20/04/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Pechino copia il fiore all'occhiello dell'aviazione militare russa

Quando le superpotenze contribuirono a sostenere l'industria della difesa dei loro alleati durante la Guerra Fredea, non immaginavano che, qualche decade dopo, le conseguenze di tale sostegno avrebbero contribuito a indebolire in modo massiccio la loro economia bellica.

Molti Paesi hanno creato copie perfette di armi, sono diventati militarmente evoluti e oggi offrono sul mercato le stesse armi clonate. Il caso più eclatante è quello del fucile mitragliatore sovietico Kalashnikov. Ai Paesi del Patto di Varsavia (tra cui Cuba, Cina, Libia, Egitto e Finlandia) venne garantita la licenza per la sua produzione. Oggi, nonostante tale licenza sia scaduta, il kalashnikov viene prodotto ancora in Ungheria, Polonia, Croazia, Slovacchia. Ma copie perfette sono realizzate in gran parte dei Paesi in cui infuriano guerre. Nonostante sia l'unica nazione che ha ottenuto una nuova licenza per la produzione del Kalashnikov, la Cina basa gran parte della sua economia sul furto di tecnologie.

Lo scorso anno, le vendite di caccia russi nel mondo hanno raggiunto i tre milioni di dollari. Mosca è al secondo posto nel mondo, dopo gli Stati Uniti, nel mercato dell'aviazione militare. Oggi la Cina reclama una fetta di questo mercato. Attraverso la copia del fiore all'occhiello dei velivoli russi: il Sukhoi Su-27. Pechino ha ottenuto i piani di costruzione del jet nel 1995, quando promise di acquistare 200 kit e assemblarli in patria. Dopo i primi 100 aerei, i cinesi dissero che non 'rispondevano' ai requisiti. L'aeroplano uscì comunque, versione clonata Made in China.

La minaccia cinese è reale, e per l'industria aerea russa sarà difficile mantenere ancora a lungo la posizione di vantaggio, a meno che non protegga la sua proprietà intellettuale con la forza. La controversia tra i due Paesi è mitigata dal fatto che gli esperti di aeronautica militare sostengono che la copia del Sukhoi, il J11B cinese, non abbia le evoluzioni tecniche apportate negli anni dai russi, e che non avrà nessuno spazio nel mercato internazionale. Anche se molti, come Maksim Pyadushkin, del Centro per l'analisi strategica e tecnologica di Mosca, ritengono che "il problema maggiore per la Russia è che vive da troppo tempo sugli allori dell'ex Unione Sovietica, e la sua tecnologia potrebbe presto non essere più tra le migliori del mondo".

Luca Galassi

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