13/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una donna statunitense fa 12.000 chilometri per trovare il figlio soldato in Iraq
Susan Galleymore con il figlioSe c’è un posto dove uno pensa che mai potrebbe incontrare sua madre, questa è una base militare. Ancora di più se in Iraq, nel pieno di una guerra infinita. Figurarsi allora la sorpresa di un ranger Usa di 26 anni di stanza in una cittadina vicino a Falluja, quando l’operatore radio della base lo ha chiamato dicendogli: “Ehi, Nick, tua mamma è qui”. Sorpresa ancora più grande perché, in questo caso, sulla guerra madre e figlio hanno idee opposte: lui si è arruolato come volontario, lei è una convinta pacifista.

Susan Galleymore, una 48enne statunitense di origine sudafricana, ha fatto quello che molte madri sognano quando pensano al figlio impegnato in una guerra lontana: andare a trovarlo. Ha viaggiato per 12.000 chilometri – due aerei fino ad Amman e poi la traversata dell’Iraq in macchina – ma alla fine è riuscita a passare un paio d’ore con il suo Nick. E gli ha pure portato dei dolcettini.

Il viaggio di Susan – che ha passato dieci giorni in Iraq tra gennaio e febbraio – faceva parte di un giro organizzato dall’associazione Code Pink, il cui scopo dichiarato è di cacciare George W. Bush dalla Casa Bianca. La donna è una scrittrice, e in questo momento è impegnata nel progetto di un libro sull’influenza che la guerra ha avuto e sta avendo sulle madri irachene.

L’idea di visitare il figlio le era venuta lo scorso dicembre, appena Nick era stato trasferito dall’Afghanistan all’Iraq. In quel momento ha cominciato a preoccuparsi seriamente per lui, dato che praticamente non passa giorno senza che qualche soldato Usa non venga ucciso nel Paese mediorientale. In un’e-mail aveva accennato al figlio della sua intenzione di andare a trovarlo. Ma lui aveva subito cercato di dissuaderla: qui è troppo pericoloso, dovresti portarti dietro un’arma, le diceva. Per questo non le aveva neanche detto il nome della base.

Susan Galleymore non ha desistito. Senza dire niente a Nick, è arrivata in Iraq con quelli di Code Pink, e con la speranza di riuscire in qualche maniera a incontrare il figlio. E’ stata fortunata: un giorno un giornalista le ha parlato di una città irachena circondata dal filo spinato vicino a Falluja. Poche ore dopo ha ricevuto un’e-mail di Nick, che le spiegava come la base che ospita il suo contingente si trovi proprio vicino a una città isolata dal filo spinato.

Così, una volta trovati un autista e un interprete disposti ad accompagnare una donna statunitense in pieno triangolo sunnita – un rischio che non tutti vogliono correre –, Susan è partita alla ricerca del figlio. Si è presentata al check-point vicino alla base con il volto coperto dall’hijab, e ai militari che ispezionavano la macchina ha detto chi era e per cosa era venuta fin lì. Richiesta accordata: e pochi minuti dopo la donna ha potuto abbracciare il figlio.

“Era come se lui avesse addosso un dispositivo che mi permetteva di individuare il suo segnale, dovevo trovarlo”, ha detto la Galleymore. L’esercito statunitense, preoccupato che il suo esempio possa in futuro essere seguito da altre madri in trepidazione, ha però condannato la sua iniziativa. Nella situazione di instabilità in cui versa al momento l’Iraq, i genitori dei soldati sono visti solo come un ostacolo in più.

La scrittrice è contenta dell’esperienza: “Non cambierei una virgola del mio viaggio. Ma mi sono sentita triste quando sono ripartita. Io tornavo nella mia bella casetta, mentre laggiù venivano distrutte tante di quelle vite”. I dieci giorni trascorsi in Iraq le hanno cambiato la vita. Ha conosciuto nuovi amici e ne ha persi di vecchi, quelli che non hanno preso bene i suoi commenti sull’attuale situazione in Iraq pubblicati su alcuni blog.

La Galleymore ha denunciato le pessime condizioni di vita di molti iracheni, il nervosismo dei soldati “che sparano ai civili nelle strade”, la mancanza di sicurezza. E ha criticato l’atteggiamento dei comandi statunitensi: “I militari – ha scritto – sono preda di una cultura che annebbia tutti i sentimenti, tranne la rabbia. Provocate abbastanza rabbia in ragazzi sentimentalmente isolati, negate loro gli amici, la famiglia, le fidanzate e persino i vestiti da civili, spossateli fisicamente, nutriteli in modo non adeguato, esponeteli a temperature estreme e a comportamenti violenti, confinateli in una base e descrivete chiunque altro come un assassino, e creerete uno stress incredibile”.

Nick le ha fatto sapere che le cose non stanno così, almeno non per lui. E le ultime e-mail di Susan al figlio sono ancora senza risposta. “Non so se non mi scrive perché non può, o per un altro motivo”, dice la donna. Ma in qualche modo sa che, anche se le sue idee sono diverse da quelle di Nick, alla fine tra loro due regnerà di nuovo la pace. Come spera succeda anche in Iraq.

Alessandro Ursic 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Iraq