12/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ultimo libro di Gabriele Del Grande, tra migrazioni e violazioni

Un padre che non si rassegna ad Annabah, in Algeria. Minatori in rivolta a Redeyef, in Tunisia. Un ragazzo somalo che manda sms da un carcere libico. Pescatori che si girano dall'altra parte e capitani coraggiosi. Un ragazzo, detenuto senza colpa, che ingoia bulloni. Un ragazzo marocchino che, dopo tredici anni, si scopre clandestino.

Storie diverse, raccontante e intrecciate da Gabriele Del Grande, che secondo i parametri italiani è un 'giovane giornalista'. Curatore del blog Fortresse Europe e autore del libro Mamadou va a morire - la strage dei clandestini nel Mediterraneo, Del Grande è uno dei giornalisti che più e meglio si è occupato in questi anni di migrazioni. Il suo ultimo libro, Il Mare di Mezzo, pubblicato come il precedente da Infinito Edizioni, è il racconto dei reportage svolti in questi anni, dall'Algeria all'Egitto, dalla Libia alla Tunisia. Storie elaborate in un intreccio che, a volte anche troppo, diventa occasione non solo per raccontare ma anche per raccontarsi. Il giornalista che, in alcuni casi, si pone delle domande, in senso inverso a un approccio classico. Perché le storie che uno incontra, a volte, restano addosso. La forza di questo libro è proprio quella di legare tra loro voci e vissuti che sembrano diversi, ma che si equilibrano prima su un piano narrativo e poi su un piano umano.

Perché per tanti ragazzi che arrivano in Italia, ce ne sono migliaia che sono scomparsi. In fondo al Mediterraneo o in una galera tunisina o libica. E coloro che respingono sono complici, dell'uno e dell'altro finale. Come sono complici i marinai che, dopo secoli, hanno dimenticato le regole del mare. Altri, per fortuna, no. Il libro di Del Grande sembra muoversi su questi due livelli, cercando le storie ma anche risposte. All'aspetto narrativo, a tratti letterario, Il Mare di Mezzo aggiunge anche l'inchiesta. Come quella sul business dei centri di detenzione dei migranti in Italia. Ecco che il libro di Del Grande rende un affresco circolare: dal migrante e dalle motivazioni che spingono una persona, pur conscia dei pericoli, a partire a tutto quello che si muove attorno. Come un giro attorno al Mediterraneo, lungo le sponde del mare di mezzo, per guardare sul fondo e vedere quanta parte di noi stessi è annegata con i sogni di quei ragazzi.

Christian Elia

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