25/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



A guidare la politica colombiana è soltanto il "ciò che non vogliamo". Il popolo qui ha la memoria corta: il principale problema è la crisi generalizzata delle istituzioni, che si riflette chiaramente nei partiti politici

 

Scritto per noi da
Alessandro Ingaria
Sandro Bozzolo

Jair Vega è un sopravvissuto. Per molto tempo aveva temuto che i paramilitari andassero a bussare alla sua porta.

Era infatti collega, amico e soprattutto confidente di Alfredo Correa de Andreis, rispettato professore universitario e autore di lavori di ricerca in tutto il Paese. Quando, nel giugno 2004, Correa de Andreis fu prelevato dagli agenti del Das e incarcerato sulla base di una presunta testimonianza di un ex guerrigliero, stava lavorando a un'inchiesta sui diritti umani nelle zone marginali e in particolare sui desplazados, profughi interni della guerra sporca colombiana. Dopo tredici giorni, Correa de Andreis fu liberato, ma ormai i paramilitari, appendice illegale dello Stato, avevano emesso la sua condanna a morte. Nel settembre 2004 fu crivellato di colpi nel quartiere dove abitava.

Nei mesi successivi all'omicidio, Vega pensò seriamente di abbandonare la Colombia. Oggi, a due settimane dalle elezioni, Peacereporter lo ha incontrato a Barranquilla, dove, dal mondo accademico, continua a lavorare in prima linea per il processo democratico del Paese.

Come è cambiata la Colombia che si avvicina alle elezioni del 2010?
Credo che il principale problema sia la crisi generalizzata delle istituzioni, che si riflette chiaramente nei partiti politici. Non può esistere, pertanto, una tradizione di partecipazione elettorale ideologica e sistematica. Per esserci un voto ideologico di fondo, ci sarebbe bisogno di partiti politici affermati capaci di rappresentare una tradizione. Quando nel 2002 ha eletto Uribe, la società colombiana ha espresso prima di tutto un netto rifiuto, una condanna alle Farc e alla loro decennale presenza nel contesto nazionale. Oggi, come allora, ci troviamo di fronte a una società impulsiva e poco adulta, che riconosce in Mockus il rifiuto alla corruzione, agli scandali, alla narco-para-politica e a tutto ciò che il governo Uribe non ha saputo risolvere, ma ha anzi amplificato.

Quindi Mockus rappresenta una novità o la continuità?
Quello che appare, forse per la prima volta, è un profondo rispetto verso valori che, dopotutto, dovrebbero essere normali e ormai metabolizzati in qualsiasi società che si definisce democratica. Onestà, trasparenza, dialogo civile dovrebbero essere i cardini di un discorso politico, e ci ritroviamo, invece, a farne bandiera. In questo senso, la società colombiana è ancora lontana dalla sua età adulta, matura. Il dibattito ideologico è il grande assente. Non si sta discutendo di inclusione e differenza, di equità, del tipo di famiglia e di società che vogliamo costruire. I grandi temi fondamentali di ogni discorso politico non trovano spazio sulla scena e questa pericolosa euforia potrebbe presto trasformarsi in una grande delusione.

Cosa pensa della "onda verde" che sta trascinando in massa, tramite internet, i giovani nella politica?
Il Partito della U di Uribe e Santos non è mai stato un partito politico, così come non lo è quello Verde. Si parla di una grande partecipazione democratica, di milioni di giovani per la prima volta protagonisti nel dibattito politico. In realtà "l'onda verde" è efficace e innovativa, nei canoni del proselitismo politico, per la sua capacità di generare quell'appoggio e quella fiducia dal basso, fondamentale per ogni leader. In questo senso un personaggio come Mockus non avrebbe potuto trovare spazio nella Colombia strumentalizzata dai tradizionali mezzi di comunicazione. La partecipazione cittadina, quando si tratta di definire le linee del programma di governo, è ancora piuttosto limitata.

Un' eventuale vittoria di Mockus cosa ispirerebbe?
Fiducia. La gente avrebbe la sensazione che il proprio leader stia tentando di risolvere effettivamente gli immensi problemi che devastano la Colombia odierna. Fiducia, ma limitata allo spettro delle possiblità reali: non credo che Mockus possa fermare questa guerra decennale che tiene in scacco l'intero Paese. Il problema della guerriglia probabilmente continuerà a esistere, nonostante l'ammirevole tentativo di risolverlo attraverso la pedagogia e gli approcci alternativi.

Come commenta la caduta di popolarità di Uribe, che in due mesi è passato da un consenso plebiscitario alla "solitudine del Colonnello" descritta da Garcia Marquez, ritrovandosi solo di fronte ad auditorium semivuoti?
Lo spiega perfettamente Elisabeth Noelle-Neumann con la sua teoria della spirale del silenzio: è sempre più facile stare dalla parte della posizione dominante. Si ritorna al problema dell'assenza di proposte ideologiche, di una politica colombiana orientata da "quello che non vogliamo". Il popolo colombiano ha la memoria corta.

 

I sondaggi continuano a registrare una sostanziale parità tra Mockus e Santos. Uribe, intervenuto in una conferenza di carattere economico a Barranquilla, pare invece dimenticato dall'elettorato colombiano, come testimonia la foto in basso raccolta da Hernan Sierra durante l'incontro.

 

Parole chiave: Colombia, elezioni, uribe
Categoria: Politica
Luogo: Colombia