13/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Sujit Mandal, ex allievo di Madre Teresa che si occupa dei poveri del Bengala occidentale
  Bambù school, copyright Adolfo Pugliese
Nelle campagne a sud di Calcutta, capitale dello stato del Bengala occidentale, lungo le strade di terra battuta che sfumano dal rosso all’ocra, si incontrano le scuole di bambù e le piccole cliniche del dottor Sujit Mandal, fondatore nel 1990 dell’Institute for Indian Mother and Child (Istituto per le mamme e i bambini indiani, Iimc) ed ex allievo di Madre Teresa. La luce filtra dentro le aule-capanne illuminando i volti dei bambini. Fuori, nel cortile, un gruppo di donne in sari discute con alcuni volontari. Madri e figli sono i destinatari e l’anima del Calcutta Village Project, ideato dal medico nei primi anni Novanta e che consiste in diverse attività di sviluppo: assistenza ed educazione sanitaria, istruzione, microcredito e costruzione di pozzi per i più poveri. Tra loro, infatti, ci sono anche i cosiddetti ‘intoccabili’, ovvero gli esclusi dal sistema delle caste. “Il Mahatma Ghandi - dice Mandal - li chiamava ‘horizon’. E’ un’immagine di speranza per indicare chi si trova all’ultimo gradino della scala sociale, laddove finiscono gli agglomerati urbani e la ricchezza e iniziano le campagne remote. Noi ci occupiamo di queste persone, perché – come insegnava il Mahatma - i poveri rappresentano il futuro dell’India”.
 Abbiamo incontrato Mandal a Milano, il primo appuntamento di un viaggio organizzato per promuovere i programmi umanitari della sua organizzazione. Ha 47 anni, ma il suo sguardo è limpido e diretto come quello di un ragazzo. Nato in Bangladesh, si trasferì a Calcutta per frequentare l’università di medicina. Dopo la laurea, Madre Teresa gli affidò la direzione della “Casa dei poveri”, l’ospizio da lei creato. Ma il giovane Sujit aveva già chiari in mente i suoi obiettivi e dopo due anni lasciò la Casa per fondare una sua associazione nelle campagne dove non arrivava alcun aiuto. In una vecchia stalla abbandonata installò la sua prima clinica, un ambulatorio essenziale dove curava circa venti bambini al giorno. Oggi, grazie al sostegno di diverse organizzazioni internazionali (tra cui in Italia l’Associazione progetto Calcutta onlus - vai all'intervista), l’Iimc ha 300 collaboratori, in gran parte volontari e assiste 5mila bambini al mese. Altri 1800 ragazzi sono stati adottati a distanza e in questo modo sono stati trovati i mezzi per permettere loro di frequentare la scuola. Fino ad oggi, poi, 2.200 donne hanno ricevuto microcrediti per sviluppare piccole attività imprenditoriali. In un’India avviata a diventare il secondo colosso economico asiatico dopo la Cina, la povertà sfiora ancora l’80 per cento della popolazione. Una contraddizione che ha bisogno di risposte immediate. Ecco il pensiero del coraggioso medico indiano.
 
 

Francesca Lancini

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