14/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La Fiscalía General de la Nación ha rinviato a giudizio l'ex ministro dell'Interno e della Giustizia (2002-2006) e attuale ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de la Vega. L'accusa: corruzione

La Fiscalía General de la Nación ha rinviato a giudizio l'ex ministro dell'Interno e della Giustizia (2002-2006) e attuale ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de la Vega. L'accusa: corruzione. Sarebbe implicato nel famigerato caso conosciuto con il nome di ‘Yidispolítica', ossia il giro di mazzette intascato da parlamentari di vari schieramenti in cambio del voto mirante a riformare la costituzione e permettere la seconda elezione consecutiva del presidente Alvaro Uribe. Era il 2006.

La decisione è stata presa del vicefiscal Fernando Pareja che vede Pretelt come colui che ha orchestrato i giochi. Da qui la reazione obbligata delle dimissioni da ambasciatore colombiano in Italia, ruolo che gli fu affidato proprio nel momento n cui si iniziava a ventilare un suo coinvolgimento nella vicenda. Una mansione di prestigio, lontano da Bogotà, quasi ad attendere che le acque si placassero. Ma anche un compito delicato questo in Italia, un paese nel quale i rapporti con il paese sudamericano viaggiano per lo più sui binari dell'illegalità. È noto il gemellaggio criminale fra le cosche mafiose e i paramilitari colombiani, basato sul miliardario traffico di cocaina. Ed è altrettanto noto che Uribe abbia sempre scelto uomini di fiducia, poi risultati non proprio irreprensibili, per ricoprire i posti chiave della diplomazia italiana. Viene in mente il caso dell'ex direttore del famigerato Das, Jorge Noguera, promosso a console di Milano e poi rientrato in tutta fretta in Colombia per i suoi guai giudiziari. L'accusa: collusione con i paracos. Perché non dimentichiamoci che Uribe e molti dei suoi più cari collaboratori sono implicati fino al collo nella cosiddetta para-politica, che rende il quadro ancora più fosco. 

"Con dolore apprendo che la Fiscalía General de la Nación ha deciso di rinviarmi a giudizio. Con il mio avvocato abbiamo presentato innumerevoli prove", ha spiegato in un comunicato l'ex ambasciatore. "Numerosi testimoni hanno dichiarato che io non offrii loro nessuna carica, ne durante, ne dopo la votazione al Congresso", in cambio del voto a favore della rielezione. "Durante molti anni ho servito con amore e dedizione il mio paese aiutando a risolvere parte dei suoi innumerevoli problemi. Oggi rappresento il governo colombiano in Italia e di fronte agli Organismi internazionali con sede a Roma. E proprio perché ho così alte responsabilità, ho informato il signor Presidente della mia decisione di rinunciare all'incarico di ambasciatore e ringrazio Dio dell'opportunità che mi ha dato di servire i miei compatrioti, sotto la guida di questo governante senza pecche che è Álvaro Uribe Vélez".

Un passo ulteriore, dunque, nel chiarire il puzzle giudiziario della Yidispolítica, uno degli scandali che dall'aprile 2008 scuote alla radice l'uribismo. Yidis Medina era la presidente del Parlamento colombiano ed è stata colei che per prima ha ammesso di aver accettato le mazzette offerte da funzionari del governo Uribe in cambio del suo voto a favore, appunto, di una riforma costituzionale che avrebbe permesso un nuovo mandato presidenziale. Stessa manovra tentata inutilmente quest'anno dai fedelissimi del presidente, che ha sperato almeno per un po' di poter tentare di restare a Palazzo Narino per la terza volta.

A Medina, il Tribunale Supremo ha già sentenziato una pena di 47 mesi di arresti domiciliari, ma gli occhi della giustizia si sono concentrati anche su Diego Palacio Betancourt, attuale ministro della Protezione sociale che continua a essere al centro delle indagini, e sugli ex parlamentari Teodolindo Avendaño e Iván Díaz Mateus che già sono stati condannati. 
Dal canto suo, Uribe, tirato in ballo ma solo indirettamente in questa losca storia, ha sempre negato che suoi funzionari avessero cercato di corrompere dei deputati per favorire una sua rielezione e non ha mai smesso di puntare il dito contro la magistratura dell'Alta Corte accusandola di complotto a suo carico e di collusione con la guerriglia di estrema sinistra.

 

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità