14/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'aula d'informatica nel cuore del caracol di Oventic. Con un professore made in Usa
dal nostro inviato
Alessandro Grandi

Caracol di Oventic, aula d'informatica Nel caracol di Oventic, una casetta di legno viene utilizzata come aula per l’insegnamento dell'informatica. Nulla di strano se non il professore che è made in Usa.

“Buenos dias, da dove vieni?”
“Originariamente provengo dagli Stati Uniti d’America... però ormai sono sei anni che vivo qui, in Messico”. Sono queste le parole di un ragazzone grande e grosso, con i capelli lunghi e biondi, raccolti a coda di cavallo. Non sappiamo come si chiama, non lo dice, non è importante.
Lui insegna informatica agli indigeni, nel caracol di Oventic, uno dei più importanti centri zapatisti Tzotziles, in Chiapas.
“Possiamo farti qualche domanda?” gli chiediamo. “Non rilascio interviste. Il mio scopo non è far notizia. Non sono qui per questo”, risponde sorridendo con timidezza, facendoci intuire che stiamo anche disturbando la lezione.
 
Scuola Oventic. Siamo nel caracol di Oventic, davanti alla porta aperta di una casetta di legno coloratissima, ricca di raffigurazioni zapatiste, di inni alla lotta per l’autonomia indigena, disegni che raffigurano il mais (quasi sacro in questa regione del mondo), tutto sovrastato dall’immancabile stella rossa simbolo dell’Ezln, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. L’aula si affaccia sul lungo viale di questo caracol che fino a poco tempo fa si chiamava come gli altri punti di incontro, aguacalientes. Il viale del caracol di Oventic termina con un campetto di basket, dove si sta giocando una combattutissima partita fra ragazze indigene Tzotziles vestite tutte uguali in abiti dai colori sgargianti. Alla destra dell’aula una tienda, negozio di prodotti artigianali indigeni, alla sua sinistra alcune abitazioni con annesso un piccolo orticello. Davanti all’aula si trova la famosa clinica, La Guadalupana, inaugurata da Anastasio responsabile della sanità del caracol, nel 1992, “il 28 febbraio” ricorda orgoglioso.
 
Studenti di informatica nell'aula del caracol di Opentic La classe. All’interno della classe ci sono sei postazioni con altrettanti computer portatili, di ultima generazione. Davanti a ognuno c’è uno studente che sta carpendo informazioni utili per imparare ad usarlo. Sulla parete una lavagna. Sulla lavagna sono segnati dei dati: cinquanta pesos per la cena del 5 aprile, duecento pesos per la benzina del 6 aprile, settantacinque pesos per i trasporti del 7 aprile, e così via. Sono gli esempi che il Professore dà agli alunni per insegnare loro come si usa un foglio di calcolo matematico.
Mentre spiega cosa devono fare, si avvicina agli studenti e con la sua mano gigante (sarà alto almeno due metri), li aiuta nella difficile impresa di usare il mouse contemporaneamente alla tastiera. Tutti questi insegnamenti serviranno in futuro per tenere la contabilità della comunità. Lo scopo è quello di rendere ulteriormente autonomi questi indigeni piccoli piccoli dalla grande dignità.
In religioso silenzio ascoltano ciò che il professore dice loro e prendono appunti su dei foglietti di carta. Non alzano lo sguardo dal monitor nemmeno quando hanno delle domande da fare. Non ve ne è la necessità. Qui le lezioni non si pagano, non esiste la fretta, tanto meno un giudizio finale.  

Aula di informatica nel caracol di Opentic, Chiapas Non solo informatica. Non si insegna solo l’informatica in queste zone autonome zapatiste. Il tema della salute tiene banco ogni giorno, sempre di più. E allora si tenta di preparare giovani leve che vadano per le comunità ad affrontare le difficoltà quotidiane in tema di salute. Dentisti, ginecologi, chimici e oculisti sono le figure professionali che servono maggiormente e di cui la popolazione ha enorme bisogno. Si chiamano promotori della salute. La loro esperienza determina anche il loro livello di preparazione. Per lo più sono giovani ragazzi e ragazze che vengono istruiti da medici stranieri, infermieri oppure organizzazioni non governative che a turno arrivano qui in Chiapas a dare una mano in questa che é considerata una  zona di conflitto a bassa intensità. Sono loro il futuro “sanitario” dell’autonomia. 
Categoria: Popoli
Luogo: Messico
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