17/05/2004
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Mr Aziz fa il riciclatore di materiale bellico
dal nostro inviato
Maso Notarianni
Non era l’orco cattivo, ma di quei nove bambini uno se
lo è portato via. Era Diar, e aveva sei anni. Degli altri, ha mangiato
dei pezzi. Ad uno di loro, Ahmad, di cinque anni ha mangiato dei
pezzettini di fegato, e quasi tutta la parte davanti della gamba
destra. A Rebaz, quattro anni, ha mangiato un occhio. Glielo ha
strappato via. A Karwan, invece, che di anni ne ha otto, ha mangiato le
braccia e le gambe, rosicchiandole fino all’osso. Lui, le gambe e le
braccia non potrà più usarle. Ai due Mohammed, di quattro e di cinque
anni, ad Hemim, di nove, a Watan, di dodici a Gailan, di nove anni, ha
strappato via lembi di faccia, di braccia, di mani, di piedi.
Mr Aziz non è l’orco cattivo. Ma un signore che per vivere, anzi per
diventare ricco come noi, come la televisione gli chiede ogni giorno,
fa il riciclatore di materiale bellico. Un commercio fiorente e
semplice, in un Paese che ha più ordigni inesplosi che fiori.
Lui, come tanti altri, manda in giro gente che raccoglie mine, missili,
razzi, proiettili. Poi nella sua officina li smonta, e ne rivende i
componenti, di contrabbando, in Iran. Dove vengono trasformati in nuovi
ordigni. Pronti partenza via, si ricomincia. Da noi si costruiscono le
armi, poi si vendono – o si usano – poi si riciclano, poi si riusano.
Quando va bene.
Quando qualche cosa va storto, e sabato scorso non era la prima volta
che qualcosa ad Aziz andava storto, qualcuno muore. Qualcuno viene
ferito. Qualche vita persa, qualche altra distrutta. Sabato scorso un
operaio della ditta di Aziz stava cercando di smontare un razzo. I nove
bambini stavano giocando lì intorno. Qualcuno probabilmente,
considerato il tipo di ferite, si era anche avvicinato per guardare.
Perché la ditta di Aziz non ha un capannone isolato e protetto dove
smontare gli ordigni. Il suo capannone è il marciapiede, il bordo della
strada dove giocano i bambini.
Dove giocavano Diar, Ahmad, Rebaz, Karwan, i due Mohammed, Hemim, Watan
e Gailan. Meno di sessantacinque anni, in nove. Sabato scorso era anche
il decimo compleanno di Emergency. Auguri di non esistere. Mai più di
questi giorni. E per fortuna che esistevi, e che c’era Gino che ha
tirato più forte e ha strappato via Ahmad. E per fortuna che con Gino
c’era Hussein, e gli altri chirurghi che hanno tirato più forte e hanno
salvato gli altri nove.
Ma non ce lo aspettiamo, che Emergency smetta da sola di esistere, come
regalo portato dalla fatina buona. Di questi giorni ce ne saranno
ancora e ancora e ancora. E sarà anche colpa nostra, se di questi
giorni ce ne saranno ancora. Se verranno altri a mangiarsi pezzi di
bambini. Quanta di questa merda stanno disseminando per l’Iraq i nostri
ragazzi in missione di pace?