04/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo due anni dal ciclone Nargis, si è diffuso nel Paese lo sfruttamento di donne e bambini

In Myanmar, il ciclone Nargis del 2008 ha causato 140mila morti, 800mila sfollati e ha distrutto 450mila case. A due anni di distanza, la popolazione è ancora in condizioni di estrema povertà e precarietà. Le organizzazioni non governative chiedono che termini immediatamente la tratta illegale di esseri umani che questa situazione ha generato.
Soprattutto nel delta del fiume Irrawaddy, una zona meridionale particolarmente colpita dalla calamità, la popolazione non ha lavoro. Le giovani donne e i bambini sono disposti a spostarsi verso la ex capitale Rangoon e altre aree per garantire la sussistenza ai loro familiari. I trafficanti impiegano le donne come prostitute nei bar, nei karaoke e nei centri di massaggi. Un operatore della associazione Ingo spiega che: "le condizioni economiche le hanno costrette a vendere il proprio corpo allontanandole dalle famiglie che, difficilmente sanno dove si trovano le proprie figlie." I bambini, invece, diventano lavoratori a basso costo nelle fabbriche e nei ristoranti.

Parole chiave: Myanmar, bambini, donne, tratta umana
Categoria: Bambini, Donne
Luogo: Myanmar