16/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo Ucraina e Kirghizistan le proteste 'arancioni' arrivano in Russia: in Bashkiria
Le manifestazioni di KievCome l’onda sismica di un terremoto al contrario che dalle estremità converge verso l’epicentro. Così, l’onda arancione del terremoto rivoluzionario che scuote e abbatte i regimi post-comunisti, partita cinque anni fa dalla periferia dell’ex impero sovietico (nella ex Yugoslavia), si avvicina sempre più velocemente al cuore di quel potere, la Russia, facendo tremare perfino le mura del Cremlino. Dopo la Serbia di Milosevič (2000) è stata la volta della Georgia di Shevardnandze (2003) e poi l’Ucraina di Kuchma (2004), storicamente e geograficamente vicinissima alla Russia. Poi l’onda ha passato i confini della Csi (la Comunità di Stati Indipendenti) arrivando nel Kirghizistan di Akaev. Ora sembra addirittura giunta all’interno della stessa Federazioni Russa (la Bashkiria di Rakhimov), ultimo passo verso l’obiettivo finale: la Russia di Putin.

La Bashkiria e il presidente Murtaza Rakhimov Le proteste in Bashkiria. Ventimila persone sono attese per oggi in piazza a Ufa, capitale della Bashkiria (o Bashkortostan), repubblica russa a maggioranza islamica e ricca di petrolio, situata alle pendici degli Urali meridionali, non lontana dai confini con il Kazakistan. Sull’onda delle rivoluzioni in Ucraina e Kirghizistan, le forze democratiche bashkire hanno deciso di alzare la testa e di portare la gente in strada per protestare contro il regime del presidente Murtaza Rakhimov. Al potere da dodici anni, l’autoritario Rakhimov è accusato di aver instaurato e perpetuato (con elezioni fraudolente) un regime repressivo e corrotto. Le prime manifestazioni di piazza si sono avute dopo i tragici fatti del dicembre scorso, quando nella città di Blagoveshchensk la polizia bashkira, nell’ambito di un’operazione anticrimine, ha compiuto arresti di massa e pestaggi contro centinaia di persone innocenti. Le proteste sono progressivamente cresciute negli ultimi mesi, fino alla grande manifestazione a Ufa del 26 marzo e quella a Mosca del 7 aprile. Ma da oggi l’opposizione bashkira sembra intenzionata a imprimere una svolta ‘in stile ucraino’ alla sua strategia di lotta contro il regime di Rakhimov. Nelle piazza antistante i palazzi del governo, giovani attivisti con fazzoletti arancioni al collo hanno allestito decine di tende dello stesso colore.

La manifestazione bashkira di Mosca del 7 aprile Gli arancioni di Ufa. “Aspettiamo manifestanti da tutta la repubblica – spiega Robert Zagrayev, direttore di una ong locale intervistato da un reporter del Guardian – e speriamo che molti di loro si fermino a Ufa dando vita a una tendopoli di protesta che crescerà mano a mano fino al primo maggio, il giorno in cui inizieranno le manifestazioni a oltranza”.
Una prospettiva che sembra non preoccupare il presidente Rakhimov, che per bocca del suo portavoce, Rostilav Murzagulov, ha dichiarato: “La gente starà in piazza solo perché le opposizioni pagheranno i manifestanti per farlo. E ci staranno per parecchio tempo, dato che quelli di soldi ce ne hanno tanti. Dietro il mito della lotta al dispotismo ci sono infatti potenti gruppi economici che vogliono mettere le mani sulle risorse petrolifere della nostra repubblica” (v. aggiornamento news: domenica 17 aprile, ore 14:56 - Presidente dopo proteste: "Opposizione lavora per forze straniere").
Risorse di cui attualmente godono i papaveri del regime, non certo la popolazione bashkira. “Tramite la compagnia petrolifera ‘Ural’ controllata da suo figlio – ha detto a Radio Free Europe/Radio Liberty Airat Dilmukhametov, leader del Fronte Nazionale Bashkiro, uno dei gruppi più radicali dell’opposizione – Rakhimov sottrae al fisco milioni di dollari. E intanto la gente vive in povertà e subisce gli abusi della sua polizia. Viviamo in una vera dittatura. Putin non può più sostenere questo despota!”.
Il rischio – come ha recentemente sottolineato l’analista politico russo Boris Kagarlitsky, direttore dell’Istituto per lo Studio della Globalizzazione di Mosca – è la radicalizzazione della protesta: “Se Putin non sacrificherà Rakhimov per placare gli animi della gente, le manifestazioni assumeranno toni anti-russi oltre che anti-governativi”.

Manifestazione contro PutinGli arancioni di Mosca. Questa ondata di proteste in Bashkiria – la prima del genere all’interno della Federazione Russa – rappresenta già di per sé un duro colpo alla granitica immagine di stabilità dell’amministrazione Putin. Una stabilità che ultimamente è sempre più minacciata anche nella stessa Repubblica Russa.
Recenti riforme putiniane come l’abolizione della gratuità di alcuni servizi sociali per i pensionati, la cancellazione dell’esenzione dal servizio militare per gli universitari o il progetto di prvatizzazione delle scuole superiori, stanno facendo calare il gradimento popolare di Putin e stanno sollevando una serie di proteste in tutto il paese. L’ultima a Volgograd, la settimana scorsa, ha visto scendere in pazza diecimila persone. Ma ormai la gente, sempre più spesso, scende in piazza anche a San Pietroburgo e a Mosca. E non più solo anziani, pensionati e veterani che reclamano le loro pensioni, ma anche un crescente numero di giovani e intellettuali che, anch’essi ispirati dalle esperienze ucraine e kirghize, sognano una Russia senza Putin.
(Continua lunedì)

Enrico Piovesana

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