21/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il primo ministro dell'Etiopia accusa il Cairo di essere il principale responsabile dello stallo. Nella capitale egiziana attese delegazioni del Kenya e della Repubblica democratica del Congo

Si intensificano le attività dei canali diplomatici per risolvere la crisi scatenata dal Nile River Basin Cooperative, il nuovo accordo che regola la condivisione delle acque del fiume Nilo.

Etiopia, Ruanda, Tanzania, Uganda e Kenya hanno già firmato, mentre l'accordo è stato respinto da Egitto e Sudan. Si attende per domani un'alta delegazione dal Kenya, con a capo il primo ministro Rala Amolo Odinga. La prossima settimana, invece, sarà la volta del presidente della Repubblica democratica del Congo, Joseph  Kabila, che dovrebbe restare in Egitto per 4 giorni, stando a quanto riferito dal quotidiano egiziano al Masry al Youm.
Al centro dei colloqui, ha affermato il sottosegretario egiziano agli Esteri, Mona Omar, ci saranno  gli ultimi eventi africani, la cooperazione bilaterale nel settore del commercio, della produzione elettrica, dell'agricoltura e dell'irrigazione.
Commentando il rifiuto di Sudan ed Egitto di sottoscrivere l'accordo, Etiopia e Kenya hanno duramente criticato i due Paesi. Ieri il primo ministro etiopico, Melis Zenawi, si era detto convinto che fosse soprattutto il Cairo ad essere responsabile dello stallo, affermando: "L'Egitto non riuscirà a fermare 'Etiopia o a impedirle di costruire dighe sul Nilo".
L'intesa raggiunta è frutto di negoziati durati dieci anni e interviene sullo storico trattato del 1929, che dava all'Egitto il diritto di veto sui progetti che potevano a suo giudizio interferire sul corso del fiume. Il Cairo e Khartoum sostengono che l'accordo rifletta la visione di soli sette Paesi  su nove che hanno accesso a questa risorsa idrica. Burundi e Repubblica Democratica del Congo devono ancora procedere alla firma.