stampa
invia
scritto per noi da
Elisabetta Norzi
Abolire la kafala, il sistema di sponsorizzazioni che regola i permessi di soggiorno nel Paese, e introdurre una nuova legge sull'immigrazione. Sono le richieste che il commissario per i diritti umani dell'Onu, Navi Pillay, ha presentato ufficialmente al presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, in occasione dell'incontro che si è svolto ieri ad Abu Dhabi.
L'Onu ha invitato gli Emirati a seguire l'esempio del Bahrain, unico Paese del Golfo ad avere eliminato la sponsorizzazione per il rilascio dei visti. Come negli altri stati della regione, infatti, negli Emirati uno straniero può ottenere il permesso di soggiorno solo se è sponsorizzato da un cittadino o da una società locali: un sistema, questo, già condannato da molte organizzazioni internazionali per i diritti umani, perché favorisce lo sfruttamento dei lavoratori, il traffico di uomini e donne che arrivano dalle zone più povere del mondo in cerca di un lavoro, e non garantisce nessun diritto ai migranti.
Navi Pillay ha ricordato come nei Paesi del Golfo, specialmente negli Emirati e in Oman, il numero dei migranti superi quello dei cittadini locali: "La maggior parte dei problemi - ha sottolineato - sorgono dalla mancanza di tutele, proprie di un sistema basato sulla sponsorizzazione che lascia i migranti esposti a ogni genere di sfruttamento, in un rapporto totalmente sbilanciato con il datore di lavoro". L'incontro è avvenuto, casualmente, lo stesso giorno in cui il ministro dell'Interno degli Emirati ha reso noto che, solo dall'inizio dell'anno, oltre mille domestiche filippine sono fuggite dal loro sponsor perché sfruttate e maltrattate.
Il commissario dell'Onu ha quindi proposto allo sceicco Al Nahyan di modificare la legge sui lavoratori migranti, seguendo quella emanata di recente dal Bahrain che ha creato, almeno sulla carta, un rapporto tra datore di lavoro e migranti svincolato dalla sponsorizzazione. Non solo: la nuova legge garantisce ai lavoratori stranieri la possibilità di cambiare impiego senza perdere il diritto di rimanere nel Paese, stabilisce salari minimi ben definiti e proibisce al datore di lavoro di trattenere il passaporto dei suoi dipendenti.
Dell'incontro, senza tuttavia approfondirne i contenuti, hanno riferito anche l'agenzia stampa di stato Wam e i principali quotidiani emiratini: all'ordine del giorno, oltre all'attuale legge sull'immigrazione, c'erano i progressi dei diritti delle donne nel Paese e l'abolizione della pena di morte. Lo sceicco Al Nahyan, che non è nuovo a promesse con istituzioni e organizzazioni internazionali, ha assicurato la completa collaborazione del Governo con l'Onu: "nel rispetto delle leggi internazionali, dei valori arabi e dei principi della Sharia" ha aggiunto. Non resta che attendere se, alle parole, seguirà finalmente una riforma delle leggi sul lavoro e sull'immigrazione.