04/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel clima surriscaldato dopo la legge dell'Arizona, la proposta del governatore di New York

Il governatore dello stato di New York, David Paterson, ha annunciato ieri di voler accelerare il percorso di amnistia per gli immigrati regolari che hanno commesso in passato crimini minori, con l'obiettivo di evitarne l'espulsione dal paese.

La decisione di Paterson aggiunge una voce positiva nel dibattito sull'immigrazione che infuria negli Stati Uniti dopo la legge varata dallo Stato dell'Arizona che istituisce il reato di immigrazione clandestina. Attaccato dai democratici come dai repubblicani, il provvedimento adottato dalla governatrice Jan Brewer ha visto nel fine-settimana una massiccia manifestazione di protesta a Los Angeles, con oltre 60 mila persone in piazza. Numerosi deputati hanno annunciato azioni di disobbedienza civile, e ieri il governatore di New York ha promesso di continuare la sua battaglia contro il governo federale, che da anni usa la mano pesante contro gli immigrati: "Alcune delle nostre leggi sull'immigrazione - ha detto Paterson - sono inflessibili in un modo imbarazzante. A New York crediamo nel rinnovamento, e nella possibilità di riabilitazione delle persone che hanno commesso crimini minori".

Paterson ha anche precisato che la decisione di istituire una commissione per la revisione dei casi legati a reati commessi da immigrati precede di settimane il provvedimento 'razzista' dell'Arizona. In particolare, la proposta dell'amnistia nasce in parte dal caso di Qing Hong Wu, ingegnere informatico di 29 anni, minacciato di venire deportato a causa di una serie di furti commessi quando aveva 15 anni. L'uomo era immigrato negli Usa dall'età di cinque anni. "Crediamo - ha proseguito Paterson, intervistato dal New York Times - che molti dei reati siano di lieve entità, e che siano stati commessi oltre dieci anni fa. Crediamo che queste persone abbiano avuto tutto il tempo per ravvedersi e condurre esistenze produttive e oneste. Per questo motivo avvieremo procedimenti di amnistia per le migliaia di persone che sono a rischio di espulsione".

Le leggi sull'immigrazione dello Stato di New York del 1996 ampliavano le categorie di persone soggette a espulsione obbligatoria. Tra questi, anche gli immigrati regolari che avevano commesso reati minori. Tuttavia, per anni, dopo l'entrata in vigore della legge, le autorità per l'immigrazione non hanno avuto né le risorse né la volontà politica per andare a ripescare i residenti regolari incriminati di reati di lieve entità. All'epoca in cui tali reati sono stati commessi, e gli immigrati si sono dichiarati colpevoli, non sono stati avvisati dai loro legali che in futuro, anche dopo che eventualmente hanno scontato la pena, la dichiarazione di colpevolezza equivaleva alla possibilità di essere deportati in futuro.

A livello nazionale, negli Usa vengono espulsi ogni anno centomila immigrati solo sulla base di reati penali, anziché in base al loro status. La maggioranza di questi sono immigrati regolari.

Luca Galassi

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