14/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



19 pagine dedicate alla cultura omosessuale magrebina, in un Paese dove essere gay è ancora un reato

Il primo mensile arabo dedicato all'omosessualità approda on-line. Mithly.net è il nuovo sito internet dedicato alla comunità gay, lesbica, bisessuale e transgender in Marocco e nel mondo arabo. Il sito, per ora solo in arabo, ha pubblicato il primo numero dell'omonima rivista marocchina Mithly, uscito all'inizio di aprile.

Gli ostacoli sociali e religiosi nei confronti degli omosessuali in Marocco hanno permesso la stampa di un esiguo numero di copie, 200, diffuse clandestinamente nella sola città di Rabat. Attraverso il nuovo sito internet, i promotori dell'iniziativa sperano di allargare il numero dei propri lettori in tutto il mondo arabo: "La paura deriva dall'ignoranza e della mancanza di conoscenza - si legge all'interno del sito internet - con queste pagine vogliamo dare uno sguardo alla vita e alle idee dei membri della comunità omosessuale". Mithly diventa quindi uno strumento per contribuire alla crescita sociale, superando i pregiudizi.

Essere omosessuali in Marocco.
Il termine "mithly", che da il nome sia al mensile cartaceo che al sito internet, è un gioco di parole: in arabo la parola significa allo stesso tempo "gay" e "come me". L'idea di dare vita ad un rivista in lingua araba che affronti la realtà culturale degli omosessuali in Marocco è di Samir Barkashi, 23 anni, coordinatore di Kif Kif, la prima associazione del Paese nata in difesa dei diritti dei gay. Il movimento ha preso vita in seguito ad un episodio avvenuto a Titouane, nel 2004, durante il quale 42 omosessuali furono arrestanti ad una festa di compleanno. In questa occasione la comunità omosessuale magrebina si sentì abbandonata dalle organizzazioni per i diritti umani. Di fronte a studenti universitari espulsi e a giovani cacciati dalle loro case, due mesi dopo l'incidente nacque nella città di Tangeri Kif Kif, per divulgare "la cultura gay in tutto il Grande Magreb".
Nonostante il Regno marocchino sia conosciuto per il suo laicismo (se paragonato ad altri paesi arabo-musulamni) e nonostante sia una nota meta per il turismo gay europeo, l'omosessualità è ancora oggi considerata un crimine, che comporta pene da sei mesi a tre anni di carcere. In questo clima sociale e culturale, la pubblicazione di Mithly non poteva certo passare inosservata: una tappa storica per chi combatte per la difesa dei diritti dei gay, un'eresia per i religiosi. Il giornale Attajdid, vicino al partito integralista islamico Giustizia e Sviluppo, si è pesantemente scagliato contro la rivista Mithly, accusandola di violare i valori islamici della società marocchina. Mourad, uno dei redattori, durante un'intervista rilasciata a Scirocco - voci dal Mediterraneo, ha ammesso: "Non si tratta di una cosa facile: dobbiamo lavorare con molta accortezza, e anche con molta paura, dal momento che l'omosessualità è criminalizzata dalla legge marocchina, così come le pubblicazioni cartacee che se ne occupano".

Il primo numero. Le 19 pagine del primo numero di Mithly hanno dedicato ampio spazio, anche attraverso un editoriale di Samir Barkashi, alla campagna mediatica mossa dai partiti e dalla stampa di area islamica contro il festival Muwazin che si terrà a Rabat dal 21 al 29 maggio e a cui dovrebbe partecipare, fra gli altri, Elton John. L'associazione gay Kif Kif era stata coinvolta durate le polemiche scatenatesi contro gli organizzatori del festival. Nel suo editoriale, Barkashi ha voluto affermare l'estraneità del movimento rispetto all'organizzazione del festival e alla scelta degli artisti invitati. I movimenti islamici in Marocco avevano chiesto che il concerto del cantante britannico fosse cancellato per via della sua dichiarata omosessualità. Durante un'intervista rilasciata al San Diego Gay&Lesbian News, Barkashi ha voluto precisare che "non è possibile cancellare un evento musicale per l'omosessualità di un cantante, questo andrebbe contro la libertà individuale delle persone e metterebbe in cattiva luce il nostro che è un festival internazionale".
Oltre a trattare questo tema di attualità, il primo numero di Mithly si propone di fare informazione, in particolare sul sesso sicuro per la prevenzione delle malattie venere; si parla inoltre di un ragazzo che ha fatto "coming out", ma anche riflessioni e spunti per parlare di uguaglianza di genere e di libertà in senso generale. I redattori ci tengono a precisare che si tratta di una pubblicazione soprattutto culturale, in cui si vuole dare spazio agli intellettuali omosessuali perché possano esprimere il loro pensiero.

Laura Aletti