Una multinazionale mineraria canadese minaccia l'ambiente. E i governi l'appoggiano
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In
Cile e in Argentina il progetto minerario
Pascua Lama sta avanzando, additato come esempio di successo d’integrazione economica binazionale.
Ma
dopo aver visto i precedenti, ci si chiede se sarà effettivamente un
successo, e per chi.
La
“mineria sostenibile” è e, a quanto pare, rimarrà un mito, come ben sanno i paesi
minerari e le
multinazionali che, basandosi sulle leggi flessibili e/o “flessibilizzabili”,
creano e sviluppano i loro progetti anno dopo anno, con un solo fine: il guadagno.
Concepito a tal fine è, infatti, il progetto dell’azienda canadese Barrick Golden,
la più grande nel
suo paese e la terza nel mondo, che lungi dal voler essere "sostenibile" sfrutterà
un enorme giacimento nei pressi
della frontiera andina tra il Cile e l’Argentina, a 5mila metri d’altezza. La
zona comprende ad ovest la regione d’Atacama (a 600 km a nord di Santiago),
mentre ad est la provincia di San Juan (1.500 km), zona dal clima
desertico, con temperature estreme e con un bisogno impellente di acqua.
Il
progetto della Barrick Golden si chiama Pascua Lama e consiste in una
miniera che comincerà ad essere sfruttata nel 2009, con un investimento di
1.500 milioni di dollari e una vita utile di 20 anni. In questo periodo
produrrà annualmente 5 mila tonnellate di rame concentrato, 18 milioni di once
d’argento e 600mila once d’oro.
I
processi.
L’ottenimento dei minerali avviene tramite un processo tanto semplice quanto
pericoloso: prima si spacca la montagna con una serie di grandi esplosioni, poi
questi pezzi vengono lavorati per “lixiviacion”. In poche parole, interi
blocchi vengono innaffiati con una soluzione di cianuro, che va a catturare
l’oro e l’argento, e con acido solforico perl estrapolare il rame.
I
cumuli di materiale vengono depositati all’interno di enormi vasche, lunghe
fino a sette chilometri e larghe due, che vengono ricoperte da elementi che ne
garantiscano l’impermeabilità. Ma l’esperienza ha dimostrato
che, a causa dei problemi di fabbricazione, a causa degli effetti climatici
(pioggia, neve, terremoti), a causa della corrosione o della negligenza umana,
le
sostanze tossiche finiscono col filtrare, inquinando terra e acqua.
“Per
noi, l’acqua vale più dell’oro”. Dai due lati della Cordigliera si sono alzate molte voci
critiche.
Sul
lato argentino il mega-progetto prevede che si faranno la “lixiviacion” e l’estrazione
di acqua, mettendo dunque a rischio di prosciugamento il fiume Las Taguas e i
suoi affluenti, che si teme verranno anche inquinati con materiali tossici.
Non
solo. Verrà persino divisa in due la zona protetta San Guillermo, quasi
mille ettari che nel 1981 l’Unesco ha dichiarato “Riserva della Biosfera”.
Sul
lato cileno, invece, s’installerà la maggior parte della miniera a cielo
aperto, la polveriera e una discarica di materiale sterile. Da questo lato
arriveranno i camion, con le forniture chimiche, salendo per sinuose vie lungo
corsi d’acqua che alimentano la valle. Ed è stato dimostrato che dal punto di
vista ecologico, Pascua Lama distruggerà tre ghiacciai.
Su
entrambi i lati della valle, infine, i campi coltivati distribuiti lungo i
corsi d’acqua che nascono dalla Cordigliera, vedranno i loro raccolti in
pericolo, sia per la qualità dei prodotti che per la perdita di valore sul
mercato. Gli agricoltori, dunque, sono sul piede di una guerra alla Davide
contro Golia.
Però… Per le autorità di entrambe le
nazioni Pascua Lama si farà, senza se e senza ma. Anzi, il progetto viene
sbandierato come un esempio dell’efficienza dell’ Accordo Binazionale cileno-argentino.
Firmato
nel 1997, con un aggiornamento nel 1999, l’accordo permette il transito senza
restrizioni delle multinazionali in entrambi i paesi. In Argentina, in
particolare, dà la possibilità di fare test e
sfruttare le riserve naturali anche delle zone protette.
Se in
Argentina non esistono ancora tutti i permessi ambientali per mettere in
pratica pienamente l’accordo, in Cile l’approvazione dello Studio d’Impatto
Ambientale aspetta ancora. L’azienda dovrà spiegare come si farà a traslocare
i
ghiacciai a rischio e le conseguenze dello scavo, appena ultimato, di una galleria
di quasi 6 chilometri, che attraversa la Cordigliera.
Il
18 aprile, in San Juan, Argentina, si riuniranno le autorità delle
regioni a rischio per parlare del progetto della multinazionale. Chissà quanto
peso avrà in quella discussione il fatto che la Barrick Golden ha un
contenzioso aperto proprio nel vicino Perù (provincia di Huaraz), dove governo
e popolazione denunciano il mancato pagamento delle tasse e il massiccio
inquinamento dell’area.