21/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il profumo dei soldi
MercenariPiù di millecinquecento soldati privati sudafricani sarebbero in Iraq al soldo di diverse agenzie che si autodefiniscono “per la sicurezza”. Sono soprattutto sudafricani bianchi e molti di loro, in passato, hanno avuto un ruolo attivo nel perpetrare violenze durante gli anni dell’apartheid. Ne abbiamo parlato con Henrie Boshoff, un analista di problemi militari dell’Institute for Security Studies in Sudafrica

Francois Strydom, sudafricano, è stato ucciso a gennaio da una bomba, scoppiata davanti al suo hotel a Baghdad in Iraq. Con lui c’erano altri sudafricani tra cui Deon Gouws, rimasto gravemente ferito. Che cosa faceva questo gruppo di sudafricani a Baghdad? Erano in Iraq per conto di un’agenzia internazionale, la Erinys, che si occupa formalmente di proteggere siti petroliferi. Erinys ha filiali in tutto il mondo e una anche in Sudafrica.

È una società specializzata nella sicurezza in Africa e in Medio Oriente, si legge nella sua presentazione. La società Erinys ha firmato nel maggio dell’anno scorso un contratto di 39,4 milioni di dollari con la forza militare americana per la protezione dei siti petroliferi.

“È un’agenzia come tante altre” spiega Henrie Boshoff. “Recluta personale da inviare in Iraq per proteggere siti petroliferi, assicurare guardie del corpo al personale delle aziende presenti in Iraq”. Francois Strydom e Deon Gouws facevano parte della polizia segreta nel 1980 durante l’aparteheid. Secondo quanto ha riportato il quotidiano sudafricano Sunday Times, Deon Gouws chiese e ottenne l’amnistia dalla Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione, dopo aver confessato di aver messo dalle 40 alle 60 bombe nelle case di attivisti politici neri. Questo il suo passato.

“Molti ex poliziotti delle forze speciali sudafricane del periodo dell’apartheid, dopo la svolta democratica del paese, sono rimasti disoccupati” racconta Henrie Boshoff dell’Institute for Security Studies.

“A partire per l’Iraq sono soprattutto militari che abbandonano le forze di difesa sudafricane. Molte defezioni tra i bianchi ci sono state nei ranghi della polizia. Poliziotti e militari che sono andati in pensione in anticipo per poter partire per l’Iraq. Circa un centinaio di soldati dell’unità militare speciale che protegge anche il presidente Thabo Mbeki è partita per l’Iraq. Vengono presi da società come la Erinys che assumono guardie del corpo per la sicurezza. Sono soprattutto bianchi, ancora non ho sentito di un nero che lavori come guardia del corpo in Iraq”. A spingerli è la prospettiva di un alto guadagno.

“In due mesi in Iraq un sudafricano guadagna l’equivalente di un anno di stipendio in Sudafrica” racconta Henrie Boshoff. “I contratti durano di solito tre mesi, ma sono rinnovabili. I salari si aggirano sui 70.000 rand al mese che corrispondono a circa 9000 euro. Un militare di carriera in Sudafrica non guadagna più di 1500 euro al mese. E stiamo parlando di uno stipendio alto”. In Sudafrica una legge del 1998 sull’aiuto militare all’estero vieta ai cittadini sudafricani di prestare servizio come mercenari in paesi stranieri. Inoltre la legge stabilisce che il personale di sicurezza (poliziotti e militari) non possa prestare servizio in paesi considerati zone di guerra. Dopo diverse settimane di incertezza, il ministero della difesa sudafricano ha dichiarato l’Iraq teatro di un conflitto armato.

Ora tutti i sudafricani che esercitano un’attività nel settore della sicurezza, dell’informazione, del reclutamento o anche dell’assistenza medica in Iraq possono essere perseguiti.

Sonia Sartori 
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq