17/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La Giunta regionale pugliese approva il disegno di legge sulle acque pubbliche che, di fatto, rappresenta la prima opposizione al decreto Ronchi.

"L'acqua è un bene comune, di proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita". Con una solennità degna di una dichiarazione universale dei diritti dell'uomo la Giunta regionale pugliese ha approvato il disegno di legge sulla costituzione dell'azienda pubblica locale che gestirà le risorse idriche. Un provvedimento snello, 14 articoli, ma al contempo completo, volto a ribadire il concetto che "la disponibilità e l'accesso all'acqua [...] costituiscono diritti inviolabili e inalienabili della persona umana". E il tutto solo nei primi due commi dell'articolo 1.

Diritto di tutti. Gli altri 14 articoli delineano quello che, se votato dal Consiglio, passerà alla storia come la prima presa di posizione contro il decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi di distribuzione idrica. In realtà il disegno presentato dall'assessore alle Opere Pubbliche Fabiano Amati oltre ad essere un ottimo esercizio di tecnica legislativa riesce anche a non tradire il principio di conformità alla legge 135/2009. Appellandosi alla normativa regionale precedente - l.28/99 - secondo cui il servizio idrico integrato pugliese "è da considerarsi servizio pubblico locale d'interesse generale [...] perciò privo di rilevanza economica e sottratto alla regola della concorrenza", il nuovo disegno bypassa di fatto quella che è la pietra d'angolo del decreto Ronchi: la legge di concorrenza di mercato. Superando le logiche liberiste e ricordando che l'acqua rientra - art. 117 cost. - fra le competenze esclusive della regione, l'esecutivo guidato da Nichi Vendola ha evitato a 4 milioni di pugliesi di dover pagare per avere accesso all'oro blu. Il che rappresenta anche un grosso aiuto per l'economia locale tanto per quanto concerne l'uso domestico quanto per ciò che attiene a quello commerciale. In questo senso la Regione Puglia avrebbe dalla sua anche l'appoggio incondizionato dell'Unione Europea che in tempi non sospetti aveva chiaramente stabilito - direttiva 2000/60/CE - che "l'acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale".

Il nuovo soggetto. Si chiamerà "Acquedotto pugliese - AQP" e, almeno in teoria, costituisce uno dei migliori esempi di democrazia partecipata introdotti negli ultimi anni in Italia. L'amministrazione dell'ente sarà affidata ad un consiglio di amministrazione composto da un presidente e da un vicepresidente nominati dal governatore della regione su parere della Giunta e tre membri "indicati dall'assemblea dei sindaci". Tutti i membri del Cda dovranno essere scelti "fra persone che possiedono adeguate e comprovate competenze ed esperienze, professionali tecniche, amministrative, giuridiche, contabili o aziendali nel settore dell'organizzazione e gestione delle risorse idriche". Questi canoni di eccellenza saranno affiancati da quelli di trasparenza gestionale previsti negli articoli 5 e 6 del ddl Amati. L'AQP "amministrata in forma di azienda pubblica regionale - comma 2 art. 5 -" e che "non ha finalità di lucro e persegue il pareggio di bilancio - comma 3 -" sostituirà l'Acquedotto Pugliese. Tutti i cittadini pugliesi, singolarmente o in gruppo, potranno, fra l'altro, avere accesso alle informazioni aziendali ed essere coinvolti in forme di consultazione popolare da parte dell'azienda.

Salva posti. Buone notizie anche per il personale di servizio che, dopo la costituzione dell'azienda pubblica regionale, transiterà "nell'organico della medesima, conservando tutti i diritti giuridici ed economici acquisiti" espletando "le medesime funzioni precedenti senza soluzioni di continuità". La maggiore novità, tuttavia, è rappresentata dalla istituzione di un fondo regionale di solidarietà internazionale che avrà il compito di "rimuovere - riporta il ddl - gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti fondamentali della persona [...] e al fine di contribuire a garantire il diritto all'acqua potabile per le persone e lepopolazioni che non hanno accesso ai servizi idrici". Il fondo è destinato, prosegue la bozza, "a progetti di cooperazione decentrata e partecipata delle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, senza alcuna finalità lucrativa o interesse privatistico, anche attraverso la collaborazione delle organizzazioni non governative".

Se la teoria si farà pratica, e se la pratica rispetterà le buone intenzioni del disegno di legge, la Puglia darà, dunque, un doppio esempio al governo di Roma. Da una parte sarà un esempio di democrazia in virtù del quale il popolo tornerà a gestire il proprio territorio e le proprie risorse. Dall'altra sarà un esempio di cooperazione internazionale allo sviluppo con l'aggiunta che ad aiutare i piccoli, questa volta, non ci saranno le ricche casse di uno Stato nazionale ma i piccoli risparmi di un ente locale.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Italia
Categoria: Diritti, Risorse, Politica, Ambiente, Economia
Luogo: Italia