25/03/2004
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Lettera di Beriwan Ay, ragazzina curda. Una storia ignorata dalla stampa italiana
Scritto per noi da
Paola Ghini
Molte guerre senza nome hanno le retrovie nelle carceri di paesi che si
dicono democratici, ma che spesso rinunciano all'applicazione del
diritto, in nome della sicurezza.
La Turchia, che cerca proprio in questi anni una legittimazione
democratica per ottenere al più presto un permesso d'ingresso in
Europa, ne è un esempio. Lo stesso Parlamento turco è totalmente
subordinato alla fantomatica Commissione per la Sicurezza Nazionale,
organo militare atto anche a legiferare, eseguire e giudicare, piegando
incondizionatamente gli esiti parlamentari. Mentre nelle carceri turche
si consumano i più efferati abusi ai danni dei dissidenti politici.
Dall'altra parte abbiamo la Gran Bretagna di Blair che, come dimostrano
i servizi di testate quali The Independent, The Herald, e BBC, detiene
in regime carcerario centinaia di bambini insieme ai genitori,
colpevoli solo di aver presentato domanda di asilo
politico. Un esempio di legislazione molto simile a quella
italiana.
Il caso che raccontiamo è quello di Beriwan Ay. Beriwan è curda, ha 15
anni ed è la figlia maggiore della famiglia Ay. E' nata in Germania,
dove i suoi genitori stavano chiedendo l'asilo politico. Nel 1999 tutta
la famiglia scappa in Inghilterra, dove ritenta di ottenere l'asilo
politico. Per prima cosa vengono collocati in un centro di detenzione
per richiedenti asilo in Scozia. Mentre attende la risposta per sé, il
padre Salih viene espulso e rimpatriato dal governo britannico e
rispedito in Turchia. Se ne perdono le tracce, ingoiato da qualche
segreta del governo turco. Trascorso ingiustificatamente un anno di
carcere in Scozia, Beriwan viene trasferita in una casa "normale", nel
Kent, dove trascorre 3 anni sereni, ma alla fine del 2003, le viene
notificato il no al rifugio politico. Prelevata e imprigionata in un
altro centro di detenzione, dove si trova ancora a distanza di un anno,
presto o tardi, sarà imbarcata per la Turchia. Ciò significa per lei
tornare ad uno stato di repressione e violenza che le donne di famiglia
hanno conosciuto fin troppo bene. Beriwan Ay, come il suo popolo in
Turchia, vive in Europa nello stesso stato di terrore e di paralisi.
Ecco la lettera che Beriwan, dalla sua cella, ha scritto al Primo
Ministro scozzese
Caro Signor McConnell, le scrivo per chiederle di aiutare me e la mia
famiglia, perché ho molta paura per il mio futuro e non so cos'altro
fare. So che la legge stabilisce che lei non è responsabile per me.
Tuttavia quando mia madre, io e le mie sorelle eravamo in Scozia nel
campo di raccolta forzata per richiedenti rifugio, per più di un anno,
cosa molto brutta per i bambini, molti suoi concittadini scozzesi,
scolari e adulti, ci scrivevano e ci venivano a trovare. Ora stiamo per
essere rimandati in Turchia. Il mio papà avrebbe voluto visitare la
Scozia. Lui diceva che assomigliava un po' al Kurdistan. Diceva che gli
scozzesi erano gente forte e orgogliosa. Avevano dovuto combattere per
la loro libertà. Ma almeno gli scozzesi avevano un loro paese e un loro
sistema educativo, diceva.
Il mio papà non ebbe mai la possibilità di vedere com'era la Scozia,
perché, ancora quando eravamo là, in carcere, il governo lo rimandò in
Turchia, nella città di Sirnak e noi non ne sapemmo più niente.
Potrebbe già essere morto o in prigione, perché è veramente pericoloso
vivere nel villaggio di Sirnak, da dove lui proveniva. Se ci deste il
permesso di venire a vivere in Scozia, noi lavoreremmo sodo. Quando
diventerò grande, mi piacerebbe lavorare come giornalista o avvocato e
non sosterrei solo la mia gente. Sosterrei tutti, un misto di genti.
Mia sorella Newroz vuole diventare dottore, così aiuterebbe anche gli
scozzesi, mentre l'altra mia sorella Medya vuole diventare insegnante.
