19/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani a Londra l'anteprima del suo film in cui si racconta la condizione dei gay nel Paese

Kiana Firouz, 27 anni, rischia di essere condannata a morte se dovesse essere costretta a tornare a Teheran. L'attrice, dichiaratamente omosessuale, ha affidato all'Arcigay International il suo appello per chiedere che la Gran Bretagna le conceda finalmente il diritto di asilo, fino ad ora rifiutatole dal British Home Office. Questo nonostante le sia stato riconosciuto lo status di omosessuale perseguitata. In Iran, l'omosessualità è un reato gravissimo, punibile da 100 frustate fino alla condanna a morte. Domani a Londra sarà presentato, in anteprima, il suo film "Cul de sac", in cui l'attrice racconta la sua storia personale, affrontando il tema dei gay in Iran. Le scene lesbiche esplicite che si trovano nel film in Iran sarebbero utilizzate come prove per condannare l'attrice alla pena di morte: "Il film contiene scene sessuali per le quali sarei soggetta alla pena di morte se tornassi in Iran - scrive Firouz nella sua lettera - ora l'unica speranza che mi resta è il supporto della comunità". L'Arcigay, vista la situazione, ha deciso di unirsi all'appello già lanciato dal gruppo EveryOne e da Amnesty International. Anche su internet è stata diffusa una petizione internazionale che ha già raccolto 21mila firme. Attraverso queste petizioni si spera che il governo britannico e l'Unione Europea garantiscano una adeguata protezione umanitaria e che l'ordine di deportazione venga revocato.

Parole chiave: Iran, omosessualità, Kiana Firouz
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Iran