07/05/2004
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Riaprono le scuole private che il governo aveva chiuso con l'accusa di razzismo
Da qualche giorno, 45 scuole private della capitale Harare e della
città meridionale di Bulawayo erano state fatte chiudere a tempo
indeterminato. Ieri alcuni insegnanti erano finiti dietro alle sbarre.
Lo aveva deciso il governo, attraverso il ministro dell’Educazione,
Aeneas Chigdewere, secondo il quale gli istituti avevano aumentato la
retta di iscrizione con l’intento di mettere in difficoltà le famiglie
nere, notoriamente meno abbienti rispetto a quelle dei bianchi.
“Vogliono lasciare a casa gli studenti neri alzando il costo
dell’iscrizione”, è stato il commento del ministro in un’intervista
alla tv nazionale riportata dalla Bbc. “Sono tutte scuole razziste,
nelle mani dei bianchi”.
“Le scuole resteranno chiuse fino a quando non verrà chiarito il motivo
dell’aumento della tassa di iscrizione”, aveva commentato al telefono
Wayne Pvudzijena, portavoce delle autorità di Harare. “Ma non ci sono
scuse che tengano. I presidi e gli insegnanti hanno agito in modo
razzista, con uno scopo preciso: tagliare fuori i neri. E’ un
atteggiamento ingiustificato e intollerabile”.
La decisione del governo ha fatto discutere, soprattutto se si
considera che l’attuale presidente, Robert Mugabe, è ritenuto
responsabile di aver fomentato l’odio della popolazione nera contro i
white farmers (i proprietari terrieri bianchi). Nonostante sia vero che
tutti gli istituti incriminati hanno aumentato del 10 per cento la
quota di iscrizione senza la previa approvazione del governo, l’ipotesi
di razzismo contro studenti, famiglie e comunità nere appare infondata:
la percentuale di alunni neri nelle classi sarebbe infatti nettamente
superiore a quella dei bianchi.
“Nella nostra scuola i ragazzi provenienti da famiglie nere
costituiscono l’85 per cento degli studenti, contro il 15 (per cento)
degli allievi di origine europea”, rivela la segretaria della scuola
Arundile di Harare.
“Ci hanno costretto a chiudere perché dicono che siamo razzisti”,
spiega una insegnante di un altro istituto che ha chiesto di restare
anonima per motivi di sicurezza. “E’ assurdo. La maggior parte degli
studenti è nera. Di bianchi ne sono rimasti ben pochi, dopo quello che
il governo del Presidente Robert Mugabe ha fatto loro negli anni
passati. Siamo stati costretti ad aumentare la retta di iscrizione
semplicemente perché in Zimbabwe c’è un tasso di inflazione sempre più
alto. Le motivazioni razziali non c’entrano”.
“L’accusa di razzismo da parte del governo e delle autorità è una pura
strumentalizzazione”, commenta da Harare un giornalista dello Zimbabwe
Independent, uno dei pochi organi di informazione indipendente in un
Paese dove la libertà di espressione non esiste. “E’ del tutto
illogico. Tutti sanno che molti ragazzi neri, figli di imprenditori o
uomini d’affari, frequentano le scuole private, dove l’educazione è più
cara ma migliore rispetto agli istituti statali. Gli studenti bianchi
sono una minoranza, quindi perché affermare che esiste un complotto
contro i neri? Il nostro Paese sta attraversando una grave crisi
politica ed economica, che obbliga anche le scuole private ad alzare il
prezzo dell’istruzione, tutto qui. Lo dicono i presidi delle scuole,
che sono bianchi, e lo sostengo anch’io, che sono nero. Il razzismo
scorre nel senso contrario: è probabile che i politici di Harare stiano
cercando di sbarazzarsi degli ultimi bianchi rimasti nello Zimbabwe”.
Pablo Trincia