dal nostro inviato

Nel
caracol di Oventic, una casetta di legno viene utilizzata come aula
per l’insegnamento dell'informatica. Nulla di strano se non il professore che
è
made in Usa.
“Buenos dias, da dove vieni?”
“Originariamente provengo dagli Stati Uniti d’America... però ormai sono
sei anni che vivo qui, in Messico”. Sono queste le parole di un
ragazzone grande e grosso, con i capelli lunghi e biondi, raccolti a
coda di cavallo. Non sappiamo come si chiama, non lo dice, non è
importante.
Lui insegna informatica agli indigeni, nel caracol di Oventic, uno
dei più importanti centri zapatisti Tzotziles, in Chiapas.
“Possiamo
farti qualche domanda?” gli chiediamo. “Non rilascio interviste. Il mio
scopo non è far notizia. Non sono qui per questo”, risponde sorridendo
con timidezza, facendoci intuire che stiamo anche disturbando la
lezione.
Scuola Oventic. Siamo nel
caracol di Oventic, davanti alla porta
aperta di una casetta di legno coloratissima, ricca di raffigurazioni
zapatiste, di inni alla lotta per l’autonomia indigena, disegni che
raffigurano il mais (quasi sacro in questa regione del mondo), tutto
sovrastato dall’immancabile stella rossa simbolo dell’
Ezln, l’Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale. L’aula si affaccia sul lungo viale
di questo
caracol che fino a poco tempo fa si chiamava come gli altri
punti di incontro,
aguacalientes. Il viale del
caracol di Oventic
termina con un campetto di basket, dove si sta giocando una
combattutissima partita fra ragazze indigene Tzotziles vestite tutte
uguali in abiti dai colori sgargianti. Alla destra dell’aula una
tienda, negozio di prodotti artigianali indigeni, alla sua sinistra alcune
abitazioni con annesso un piccolo orticello. Davanti all’aula si trova
la famosa clinica, La Guadalupana, inaugurata da Anastasio
responsabile della sanità del
caracol, nel 1992, “il 28 febbraio”
ricorda orgoglioso.
La classe. All’interno della classe ci sono sei postazioni con
altrettanti computer portatili, di ultima generazione. Davanti a
ognuno c’è uno studente che sta carpendo informazioni utili per
imparare ad usarlo. Sulla parete una lavagna. Sulla lavagna sono
segnati dei dati: cinquanta pesos per la cena del 5 aprile, duecento
pesos per la benzina del 6 aprile, settantacinque pesos per i trasporti
del 7 aprile, e così via. Sono gli esempi che il Professore dà agli
alunni per insegnare loro come si usa un foglio di calcolo matematico.
Mentre spiega cosa devono fare, si avvicina agli studenti e con la sua
mano gigante (sarà alto almeno due metri), li aiuta nella difficile
impresa di usare il mouse contemporaneamente alla tastiera. Tutti
questi insegnamenti serviranno in futuro per tenere la contabilità
della comunità. Lo scopo è quello di rendere ulteriormente autonomi
questi indigeni piccoli piccoli dalla grande dignità.
In religioso silenzio ascoltano ciò che il professore dice loro e
prendono appunti su dei foglietti di carta. Non alzano lo sguardo dal
monitor nemmeno quando hanno delle domande da fare. Non ve ne è la
necessità. Qui le lezioni non si pagano, non esiste la fretta, tanto
meno un giudizio finale.
Non solo informatica. Non si insegna solo l’informatica in queste zone
autonome zapatiste. Il tema della salute tiene banco ogni giorno,
sempre di più. E allora si tenta di preparare giovani leve che vadano
per le comunità ad affrontare le difficoltà quotidiane in tema di
salute. Dentisti, ginecologi, chimici e oculisti sono le figure
professionali che servono maggiormente e di cui la popolazione ha
enorme bisogno. Si chiamano promotori della salute. La loro esperienza
determina anche il loro livello di preparazione. Per
lo più sono giovani ragazzi e ragazze che vengono istruiti da medici stranieri,
infermieri oppure organizzazioni
non governative che a turno arrivano qui in Chiapas a dare una
mano in questa che é considerata una zona di conflitto a bassa
intensità. Sono loro il futuro “sanitario” dell’autonomia.