Io, le mie sorelle, mio fratello e mia mamma non riusciamo a dormire in
questo periodo perché abbiamo paura che la polizia verrà a prenderci
per deportarci in Turchia.Vorrei morire piuttosto che andare in Turchia
a causa delle cose terribili che accaddero a mia mamma e a mia zia. Mia
zia ha trascorso sei anni nelle prigioni turche perché tentava di
aiutare il suo popolo. Fu torturata, perseguitata, picchiata e stuprata
e poi immersa nell'acqua gelata e sottoposta ad elettroshock. Ha perso
il conto di quante volte è stata violentata e del numero degli uomini
che l'hanno violentata. Questo non è successo 15 anni fa o più, ma solo
l'anno scorso. Era giovane quando la misero in prigione. Quando la
rividi rimasi sconvolta. Sembrava così vecchia e triste e invece aveva
solo 30 anni. Quando mia mamma aveva 17 anni era incinta della mia
sorella maggiore e i soldati vennero nel villaggio e chiesero dove
fosse mio padre.
Mio padre era un politico. Aiutava la sua gente e tentava di costruire
uno stato di libertà per loro e parlava il curdo, anche se era
proibito. Mio padre però non era a casa, così loro presero mia mamma e
la portarono in prigione. Fu solo per due o tre giorni, finchè mio
padre non ritornò e la lasciarono andare, ma lei era stata ferita e
tenuta nell'acqua gelata e perse la bambina. Adesso devo avere paura
che questo possa accadere anche a me e alle mie sorelle. Qualche volta
desidererei non essere mai nata e preferirei che mi avessero uccisa in
Germania anziché condannarmi a questa vita. Adesso mia sorella piccola
mangia poco e le cadono tutti i capelli.
Il governo turco dice che vuole entrare in Unione Europea e la Gran
Bretagna e la Germania vogliono che la Turchia entri in Europa, ma
questo è molto strano perché il popolo curdo è ancora in pericolo e le
donne vengono tenute in prigione se combattono per la propria libertà.
Non ci sono scuole dove il curdo possa essere parlato e il mio nome e i
nomi delle mie sorelle sono nomi tradizionali curdi e noi dovremmo
cambiarli. Sono troppo grande per cambiare il mio nome. Se vado in
Turchia e non so parlare il turco, gli insegnanti mi punirebbero tutti
i giorni a causa della lingua. Mi vedrebbero come una persona di poco
conto.
Mi sento come un'europea perchè sono nata in Germania, ma non credo di
sentirmi come gli altri adolescenti perché ho visto così tante cose
tremende nella mia vita. Non sono stata perseguitata, ma ho vissuto
tanti anni nel terrore. Voglio solo stare in un posto sicuro, in un
paese sicuro e cominciare la mia vita. Se lei ha bambini, provi ad
immaginare cosa farebbe se questo dovesse succedere a loro. Provi a
pensare a cosa provano i bambini degli altri. Ho 15 anni e li ho
passati tutti cercando un posto sicuro dove farmi una casa. E' come
aspettare e aspettare e alla fine, ecco il rifiuto. E allora ci provi
ancora e aspetti e aspetti e aspetti ancora e alla fine, di nuovo,
vieni rifiutata. Non ne posso più. Voglio solo un posto sicuro.
Ora per me è molto difficile concentrarmi a scuola, perché ho paura che
la polizia venga a prendere mia mamma mentre siamo a scuola. Voglio
solo stare sempre con mia mamma. Non voglio che mia mamma se ne debba
andare, neanche per qualche giorno. Aiuterei tutti, ma adesso ho
bisogno che qualcuno aiuti me... Per favore faccia qualcosa per aiutare
me e la mia famiglia perché sono terrorizzata.
Per favore chieda a David Blunkett o a Beverly Hughes se possiamo
tornare in Inghilterra. Per noi è questione di vita o di morte.
Sua sinceramente Beriwan Ay, 15 anni
A niente sono valsi gli appelli dei medici e degli arcivescovi
britannici al Segretario del Ministero degli interni, Mr.Blunkett e al
Ministro per l'Immigrazione, Mrs. Hughes. La famiglia Ay, vittima in
Turchia, continua ad esserlo anche in Europa