Nuovi movimenti studenteschi sfidano il regime di Putin. Che non rimane a guardare
Nell’ambiente dei movimenti politici giovanili e
studenteschi russi si registra in queste settimane un fervere di attivismo che
mai si era visto negli ultimi anni.
Le rivoluzioni ucraine e kirghize hanno galvanizzato i
movimenti anti-putiniani liberali filo-occidentali, che si stanno
progressivamente rafforzando e riorganizzando secondo il modello ‘arancione’
con un solo obiettivo: rimuovere Putin dal potere.
Una minaccia a cui Putin sta rispondendo per le rime, dando
vita a nuovi movimenti giovanili filo-governativi di destra pronti a difendere
nelle piazze la patria russa dal contagio rivoluzionario arancione.
Ma a rafforzare il fronte giovanile ‘rivoluzionario’ si sta
profilando un’inedita alleanza, o quantomeno una comunione d’intenti, tra i
nuovi gruppi studenteschi liberali e i vecchi movimenti giovanili di sinistra
e
ultrasinistra, pronti a mettere da parte le differenze ideologiche in nome dell’unità
davanti al nemico comune: il regime di Putin.
Gli arancioni. Le
grandi manovre in campo anti-putiniano sono iniziate a gennaio, non a Mosca ma
a San Pietroburgo, dove le molte manifestazioni studentesche sui temi della
difesa dello stato sociale e dell’istruzione pubblica e in opposizione alla
guerra in Cecenia, sono sfociate nella creazione del movimento giovanile
Idushchiye Bez Putina (Camminando senza Putin), nome
dato in provocatoria risposta al movimento giovanile filo-putiniano
Idushchiye Vmeste (Camminando insieme).
A febbraio il nuovo movimento ha aperto una sede anche a
Mosca, suscitando l’interesse della sezione giovanile del principale partito
liberale russo,
Yabloko
(Mela), che ha subito colto la palla al balzo riuscendo praticamente a
inglobare gli studenti pietroburghesi e a coinvolgerli in un progetto molto
ambizioso. Dopo l’ingresso di Camminando senza Putin in Yabloko Giovani, il leader
di questi ultimi, Ilya Yashin, ha
dichiarato: “Stiamo lavorando alla creazione di un movimento studentesco di
opposizione come il
Porà! (E’ ora!) ucraino e il
Kmara! (Basta!) georgiano, con
l’obiettivo di abbattere il regime di Putin”.
Detto, fatto: nelle scorse settimane le sezioni giovanili dei partiti liberali
Yabloko e
Sps (Unione delle
Forze di Destra) hanno annunciato di essersi unite per dare vita a un nuovo
movimento,
Oborna
(Difesa). Il suo simbolo parla da solo: un pugno stilizzato, lo stesso che sventolava
sulle bandiere di Otpor! (Resistenza) in Serbia e di Kamara in Georgia.
E, ciliegina sulla torta, all’inizio di aprile è nata anche
la
sezione russa di Porà!,
che ha subito messo le sue carte in tavola: “Alle elezioni presidenziali del
2008 – ha dichiarato il suo leader Andrei Sidelnikov – noi sosterremo contro
Putin la candidatura dell’ex primo ministro liberale Mikhail Kasyanov.
Gioventù putiniana.
Di fronte a tutto questo il Cremlino ha subito elaborato una strategia di
difesa, decidendo di accettare la sfida lanciata dai suoi avversari e di
giocare la partita sullo stesso terreno: quello dei movimenti politici
giovanili. Giudicando inadatto e troppo moderato a tale scopo il vecchio
movimento
Idushchiye Vmeste (Camminando
insieme), i consiglieri di Putin hanno annunciato all’inizio di marzo la
fondazione del gruppo giovanile
Nashi
(I nostri). Una formazione che si pone come specifico obiettivo quello di combattere,
anche nelle piazze, l’avanzata dei gruppi ‘arancioni’, accusati di essere la
quinta colonna del grande nemico che si oppone alla risurrezione della potenza
russa: gli Stati Uniti d’America. Gli accenti ultranazionalistici e xenofobi di
questa nuova formazione studentesca hanno generato preoccupazione in vari
commentatori, in Russia e all’estero.
Il debutto ufficiale di Nashi avverrà il 9 maggio prossimo,
giorno in cui la Russia festeggia la vittoria sull’invasore tedesco-nazista
nella seconda guerra mondiale. Oggi, secondo i promotori di Nashi, l’invasione da cui la Russia deve
difendersi è quella occidental-capitalista.
Ma le contromisure del governo non si sono limitate a
questo. Il 13 aprile, con provvedimento dei servizi segreti (Fsb), è stata
vietata la pubblicazione e la diffusione in Russia della cosiddetta ‘Bibbia
degli arancioni’, vale a dire del libro di Gene Sharp intitolato: “Dalla
dittatura alla democrazia. Un quadro concettuale per la Liberazione”. Peccato
che il testo sia disponibile anche
su Internet.
I rossi. Nemici
dichiarati della gioventù putiniana non sono solo gli ‘arancioni’, ma anche la
moltitudine di movimenti studenteschi ‘rossi’ della sinistra e dell’ultrasinistra
giovanile russa, che ultimamente hanno deciso di lasciare da parte le
tradizionali differenze ideologiche che li distinguono dai partiti e dai
movimenti liberali, accettando di fare fronte comune in nome dell’obiettivo
condiviso: liberare la Russia da Putin.
A rompere il ghiaccio è stato Eduard Limonov, famoso scrittore
e carismatico leader del battagliero movimento giovanile
Partito Nazional
Boscevico. Accantonando le tradizionali parole d’ordine di questa formazione
(la cui ideologia è uno strano mix di trozkismo, anarchismo e nazionalismo), Limonav
ha indicato il ‘nuovo corso’ del movimento: la lotta per la democrazia
parlamentare al fianco delle forze democratiche liberali che si oppongono a
Putin.
Dopo questa clamorosa svolta del più radicale movimento della sinistra giovanile
russa (che sul piano della capacità di mobilitazione giovanile è certamente la
più forte oggi in Russia) altri gruppi ‘rossi’ si sono detti pronti a unirsi alla
nuova coalizione anti-putiniana: il Fronte della Sinistra Giovanile (studenti
no-global,
comunisti e anarchici), l’Unione dei Giovani Comunisti (sezione giovanile del
Partito Comunista Russo di Zuganov) e il Fronte dei Giovani Comunisti (piccola
ma ben organizzata formazione marxista).