06/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente dell'Eliseo ha annunciato la costruzione di strutture speciali dove verranno accolti i ragazzi con un'età compresa tra i 13 e i 16 anni con a curriculum almeno un'espulsione scolastica

Scuole troppo violente. Negli istituti francesi con sempre maggiore frequenza si verificano risse, minacce, aggressioni che sono diventati un vero e proprio problema sociale. Per far fronte a quella che viene definita come un'emergenza è intervenuto lo stesso Nicolas Sarkozy che, alla presenza di trecento esperti della materia, prefetti, presidi e procuratori generali, convocati all'Eliseo, ha spiegato le sue proposte per far fronte alla situazione. “Quando si ha paura - ha detto il presidente – non si è liberi di apprendere, di crescere, di lavorare. Siamo a favore di una scuola della serenità, del rispetto e della fiducia”. Una dichiarazione che non può essere contraddetta e che lasciava pensare a un'apertura da parte di Sarkozy. Alle parole, tuttavia, non sono seguiti i fatti. Per arginare la crescita della violenza, l'Ump ha pensato alla creazione di strutture per “internamento scolastico” che accoglieranno gli studenti più indisciplinati. A partire dal 2011 verranno costruite a fianco degli istituti e ospiteranno alunni con un'età compresa tra i tredici e i sedici anni che hanno a curriculum almeno un'espulsione. Le prime dieci strutture di internamento saranno realizzate nelle zone maggiormente degradate da un punto di vista sociale, le banlieue. Ed è proprio nelle banlieue che il presidente lo scorso aprile aveva anticipato l'intenzione di dar vita a istituti specializzati per accogliere i ragazzi che “terrorizzano gli altri, inclusi insegnanti e genitori”. Sarkozy ha, inoltre, spiegato il percorso che dovranno seguire gli “internati”. I giovani dovranno imparare il rispetto delle autorità, “il piacere dello sforzo” e ogni pomeriggio saranno tenuti a praticare attività fisica. Ma nel mirino dell'Eliseo non sono finiti solo solo gli studenti violenti, ma anche quelli assenteisti. Già a partire dal prossimo settembre alle famiglie degli alunni che non frequentano regolarmente la scuola, verranno sospesi gli assegni famigliari e i ragazzi a rischio di abbandono scolastico verranno schedati.

Le proposte dell'Eliseo sono arrivate circa un mese dopo che il ministro dell'Educazione nazionale, Luc Chatel, aveva convocato gli “Stati generali della sicurezza a scuola”. Nel corso della riunione, che si è tenuta alla Sorbona, sono state annunciate diverse misure che dovranno entrare in vigore prima del rientro degli studenti dalle vacanze estive. Al centro dei colloqui anche allora era stato posto il problema della sicurezza. A questo proposito è stato proposto di migliorare la formazione dei professori che non dovranno più limitarsi a insegnare e a educare, ma anche a prendere parte a dei corsi specifici per imparare a gestire i conflitti. Saranno, però, soprattutto i nuovi insegnanti a essere sottoposti a programmi formativi più specifici. I neo professori che supereranno il concorso, durante l'anno di tirocinio saranno tenuti a frequentare un modulo di formazione che si focalizzerà proprio “sulla tenuta della classe”. Ma non solo. Entro settembre verranno effettuate delle analisi per valutare lo stato di sicurezza delle singole strutture scolastiche. Al personale didattico delle scuole maggiormente colpite da episodi di violenza verrà proposta una formazione ancora più specifica.

Gli insegnanti si trovano, quindi, a portare sulle loro spalle il peso della scuola francese e sono costretti ad allargare il raggio delle proprie competenze. Il nuovo professore, suo malgrado, assomiglierà sempre di più a uno psicologo, anche se il ministro Chatel ha nega questo aspetto e ha varato tutta una serie di altri provvedimenti che, nelle sue intenzioni, verrebbero a sgravare le responsabilità dell'insegnante. E' stato proposto di raddoppiare il personale delle “équipes mobiles de sécurité” (gruppi mobili di sicurezza), istituite lo scorso settembre per far fronte alla crescita della violenza. Composte da poliziotti, gendarmi, psicologi, infermieri ed esperti di educazione, le equipe sono a disposizione di ciascun preside che può chiederne l'intervento, ogni qual volta si presenti la necessità.

Benedetta Guerriero

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