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Le attiviste per i diritti umani di Cancún hanno lanciato un appello internazionale ai turisti diretti in Messico, chiedendo di boicottare i loro viaggi nella città, ambita meta di vacanze per nordamericani e europei e che si trova nello stato di Quintana Roo. La loro iniziativa è stata determinata dall'atteggiamento delle autorità locali che non hanno difeso, a loro parere, una bambina di 11 anni di nome Amalia che è stata vittima di uno stupro.
Il Quintana Roo è uno dei 31 stati del Messico dove l'aborto è ancora illegale, ma esistono delle eccezioni per vittime di abuso sessuale.
Amalia, dopo la violenza, si è recata in ospedale dove non è stata informata che, grazie alla nuova deroga in materia di aborto, poteva non portare a termine la sua gravidanza. Ora, a causa della giovane età e conformazione fisica, la bambina dovrà essere operata con un cesareo quando darà alla luce suo figlio.
Secondo una delle organizzazioni che promuove il boicottaggio, il Network for Sexual and Reproductive Rights, il caso di Amalia è simile a quello di un'altra vittima di violenza sessuale, Paulina Ramirez. All'epoca dei fatti, nel 1999, Paulina aveva 13 anni e viveva nello stato messicano della Baja California. In questo stato, come in Quintana Roo, è previsto l'aborto soltanto quando si è verificato uno stupro, ma le autorità sanitarie si sono rifiutate di praticare l'operazione. La famiglia di Paulina ha sporto denuncia presso la Commissione Inter-Americana dei Diritti Umani, nel 2002, ottenendo un indennizzo di oltre 33 mila dollari. Le attiviste per i diritti umani di Cancún auspicano una soluzone analoga per Amalia, tanto più che in Quintana Roo l'incidenza di violenze sessuali sulle donne e le ragazze giovani è molto elevata.