26/04/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le indagini hanno ricostruito il clima di sfruttamento e terrore nel quale Ŕ maturata la rivolta dei migranti

Sono almeno trenta le persone arrestate questa mattina durante una retata in Calabria contro il racket che gestisce i lavoratori migranti impegnati nelle campagne dell'Italia meridionale. L'accusa è pesante: riduzione in schiavitù.

L'operazione segna il culmine delle indagini partite nel gennaio scorso, dopo la clamorosa rivolta dei braccianti stranieri impegnati nella raccolta degli agrumi nella zona di Rosarno, in Calabria, e dintorni. Dal quadro investigativo tracciato dagli inquirenti emerge con chiarezza come alla base di quella rivolta c'era lo sfruttamento e le condizioni inumane in cui gli immigrati erano costretti a lavorare, vessati e minacciati. La giornata lavorativa, in media, comportava dalle 12 alle 14 ore al giorno, per un compenso di massimo dieci di euro al giorno. La rivolta di Rosarno, secondo i magistrati, fu determinata proprio dal ferimento a colpi d'arma da fuoco di due lavoratori migranti.
I trenta arrestati sono accusati di essere una parte dell'organizzazione di sfruttamento. Tra loro ci sono sia italiani che extracomunitari. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrate venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa dieci milioni di euro. Sono state scoperte anche numerose presunte truffe compiute nei confronti degli enti previdenziali.

 

Categoria: Diritti, Migranti, Economia
Luogo: Italia