30/04/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La Camera ha approvato all'unanimità il divieto di portare il velo integrale nei luoghi pubblici

Nonostante la crisi politica, il parlamento belga ha ritrovato l'unità e ha votato all'unanimità il divieto di portare il velo integrale nei luoghi pubblici. Solo due gli astenuti. Il Belgio, qualora la norma venisse approvata anche in Senato, diventerebbe il primo Paese europeo a vietare l'uso del velo e del niqab nei luoghi pubblici. Per le strade, nei parchi, negli ospedali o sui mezzi di trasporto pubblico le donne che indosseranno il velo integrale andranno incontro a delle sanzioni. La proposta di legge, che è stata approvata ieri sera dalla Camera del parlamento, prevede una multa, che va dai quindici ai venti euro, o una settimana di detenzione. Nel testo della norma non viene fatto alcun riferimento esplicito a burqa e niqab, ma si afferma che il divieto è rivolto alle “persone che si presentano in uno spazio pubblico col volto coperto o mascherato, completamente o in parte, con un capo di abbigliamento che non le rende identificabili”.

A questo punto l'iter legislativo potrebbe essere interrotto solo dal precipitare della crisi politica che la scorsa settimana ha portato alle dimissioni del primo ministro Yves Leterme. Se il Belgio, come molti analisti politici sostengono, andrà alle elezioni anticipate il prossimo giugno, potrebbe essere la Francia a ottenere il primato e a divenire la prima nazione dell'Europa a far entrare in vigore una legislazione che imponga il divieto assoluto del velo integrale nei luoghi pubblici. L'Ump, il partito del presidente Nicolas Sarkozy, nonostante il parere contrario del Consiglio di Stato, ha presentato un proposta di legge che impone 150 euro di ammenda alle donne che sceglieranno di indossare il burqa o il niqab e un anno di detenzione e una pena pecuniaria di quindicimila euro a coloro che imporranno alle mogli di coprirsi col velo integrale. Il testo verrà discusso dal Consiglio dei Ministri a metà maggio, mentre il dibattito all'Assemblea nazionale è fissato per luglio.

I provvedimenti presentati dagli esecutivi francesi e belgi sono al centro di numerose polemiche. Oggi sulla questione è intervenuta anche Amnesty International che ha criticato la proposta votata in Belgio, sostenendo che il divieto totale della copertura del volto violi la libertà di espressione e religione. Un parere analogo è stato espresso anche da Abdel Hamid Shaari, presidente dell'istituto culturale islamico di viale Jenner di Milano, sentito da PeaceReporter. “E' una legge – ha dichiarato Shaari – che noi musulmani per la maggior parte non condividiamo, perché va a colpire una minoranza religiosa e una categoria molto limitata. Sono sicuro che, se non si fosse legiferato, tra una generazione il velo integrale sarebbe scomparso nei Paesi europei, mentre adesso potrebbe divenire un simbolo identitario. Se i singoli Stati decidono di legiferare in questo senso, i musulmani si adatteranno, ma penso che si tratti di un provvedimento xenofobo”. A stupire il presidente dell'istituto culturale di viale Jenner è il fatto che entrambe le proposte di legge siano state avanzate da nazioni francofone e soprattutto luoghi di un'immigrazione antica e ormai radicata sul territorio. “Parlano di liberté, egalité e fraternité – conclude Shaari – ma queste nuove norme non hanno nulla a che vedere con la laicità o la costituzionalità di cui i politici dei vari Paesi si riempiono la bocca”.

Benedetta Guerriero

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