abbiamo chiesto con insistenza che si mantenesse tranquilla la situazione a Madain, ma hanno insistito per attaccare una tranquilla città di sciiti e sunniti. Questa operazione avrà l’effetto di creare un conflitto settario.” Kubaisi ha anche specificato che “Si tratta di un piano statunitense”, e che “Sfortunatamente è stata coinvolta anche la polizia irachena”. Anche Mudhir Mola Abboud, un generale della Guardia Nazionale ha ammesso che ”la questione è stata esagerata per ragioni di convenienza politica, legata alla formazione del nuovo governo”. Su un sito internet islamico è apparsa persino la smentita del gruppo di al Zarqawi, che negava la presenza di ostaggi sciiti a Madain e bollava l’operazione militare in città come una “congiura dei nemici di dio per giustificare un attacco contro i sunniti.”
 

Leggi l'intervista a Dahr Jamail: il giornalista statunitense racconta la situazione e la vita della gente di Falluja

 

Naoki Tomasini

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