24/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Kasim, attivista pacifista dell' International Solidarity Movement
International Solidarity MovementL’International Solidarity Movement, è un movimento pacifista formato da attivisti palestinesi e israeliani e internazionali che lavorano Palestina libera e per la fine dell’occupazione israeliana. L’ISM utilizza metodi di resistenza non violenti e azioni dirette per affrontare e sfidare le forze di occupazione israeliana.

La prima campagna effettuata dall’ISM, è stata nel mese di agosto del 2001. Dall’8 al 19 agosto infatti circa cinquanta civili stranieri, provenienti soprattutto dalla Gran Bretagna e dagli Usa, hanno preso parte ad un’azione di protesta e di testimonianza contro la brutalità dell’occupazione e le ingiustizie commesse dalle forze di occupazione israeliane contro i civili palestinesi.

La seconda campagna è stata fatta a dicembre del 2001. Circa settanta attivisti internazionali hanno partecipato alla C.C.O., la “Campagna Contro l’Occupazione” che si è concentrata nei villaggi e nelle città chiave della Palestina duramente colpite in questi anni dalle forze israeliane con mezzi pesanti come i Tanks, elicotteri e aerei F-16.

La terza campagna dell’ISM sarebbe dovuta iniziare il 29 marzo del 2002, ma in quello stesso giorno le forze di occupazione di Israele hanno preso d’assalto Ramallah e rioccupato la città. Così come hanno fatto in ogni altra città palestinese della West Bank (tranne Gerico) e hanno proseguito con settimane di coprifuoco. Gli attivisti internazionali di ISM hanno violato più volte il coprifuoco e gli ordini israeliani nelle “closet military zones” per sostenere gli aiuti umanitari, arrivando spesso prima delle organizzazioni di solidarietà ufficiali.

International Solidarity Movement Kasim è un ragazzo italiano, è attivista pacifista dell’ ISM. Kasim è i suoi compagni hanno vissuto e documentato – anche con un video – gli abusi, le violenze e le umiliazioni subite ogni giorno dal popolo palestinese. Loro hanno visto. Hanno visto la distruzione e la morte, la speranza e la fede, la rabbia e l’orgogliodi un popolo. Loro sono stati arrestati: l’azione alla quale stavano partecipando era pacifica.

“Noi – inizia il suo racconto Kasim - siamo stati nei Territori Occupati per l’ultima volta, l’estate scorsa ( 2003 ) dopo aver fatto un corso di preparazione con il servizio civile internazionale di Roma, che è stato il partner ufficiale di ISM. Durante il corso ci è stato spiegato, da un ragazzo palestinese, a quali rischi saremmo andati incontro e come ci saremmo dovuti comportare in caso di necessità.” “ Siamo partiti singolarmente per Israele. Se per caso avessimo raggiunto Gerusalemme in gruppo avremmo sicuramente avuto delle grandi difficoltà a entrare nei Territori Occupati.

Arrivati a destinazione abbiamo dovuto lavorare molto con la fantasia. Bisogna inventare alcune scuse per poter passare i check point. Io ad esempio ho finto di essere un turista che stava percorrendo un itinerario religioso. Una sorta di pellegrino. Fortunatamente siamo riusciti ad entrare tutti. Per quanto riguarda la nostra azione più visibile è avvenuta a Mash’ – qui il suo tono di voce cambia e diventa molto serio – a sud ovest di Nablus, il posto dove fino a questa estate arrivava il muro. Noi siamo andati li, abbiamo presidiato una casa che si trovava nella traiettoria dei lavori in corso, per evitare che il muro fosse costruito. Siamo rimasti li tre giorni a guardare cosa stavano facendo.

Durante la notte fra il secondo e il terzo giorno abbiamo visto che l’esercito si stava preparando a fare irruzione e anche noi ci siamo organizzati. La mattina seguente sono avvenuti gli arresti. Questo forse è stato il momento più brusco. Sicuramente per le maniere forti utilizzate dai soldati. Fortunatamente io me la sono cavata. Forse perché avevo il ruolo di fotografo e, stando al di fuori del perimetro della casa che avevamo occupato, non sono stato arrestato. Fra l’altro ero in possesso, ed è stata una grande responsabilità per me, di quasi tutta la documentazione (film e foto) del nostro gruppo.

La situazione era alquanto strana. I ragazzi fermati sono stati condotti in un posto di polizia nella colonia di Ariel abitata da circa 40mila coloni. Però non sono stati trattati tutti nello stesso modo, quelli che provenivano dall’Europa hanno ricevuto un trattamento di riguardo.

Hanno chiesto loro perfino come volevano la cena. I pacifisti israeliani – che Karim definisce testualmente “tostissimi” -, invece hanno avuto un trattamento diverso. Sono stati offesi e tenuti sott’occhio in maniera particolare. Quelli trattati peggio sono stati i palestinesi. Li hanno insultati e reclusi per una settimana. Non tutti lo sanno ma ci sono moltissimi palestinesi pacifisti che preferiscono il dialogo in risposta agli attacchi suicidi”.

"Con l'uccisione dello sceicco Yassin, le cose non andranno certo per il meglio. Questa potrebbe essere stata la goccia che fa traboccare il vaso. Non sono certo io che devo dire che la Palestina è come una bomba pronta ad esplodere. Se poi c'è qualcuno che accende la miccia..."

L' ISM chiede l'intervento internazionale immediato per proteggere il popolo palestinese e per assicurare che Israele si conformi alla leggi internazionali. Per il popolo palestinese, gli attivisti pacifisti di ISM sono una risorsa importantissima, testimoni e divulgatori delle umiliazioni e delle ingiustizie che quotidianamente avvengono nei Territori.

Alessandro Grandi 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Israele - Palestina