
Immaginate lo stadio Olimpico gremito da ottantamila persone, trepidanti in attesa
del derby tra Roma e Lazio: la partita dell’anno, quella per mesi oggetto di dibattiti,
urla, insulti e sfottò in tutti i bar, caffè e studi televisivi capitolini.
All’intervallo il punteggio è di 1 a 1. Dagli spogliatoi emergono i giocatori
per il secondo tempo, quello decisivo. I tifosi si infiammano. Riprendono i cori,
gli applausi, i fischi. A un certo punto accade qualcosa di strano. I giocatori
della Roma, invece di sistemarsi sul campo come prevede la tattica, si dispongono
in cerchio al centro del campo. Tutti insieme, come se niente fosse, si calano
i pantaloni e urinano nello stesso punto, tra lo sbigottimento generale, prima
di riprendere - come se nulla fosse - la propria posizione.
Nel frattempo, un paio di giocatori della Lazio spargono una strana polvere sulla
metà campo della Roma, mentre un terzo, cesto alla mano, rompe uova sull’erba
compiendo strani gesti.
Sembra l’ultimo romanzo di Stefano Benni, penserà qualcuno. Invece è successo
e tutt’ora succede in numerosi stadi di tutta l’Africa, dove, oltre ai cronici
problemi dati dalle carenze di strutture e mezzi adeguati, allenatori, arbitri
e presidenti devono fare i conti con un problema invisibile, ma molto più complicato:
le pratiche di stregoneria.
L’ultimo, eclatante caso, si è registrato in Tanzania: questa settimana le due
principali società calcistiche della serie A locale, i "leoni" del
Simba e i "giovani africani" dello
Yanga, sono state multate poiché, durante un incontro, i loro rispettivi giocatori
si sono resi protagonisti di pratiche che con lo sport – almeno per come lo si
intende in Europa – hanno poco a che vedere.
Riti propiziatori dietro alle panchine, urinate di gruppo in campo, gesti comportamenti
strani, o all’apparenza incomprensibili, avevano fatto pensare ai membri della
Fat, la federazione calcistica della Tanzania, che le due società avessero entrambe
fatto ricorso a pratiche di stregoneria per danneggiarsi l’un l’altra. Il risultato
è stata un’ammenda di ben 500 dollari a testa. Che da quelle parti non sono noccioline.

“Siamo stati costretti ad intervenire”, dice sconfortato Michael Wambura, segretario
generale della
Fat, dal suo ufficio a Dar es Salaam. “E’ un problema che affligge il nostro calcio,
non ci possiamo fare davvero nulla. Fa parte del nostro background culturale e
c’è chi ci crede ancora. Tanto da pensare che un vecchio stregone possa lanciare
un malocchio per far sbagliare i giocatori di una squadra e per favorire gli altri”.
La persistenza di casi simili in Tanzania hanno indotto la
Caf, l’organo che rappresenta Confederazione calcistica africana, membro della
Fifa, a inviare una lettera di avvertimento a Wambura e soci, intimando loro di usare
mano dura contro pratiche magiche nel calcio tanzaniano.
“Abbiamo tentato in tutti i modi di scongiurare simili pratiche – scrolla le
spalle Wambura – multe alle società, sospensioni di giocatori, sconfitte a tavolino.
Non c’è verso. La federazione non sa più che fare”.
E se fosse anch’essa vittima di qualche incantesimo?
Il calcio a Dar es Salaam e dintorni sembra talmente impregnato di attività magiche,
che qualche strega è riuscita addirittura a infilarsi in una partita di qualificazione
per i mondiali di Germania del 2006.
In una gara disputatasi lo scorso anno tra Kenya e Tanzania, a Nairobi, i giocatori
tanzaniani sono stati informati, poco prima dell’incontro, che non avrebbero ricevuto
la paga pattuita. Il motivo? I soldi erano destinati a uno stregone, che li avrebbe
aiutati a vincere. La partita è finita 3 a 0 per il Kenya.
Episodi come questo sono comuni in tutto il continente nero.
Forse alcuni ricorderanno quanto avvenne durante la gara d’apertura degli scorsi
mondiali del 2002 in Corea e Giappone. In campo c’erano Francia e Senegal, gli
africani inflissero una sconfitta storica ai campioni del mondo in carica, che
poi uscirono miseramente dalla competizione a causa della prova opaca delle proprie
stelle.
Dopo la partita, per le strade della capitale senegalese Dakar, centinaia di
presunti stregoni furono visti auto-attribuirsi il merito del successo dei propri
beniamini, asserendo di aver lanciato un incantesimo che aveva indebolito le gambe
del campione francese, Zinedine Zidane.
Poco lontano, in Mali, nello stesso anno, lo storico portiere della nazionale
del Camerun, Thomas N’Kono, era stato il quasi involontario protagonista di alcuni
attimi di panico avvenuti durante una partita di coppa d’Africa nello Stadio della
capitale, Bamako. Colto sul fatto mentre sistemava con aria sospetta alcuni gris-gris
(amuleti) nei pressi della porta poco prima dell’inizio della gara, era stato
immediatamente accerchiato, atterrato e ammanettato da una decina di poliziotti
maliani.
La Caf è stata inamovibile e lo ha sospeso per un anno da qualsiasi attività
calcistica.
“Stregoneria e magia sono parte integrante del calcio africano”, spiega dalla
capitale ugandese Kampala, Frederick Musisi. Ex stella del calcio ugandese negli
anni ’70, Musisi è passato da giocatore a giornalista di punta per il quotidiano
nazionale,
The Monitor. “In più di venti anni di sport giocato e raccontato – continua – ne ho viste
davvero di tutti i colori, anche nelle finali continentali. E' accaduto nel 1978,
ad Accra, in Ghana. I nostri ragazzi si giocavano la finale di coppa d'Africa
contro i padroni di casa. Prima della gara, uscirono dallo spogliatoio semi-intossicati
da un incenso molto forte che qualcuno aveva acceso fuori dal loro spogliatoio.
Persero 2 a 0. Ma fenomeni bizzarri - continua - si vedono ovunque. Spesso, quando
una palla prende il palo o la traversa, alcuni giocatori della squadra che ha
sbagliato il tiro vanno a toccare il punto esatto colpito dal pallone. Pensano
che, così facendo, rimuoveranno la fattura che qualcuno ha effettuato. Urinare
sul terreno non è poi così inconsueto. Chi lo fa crede che sia un modo di lavare
via la maledizione”.
Il giornalista ugandese cita un episodio avvenuto dodici anni fa nella città
di
Jinja, sul lago Vittoria. “Era arrivata una squadra nigeriana a giocare una partita
di coppa d’Africa. Improvvisamente, appena prima dell’inizio della gara, tutti
i giocatori nigeriani si sono disposti sulla linea della porta difesa dal portiere
della squadra ugandese. Si sono calati i pantaloncini e hanno fatto pipì dentro
la rete”.
Per la cronaca, la partita disputata tra le due squadre tanzaniane,
Simba e
Yanga, è terminata 2 a 2.
Pablo Trincia