stampa
invia
Jerome Starkey, corrispondente del Times dall'Afghanistan, conferma che Daud Ahmadi, portavoce del governatore di Helmand, ha parlato di 'confessione' da parte degli italiani?
Io non so perché oggi Ahmadi abbia fatto marcia indietro. Ribadisco che in due occasioni ha detto che gli italiani hanno confessato ciò che veniva addebitato loro, ovvero il tentativo di organizzare un complotto per uccidere il governatore della provincia. La mia prima impressione è stata che si trattasse di una cosa insolita, ed io per primo sono rimasto fortemente sorpreso da una tale dichiarazione. Per questo gliel'ho chiesto una seconda volta. Lui ha risposto che gli italiani e gli altri avevano confessato il loro crimine.
La posizione di Ahmadi risulta ambigua, egli oggi nega di aver detto tutto ciò. Come ti spieghi il perchè della sua 'smentita'?
Non posso fare speculazioni sul perché si sia rimangiato tutto. Le ragioni possono essere diverse, ma non voglio fare congetture sul perché ieri abbia dato una versione e oggi un'altra. Tra le molte cose che ha detto ieri, e con me c'era un interprete, ve ne erano alcune così bizzarre che non le abbiamo neppure pubblicate. Tra queste anche quella che alcuni medici 'farabutti' di Emergency avrebbero eseguito amputazioni non necessarie a poliziotti e soldati afgani. Questa cosa mi ha molto colpito, l'ho ritenuta talmente bizzarra da non ritenerla degna di pubblicazione.
Il Guardian l'ha riportata, invece, insieme alla notizia diffusa dalla Cnn che i dipendenti di Emergency, sempre secondo Ahmadi, sono responsabili dell'omicidio dell'interprete del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, Ajmal Naqshbandi.
Ieri le autorità afgane e i media afgani hanno anche parlato di un possibile coinvolgimento di Rahmatullah Hanefi (responsabile della sicurezza dell'ospedale di Lashkargah, ndr) nella morte di Ajmal Naqshbandi. Un'accusa che era già stata fatta nel 2007 e che ieri è stata ribadita dai media. Non da Ahmadi, però.
Tornando al portavoce che smentisce se stesso, le dichiarazioni della presunta 'confessione' hanno provocato un terremoto in Italia. Tu conosci Emergency e le sue attività?
Sì, so che in Panshir, a Kabul, a Lashkargah Emergency fa un lavoro eccezionale. Prendono sempre rischi enormi. Io ero a non più di 200 metri dall'ospedale di Emergency a Lashkargah il 20 agosto 2009, giorno delle elezioni afgane. Un razzo lanciato dai talebani ha ucciso un ragazzino di 15 anni e ne ha ferito gravemente il fratello. Ho visto un'ambulanza di Emergency accorrere, sotto il lancio di altri razzi, e sono rimasto veramente colpito dal coraggio di questi uomini che si rischiavano la vita per soccorrere i feriti. Hanno fatto un lavoro fantastico.
Alla luce di questo, non ti sono suonate assurde le dichiarazioni di Ahmadi sulla 'confessione'?
Ripeto: sono rimasto fortemente, e sottolineo fortemente sorpreso del fatto che i medici italiani abbiano potuto 'confessare'. Non l'ho riportato come un fatto, ma come un'accusa mossa dal portavoce del governatore. E ho anche messo in chiaro come una tale accusa non potesse al momento essere smentita da nessuno, perché nessuna delle persone coinvolte era al momento raggiungibile. Mi ha molto sopreso la dichiarazione, ma mi sorprenderebbe ancora di più se fosse vera.
Pensi che possa essere un complotto contro Emergency?
Non voglio fare speculazioni. In Afghanistan, su accadimenti come questi, è sempre possibile che ci siano elementi a sostegno di una motivazione politica. Tuttavia, i militari della Nato dicono di aver trovato armi nella struttura di Emergency. Non ho elementi sufficienti per poter dire che si tratti di una deliberata cospirazione contro Emergency. Davvero, non so cosa stia accadendo. So solo che è qualcosa di molto insolito, direi quasi oscuro. Una cosa so, che uno dei tre italiani fermati, ogni qualvolta si presentasse qualcuno armato, che si trattasse di polizia afgana, di militari Nato, talebani, li rimproverava aspramente. Mi meraviglierebbe davvero parecchio che uno così possa essere implicato in un complotto per fare fisicamente del male a un altro essere umano.
Luca Galassi