Il Consiglio di sicurezza Onu sbarca ad Haiti e la tensione sale. Dieci morti in nuovi scontri
scritto per noi da
Cecilia Corneo

Nel paese, e soprattutto a Port-au-Prince, la capitale
e il fulcro del paese, la tensione è in
aumento, e così il senso di insicurezza della popolazione. Chi è straniero e
vive qui da anni ha la sensazione che l’apparente tranquillità possa essere
interrotta in ogni momento da uno scoppio di violenza; chi si sentiva sicuro di
girare liberamente per la capitale, da qualche tempo evita di passare per
alcuni quartieri prima ritenuti non pericolosi. Sono diventate più frequenti
anche le voci su sequestri-lampo di haitiani facoltosi e di operatori umanitari internazionali compiuti per mano di
gruppi criminali basati nella baraccopoli di Cite Soleil – voci peraltro non
confermate da fonti ufficiali ne riportate dai media locali. Lo scorso
fine-settimana poi la tensione è salita alle stelle: venerdi sera, in un orario
di punta, un gruppo armato ha fatto fuoco nel parcheggio del “Caribbean
Market”, uno dei supermarket più frequentati dall’elite haitiana. Non ci sono
state vittime nonostante la quantità di proiettili sparati sui veicoli
parcheggiati, fra cui un’auto delle Nazioni Unite che è stata completamente
distrutta dai colpi sparati. Tra sabato e domenica la polizia haitiana (PNH),
supportata da quella
internazionale (CIVPOL), ha ucciso in
due distinti scontri a fuoco Ravix Remissainthe e Jean René
Anthony (detto “Grenn Sonnen”), due fra i più importanti capi
dei gruppi armati anti-Lavalas, il movimento politico ispirato da Aristide
negli anni novanta. Nel corso delle due operazioni, avvenute rispettivamente
nel quartiere di Delmas e nella zona dell’areoporto, e descritte come
particolarmente cruente, la polizia ha ucciso altri membri delle due bande,
facendo salire a una decina il numero delle vittime degli scontri. Diciotto
persone sono inoltre state arrestate, e
sono state sequestrate armi e uniformi della PNH illegalmente utilizzate dai
gruppi armati.
Gli haitiani si
domandano ora quali saranno le ripercussioni di questi eventi. Se da una parte si teme la
ritorsione da parte delle frange armate ancora attive e si accusa un accresciuto
senso di tensione,
dall’altra la polizia e il governo reclamano la fine di Ravix e Grenn Sonnen
come un passo avanti nella lotta alla guerriglia armata e negli sforzi per
ripristinare la sicurezza nel paese. Effettivamente Ravix Remissainthe, capo
autoproclamato degli ex FAd’H ( gli ex-membri dell’esercito smantellato
ufficialmente gia’ dal 1995) fu uno dei fautori della cacciata di Aristide nel
2004, ed è ritenuto il responsabile di diversi attacchi alla polizia avvenuti
negli ultimi mesi, in particolare dell‘uccisione di quattro poliziotti il 6
febbraio scorso a Port-au-Prince. Anche Grenn Sonnen, ugualmente ex-militare,
era considerato una delle più pesanti minacce alla sicurezza del paese per
aver compiuto diversi omicidi tra la polizia locale.

Altri leader della variegata
schiera politica degli anti-Lavalas, tra cui l’ex-militare Joseph Jean
Batiste e l’ex capo della ribellione anti-Aristide Guy Philippe, hanno scelto
toni diversi ma ugualmente moderati per commentare questi eventi: il primo
facendo appello alla popolazione per evitare rivendicazioni nei confronti della
polizia, l’altro esprimendo riconoscenza nei confronti della polizia locale e
internazionale per l’efficacia della loro operazioni anti-crimine.
Sta di fatto che tutto ciò avviene un giorno prima
dell’arrivo ad Haiti dei membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in visita
allo scopo di esaminare e valutare la missione a dieci mesi del suo
dispiegamento.
Un momento importante e un’occasione unica per Haiti, che,
seppur per soli per tre giorni, sarà al centro dell’attenzione di coloro che
rappresentano i più importanti e influenti paesi del mondo.