21/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La proposta di legge che proibisce l'uso del velo integrale nei luoghi pubblici è stata presentata in Consiglio dei ministri e sarà discusso dall'Assemblea generale nel mese di luglio

Il governo francese ha accolto con favore la proposta di legge dell'Ump, il partito del presidente Nicolas Sarkozy, volto a vietare l'uso del velo integrale nel Paese. Nonostante i pareri contrari della commissione parlamentare e del Consiglio di Stato, il capo dello stato francese va avanti, assicurando che il suo scopo è la difesa dei valori nazionali e la tutela della dignità femminile. Dura la reazione islamica che ha criticato fortemente il provvedimento, definito come “stigmatizzazione” la religione musulmana.

Rispetto alla bozza precedente, il testo, discusso in consiglio dei ministri, ha subito delle modifiche. Le donne che indosseranno il burqa e il niqab non solo saranno multate con un'ammenda di 150 euro, ma potrebbero anche essere costrette a frequentare “un stage de citoyenneté”, uno stage di cittadinanza per migliorare la loro conoscenza della società francese. Il progetto di legge, redatto dal Guardasigilli Michèle Alliot-Marie, si compone di sette articoli, e prevede tra l'altro un anno di detenzione e quindicimila euro di multa ai mariti e agli uomini che obbligheranno le mogli a coprirsi col velo integrale nei luoghi pubblici. “Per spazio pubblico – si legge nel testo – si intendono le strade, i luoghi aperti al pubblico o destinati a un servizio pubblico”. Sono, tuttavia, previste alcune eccezioni al divieto che può essere disatteso quando il volto deve essere coperto per legge, come nel caso del casco per i motociclisti, o per motivi di salute. Anche durante il periodo del carnevale o per garantire la sicurezza di alcune persone sarà possibile nascondere il viso. Pur essendo stato definito "incostituzionale" da parte del Consiglio di Stato, il divieto, che ha un valore puramente simbolico e politico, sarà discusso in parlamento a luglio. Il voto definitivo è atteso a settembre.

Nonostante l'entusiasmo del premier Fillon e del presidente Sarkozy, la proposta di legge continua a essere al centro del dibattito fancese. Gli stessi poliziotti hanno espresso profonde critiche al provvedimento, sottolineando le difficoltà degli agenti e dei gendarmi a obbligare le donne a “svelarsi”, specie nelle vicinanze delle moschee. Altro problema aperto dalla polizia riguarda il comportamento da tenere con le turiste provenienti dai Paesi musulmani, come ad esempio, l'Arabia Saudita. Questioni a cui il Guardasigilli ha risposto in maniera evasiva, chiedendo la collaborazione delle associazioni islamiche presenti in Francia. “Questa legge – spiega il filosofo Jean-Robert Armogathe, docente alla Sorbona di Parigi – ha un significato puramente simbolico e politico. Si parla di identità e di valori nazionali, ma il provvedimento è un escamotage di Sarkozy per dividere ulteriormente l'opposizione. Nel corso dei lavori della commissione parlamentare, la destra e la sinistra avevano trovato un compromesso. Avevano deciso per un parere contrario all'uso del velo integrale, ma che non avesse valore legale. Il presidente ha poi scelto di arrivare alla legge per creare ulteriore scompiglio nel fronte socialista, che è privo di un leader o di una figura carismatica. Nessuno può difendere il burqa e questo il presidente lo sa perfettamente. Il suo obiettivo da qui al 2012, quando ci saranno le elezioni, è quello di spaccare l'opposizione. Sarkozy cola a picco nei sondaggi e non può sperare di guadagnare i voti del Fronte nazionale, che, piuttosto che allearsi con l'Ump, va con la sinistra”. Secondo il professore Armogathe, inoltre, il divieto assoluto del burqa sarebbe espressione del paradosso della libertà nella nostra società. “Il provvedimento contro il velo – spiega il professore – mi fa venire in mente quanto era accaduto qualche tempo fa con le persone affette da nanismo. Si era diffusa la moda, spesso praticata nel corso del tempo, di lanciarli, come fossero una palla. Pur non essendo costretti, molti nani volevano provare questa pratica. Alla fine si era deciso di vietare questi lanci attraverso una legge, perché contrari alla dignità della persona. Esattamente come nel caso del velo integrale, si vota una legge per difendere la persona da se stessa. Questo è paradossale: la giustizia priva l'individuo della propria libertà individuale”.

Benedetta Guerriero

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