stampa
invia
In Nepal tornano a soffiare venti di guerra civile.
A un anno esatto dalla crisi del governo di coalizione, gli ex ribelli maoisti hanno indetto uno sciopero generale a oltranza che sta paralizzando il paese e che rischia di riaccendere la violenza.
Il leader dei maoisti, Kamal 'Prachanda', ha trasformato le manifestazioni del primo maggio in una sfida al premier Madhav Kumar, portando a Kathamndu centinaia di migliaia di persone che hanno di fatto occupato la capitale chiedendo le dimissioni immediate del governo, accusato di ritardare il varo della nuova Costituzione repubblicana.
Da sabato i negozi, gli uffici e le fabbriche sono chiusi, i trasporti commerciali e i mezzi pubblici sono fermi, viveri e carburanti scarseggiano e le strade sono diventate accampamenti per i manifestanti 'rossi', guardati a vista da schiere di soldati e poliziotti in tenuta antisommossa.
Finora non ci sono stati gravi scontri, ma - ha dichiarato il ministro dell'Interno, Bhim Rawal - ''se i maoisti diventeranno violenti abbiamo dato istruzioni di rispondere ai loro attacchi''.
''Se il governo aprirà il fuoco - ha riposto il portavoce dei maoisti, Dinanth Sharma - anche noi saremo pronti a rispondere''.
Per timore che la situazione possa degenerare, il governo ha avviato l'evacuazione volontaria dei turisti stranieri con autobus scortati dai militari.
I maoisti si dicono pronti a portare avanti la protesta fino a quando non avranno ottenuto le dimissioni del primo ministro Kumar, che dal canto suo ha dichiarato di essere pronto a lasciare il governo solo a condizione che i maoisti interrompano prima la protesta e rinuncino all'integrazione degli ex guerriglieri nel nuovo esercito repubblicano. Proprio su questo punto si era spaccato, un anno fa, il governo di unità nazionale dominato dai maoisti e guidato da 'Prachanda'.
Da allora, gli ex ribelli sono tornati all'opposizione, pur mantenendo la maggioranza nell'Assemblea Costituente eletta nell'aprile 2008, e il processo di pace avviato nel 2006 si è impantanato assieme a quello costituente. La legge fissa il 28 maggio prossimo come termine per il varo della nuova Costituzione: i maoisti chiedono la formazione di un nuovo governo di coalizione guidato da loro, che rispetti questa scadenza.
I maoisti hanno combattuto per dieci anni una 'guerra popolare' volta a rovesciare la monarchia feudale e a instaurare un regime socialista. Gli accordi di pace del 2006 hanno prodotto un compromesso: la fine della monarchia e la nascita di una repubblica parlamentare. Gli ex ribelli di 'Prachanda' mostrano di essersi accontentati, ma la vecchia classe dirigente non si è mai fidata delle loro reali intenzioni, boicottando di fatto il processo di pace e finendo, così, per avvantaggiare proprio l'ala più estreme del Partito maoista.
Enrico Piovesana