19/04/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il caso Union Fenosa, la società elettrica spagnola che in Guatemala è stata accusata di abuso di recupero continua a bloccare la fornitura di corrente ai cittadini di San Marcos. E intanto chi si oppone muore misteriosamente.

Il caso "Union Fenosa", che da due anni sta sconvolgendo le vite della popolazione guatemalteca di Malacatán, nel dipartimento di San Marcos, è una di quelle storie di omicidi e diritti civili violati della quale si conoscono i responsabili ma non le prove che permetterebbero di condannarli. Per capire la portata della vicenda basterebbe pensare che nello Stato centroamericano un'impresa spagnola, la Union Fenosa appunto, ha prima tagliato la fornitura d'energia elettrica ai cittadini che si sono rifiutati di pagare bollette considerate, dalla giustizia nazionale, vessatorie per poi essere stata accusata di un coinvolgimento negli omicidi dei sindacalisti che hanno denunciato il fatto.

Lavoro sporco. Union Fenosa, impresa energetica partecipata fra gli altri dall'italiana Eni e dall'Acs di Florentino Perez, presidente del Real Madrid, è presente in Guatemala dal 1998 anno della privatizzazione dei servizi pubblici voluta dal presidente Alvaro Arzù. Per aggirare possibili accuse di monopolio nella regione l'azienda ha deciso di dar vita a due municipalizzate fantoccio controllate interamente dal vertici spagnoli: la Deocsa, per gestire la parte ovest del Paese, e la Deorsa, per la copertura di quella est. Il tutto avrebbe garantito al gruppo di controllare venti dei ventidue dipartimenti nei quali è suddiviso amministrativamente il Guatemala. Nel corso degli anni la gestione del servizio si è trasformata in un vero e proprio racket ai danni dei consumatori accertato già nel novembre del 2004 dalla Corte Costituzionale nazionale che appurò che la multinazionale iberica gonfiava le bollette oltremisura per spremere soldi dagli utenti. L'illecito di abuso di recupero valse a Union Fenosa una sentenza di colpevolezza e la condanna al risarcimento danni per una cifra pari a 200 milioni di euro. Inutile dire che da allora l'impresa non ha sganciato neanche un quattrino.

Senza elettricità. Ciò che il colosso energetico ha fatto, al contrario, è stato privare dell'elettricità l'intera cittadina di Malacatan che dall'inizio del 2009 aveva iniziato a muovere una protesta massiccia. Al principio i cittadini presentarono denunce dirette alla Commissione Nazionale dell'Energia che, solo nei cinque mesi dello scorso anno, fu inondata da ben 90.358 esposti che riferirono all'autorità garante una serie di infrazioni commesse dall'azienda spagnola che andavano dalle tariffe sproporzionate all'abuso di autorità dei funzionari di fronte ai reclami delle popolazioni rurali. In seguito, di fronte all'immobilità della giustizia, i gruppi di consumatori si unirono in una consulta popolare per chiedere l'espulsione di Deocsa dal Paese, la nazionalizzazione del settore, la creazione di nuove imprese municipalizzate e la riforma della Legge sull'elettricità. La replica della società rispetto a queste istanze non si fece attendere e il 15 dicembe del 2009 si concretizzò in un taglio definitivo dell'elettricità che, tra i gravi disagi, provocò anche la perdita di oltre 40 mila vaccini destinati ai bambini e conservati negli ospedali e nei centri di salute del dipartimento di San Marcos.

E poi la morte. In seguito a questa presa di posizione, che coinvolse ben 60mila persone, alcune organizzazioni raccolsero la sfida e aiutarono la popolazione nella sua protesta che si trasformò di li a poco in un blocco dei pagamenti delle bollette. Tra i gruppi anti-racket si distinse il Frena (Frente de Defensa de los Recursos Naturales y derechos de los pueblos) che lo scorso 13 gennaio perse la sua presidentessa Evelinda Ramirez uccisa in un agguato mentre si ritirava da un incontro con membri della società civile e del governo organizzato proprio dalla Deocsa. Mentre percorreva la strada del ritorno l'autovettura dove Ramirez viaggiava con altri tre membri del Frente de Defensa fu affiancata da un veicolo bianco con a bordo due uomini che prima ferirono l'autista e poi freddarono la donna di appena 26 anni e madre di un bambino di cinque. Tra i tanti argomenti affrontati durante quei colloqui Ramirez ricordò anche l'uccisione, avvenuta il 24 ottobre del 2009, di Victor Galvez uno degli oppositori più intransigenti della protesta raggiunto con trentadue colpi di arma da fuoco mentre usciva da un incontro con un comitato cittadino. Pochi giorni dopo Ramirez fu il turno di Octavio Roblero, numero due del Frena e cognato di Galvez, che lo scorso 17 febbraio fu crivellato di colpi da ignoti a bordo di una macchina mentre chiudeva il suo negozio alla stazione degli autobus di Malacatan. Dopo le vive proteste dei sindacati, dei gruppi civili e dei partiti politici fuori e dentro il Guatemala il 21 marzo scorso altri tre attivisti che si erano spesi nella lotta per l'espulsione di Union Fenosa sono stati "selvaggiamente assassinati a colpi di proiettile e macete" a Ocos, sempre nel dipartimento di San Marcos. Il giorno dopo, nelle dinamiche delle cariche militari sulla popolazione successive allo stato d'assedio dichiarato dal governo, Santiago Gamboa, attivista del Comitato per la nazionalizzazione dell'energia elettrica, venne ucciso "da colpi sparati dell'esercito" secondo quanto sostenuto dal Frente nacional de Lucha por la defensa de los servicios publicos y los recursos naturales (FLN).

Intrigo complesso. É quello che lega, secondo il Fln, il colosso energetico ai cartelli della droga locali e allo stesso governo di Città del Guatemala che, nonostante l'elezione presidenziale dell'esponente di "Unità Nazionale per la Speranza", Alvaro Colom non ha mai smesso di essere succube delle grandi multinazionali straniere. In una situazione rimasta invariata rispetto ai precedenti esecutivi l'idillio tra Union Fenosa e lo Stato del Centro America ha portato negli anni ad una protezione che, dopo la serie di omicidi eccellenti, si è fatta impunità. Roberto Madriz del Fnl ha sostenuto: "Non esiste alcuna evidenza che provi la complicità di Union Fenosa nell'ondata di omicidi dei dirigenti che gli si oppongono. Ma in assenza di prove che puntino in ogni altra direzione non si può neanche escludere come sospetto. In realtà - ha concluso Madriz - non c'è qualcuno in assoluto coinvolto come autore materiale o come mandante. La più assoluta impunità circonda ognuno di questi fatti". Un'indagine indipendente condotta dal Movimento Sindacale Guatemalteco ha, però, evidenziato una responsabilità delle forze di sicurezza nazionali nella maggior parte dei 16 omicidi di sindacalisti avvenuti dall'inizi o della presidenza Colom.

Alle istanze d'intervento rivolte per ben due volte da decine di organizzazioni sociali, politiche e sindacali il governo spagnolo ha risposto con imbarazzanti silenzi. L'unica certezza, fino ad ora, è che Union Fenosa continua a godere dei cospicui crediti Fad che vengono elargiti da Madrid come parte degli Aiuti statali allo sviluppo destinati alle imprese operanti in paesi poveri.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Guatemala
Categoria: Diritti, Risorse, Politica
Luogo: Guatemala