18/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Tensioni prima delle elezioni presidenziali del 24 aprile. Il candidato dell'opposizione: "Basta con le dittature"
A meno di due settimane dalle elezioni presidenziali che sanciranno il prossimo successore del defunto Gnassigbe Eyadema, non si placano in Togo le tensioni tra sostenitori dell’attuale governo e i membri dell’opposizione.
Negli ultimi giorni le strade della capitale Lomè sono state teatro di scontri tra forze dell’ordine e manifestanti sostenitori dell’Unione delle Forze per il Cambiamento (Ufc), l’organizzazione che raccoglie tutti i principali gruppi politici dell’opposizione togolese. L’ultimo episodio di violenze nella capitale è stato registrato lo scorso fine settimana, quando una delle manifestazioni, che ormai quotidianamente attraversano le strade della città, si è trasformata in una guerriglia urbana, con almeno 7 morti e alcune decine di feriti (forse più di cento, contando quelle precedenti).
L’opposizione chiede a gran voce il rinvio delle elezioni, la cui data è fissata il 24 aprile prossimo, sostenendo di non aver avuto abbastanza tempo per organizzare una campagna elettorale adeguata.
 
Prove di democrazia. Le prossime elezioni presidenziali rappresentano un importante test per il processo di democratizzazione del Togo. Governato per quasi quattro decenni dal dittatore Gnassigbe Eyadema, ricordato più per quello che fece ai suoi dissidenti e avversari politici che non per il proprio Paese, il Togo si è ritrovato, lo scorso 5 febbraio, orfano del suo padre-padrone, stroncato da un infarto mentre volava a Parigi per alcune cure mediche.
Con la precisione degna dell’ingranaggio di un orologio svizzero, mentre il vecchio presidente esalava l’ultimo respiro, il giovane figlio Faure prendeva possesso della presidenza togolese, violando un emendamento della costituzione che prevedeva la nomina a presidente del capo del parlamento, Natchabe Ouattara. I rappresentanti dell’opposizione hanno subito gridato al ‘colpo di stato’, mentre la diplomazia africana, guidata dal presidente nigeriano e capo dell’Unione Africana, Olosegun Obasanjo e dal capo di stato del Niger e leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, Mahmadou Tandja, (Cedeao/Ecowas) minacciavano sanzioni e interventi militari.
Dopo poco meno di tre settimane, grazie anche alle massicce manifestazioni di piazza a Lomè e in tutto il Togo, Faure è stato costretto alle dimissioni, lasciando ad Abbas Bonfoh una presidenza ad interim che scadrà non appena i togolesi eleggeranno uno fra i candidati.
 
Emmanuel Bob AkitaniAkitani: “Dobbiamo educare i togolesi ai diritti umani”. I due principali avversari che si contenderanno la presidenza del piccolo stato dell’Africa occidentale sono Faure Gnassigbe, candidato di punta dell’attuale governo, ed Emmanuel Bob-Akitani, attuale vice-presidente dell’Ufc. Akitani e i suoi sostenitori hanno avuto parole di fuoco per il governo, colpevole secondo loro di aver falsato le elezioni ancor prima del loro svolgimento, e ora  minacciano il boicottaggio. “Non parteciperemo a elezioni che non saranno libere e democratiche”, aveva dichiarato alcuni giorni fa Jean-Pierre Fabre, portavoce dell’opposizione, riferendosi allo svantaggio che l’Ufc sostiene di avere rispetto a Faure Gnassigbe.
A fargli eco è Akitani, che PeaceReporter ha contattato telefonicamente a Lomé: “Se le elezioni saranno regolari siamo sicuri di vincere”, ha detto il 74enne ex ingegnere e vice-presidente dell’Ufc che nelle elezioni del 2003 aveva ottenuto il 34 per cento dei voti dietro al defunto Eyadema. Il prossimo 24 aprile Akitani sfiderà il figlio in quella che in caso di vittoria potrebbe diventare uno storico cambio di governo dopo quasi quattro decenni di dittatura. Eyadema era salito al potere grazie a un colpo di stato, scalzando e facendo assassinare l’allora primo presidente del Togo indipendente, Sylvanus Olimpio. Suo figlio Gilchrist, capo dell’opposizione togolese in esilio a Parigi, aveva detto a PeaceReporter di volersi candidare per l’Ufc, ma un decreto costituzionale impone ai candidati di aver vissuto per almeno un anno prima dello svolgimento delle elezioni in madrepatria. “Questo paese ha bisogno di un cambiamento, dopo una dittatura così lunga”, continua Akitani. Per questo pretendiamo che ci venga concesso tempo sufficiente per preparare le liste elettorali, cosa che il governo ci ha negato. Questo Paese ha bisogno di un nuovo corso. L’economia è in grave crisi, il livello di povertà della popolazione è allarmante e il Togo deve riconquistare credibilità in ambito internazionale. Quasi due generazioni di togolesi sono nate e cresciute sotto un regime dittatoriale. E’ dunque necessario educare loro e i giovani al rispetto per i diritti umani. Non ci sarà più spazio per una nuova dittatura”.
 

Pablo Trincia

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