20/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, presidente della Conferenza episcopale honduregna e della Caritas internazionale da sempre sostiene il golpe. Eppure, sarà oggi a Roma per un incontro pubblico. Una petizione ne chiede la cancellazione

Il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, presidente della Conferenza episcopale honduregna e presidente della Caritas internazionale, sarà oggi, giovedì 20 maggio, a Roma per partecipare a un incontro pubblico organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dall'Istituto italo-latinoamericano, che si terrà alle 18 nella sede dell'Iila in Piazza Benedetto Cairoli 3. Ma una parte dell'opinione pubblica italiana, quella più attenta e informata sui temi latinoamericani è in rivolta e, dopo aver inaugurato una raccolta firme per convincere la Comunità di Sant'Egidio ad annullare l'appuntamento, ha dichiarato il cardinale "persona non grata". Ma chi è Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga? Un filo-golpista della prima ora, soprannominato dagli attivisti del Fronte nazionale contro il colpo di stato "CardiMale", e già stato contestato anche all'estero. Nel novembre scorso, invitato a Parigi dall'Istituto Cattolico per ricevere una Laurea Honoris Causa insieme all'ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, Michel Camdessus, si vide annullare la cerimonia di consegna per le forti proteste di vasti settori dell'opinione pubblica francese e internazionale.

La storia di Maradiaga parla chiaro. Sin da subito, mentre il presidente legittimo Manuel Zelaya veniva deposto, sequestrato ed esiliato, si è schierato a sostegno dei golpisti, a fianco di Roberto Micheletti. A niente sono valse le immediate condanne del colpo di stato di Onu, Osa (Organizzazione degli Stati Americani), Unasur (Unione delle Nazioni Sudamericane), e di numerosi organismi di difesa dei Diritti Umani, oltre che della stessa Unione Europea. E tanto meno lo hanno convinto a rivedere la propria posizione le sanzioni emesse da Alba (Alleanza Bolivariana delle Americhe), Sica (Sistema d'Integrazione Centroamericana), e Gruppo di Rio.

Pochi giorni dopo quel 28 giugno 2009, quale portavoce della Conferenza Episcopale Honduregna, Maradiaga appare in televisione, a reti unificate, per leggere un comunicato in cui invitava Zelaya a non intraprendere "azioni precipitose come un ritorno in patria" per evitare di "scatenare un bagno di sangue". Un comunicato in cui non spende una sola parola di condanna della repressione che da sempre va a braccetto con il golpe e il post-golpe, nonostante le cifre delle violenze facciano paura. Secondo il Cofadeh (Comitato dei familiari dei detenuti e degli scomparsi in Honduras) durante il colpo di stato ci sono stati 16 esecuzioni, più di 500 feriti, 1046 arresti. Nel periodo da giugno 2009 ad aprile 2010 risultano 47 persone assassinate per militanza politica e 9 per conflitti legati alla terra. Di notte vige tutt'ora un coprifuoco non dichiarato e chi lo viola si espone al rischio serio di aggressioni, rapimenti, stupri. Ma per il cardinale tutto va bene, niente è da denunciare, la situazione è pacificata e la democrazia trionfa.

Mai una parola sulla soppressione dei diritti civili e sulla chiusura dei media anti-golpe, come ad esempio Radio Progresso che pure è animata da gesuiti. Niente sulle minacce di morte ai giornalisti, le intercettazioni telefoniche e il blocco degli accessi a Internet. Nonostante gli anni che ci separano dal Cile di Pinochet, dall'Argentina di Videla, dal Perù di Fujimori, l'atteggiamento della Chiesa ufficiale non cambia, benché esistano numerose voci anche al suo interno che si levano contro il golpe e la repressione in Honduras.

Perché? Forse per il timore che colui che è considerato il male, il diavolo in persona, Hugo Chavez si avvicini troppo al paese centroamericano. In fin dei conti, quando è stato spodestato dai militari, Zelaya stava timidamente guardando all'Alba e al Venezuela. Per Maradiaga, infatti, l'Honduras era un banco di prova per il tipo di politica che ha permesso a Chavez di vincere le elezioni in Venezuela e forse la destituzione violenta di Zelaya, per il cardinale, è stato il male minore. Di certo, nella vicenda permangono parecchi punti oscuri e il copione si ripete: già negli anni ‘80, il cardinale si distinse per aver denunciato i sacerdoti che simpatizzavano con le lotte dei popoli salvadoregno e nicaraguense, denunce che hanno comportato torture, morti ed espulsioni.

In Honduras, il 29 novembre 2009 si sono tenute elezioni "riparatrici" sotto ferreo controllo militare e orchestrate dai golpisti. Nonostante l'astensione record del 70 percento e la defezione dei partiti politici d'opposizione, il voto è stato dichiarato legittimo, come il presidente decretato Porfirio Lobo, che ha preso le redini nel gennaio 2010. A nulla sono valse le reazioni di ripudio della maggioranza degli stati latinoamericani, che non hanno ancora riconosciuto il governo Lobo. La cricca ha continuato imperterrita, premiando e promuovendo alle più alte cariche i principali autori materiali e intellettuali del golpe, alcuni dei quali siedono ora alle Nazioni Unite, Non si salva neppure la Corte Suprema di Giustizia, che senza alcun processo né revisione da parte del nuovo parlamento, resta composta dai fautori del golpe manu militari. E che dire della Commissione della Verità istituita da Lobo nel tentativo di rompere l'isolamento internazionale? Niente altro se non che è composta da personaggi vicini all'elite al potere e dunque ogni conclusione a cui arriverà non sarà attendibile.

Queste sono solo alcune delle ragioni che hanno spinto parte della società italiana a chiedersi cosa abbia ispirato non solo l'Iila, ma soprattutto la Comunità di Sant'Egidio a invitare in Italia un simile controverso personaggio. Questo il perché si esige la cancellazione di questa iniziativa.
"Da parte nostra - dichiarano i numerosi firmatari - dichiariamo Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga persona non gradita".

 

Stella Spinelli

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