I diritti violati non fanno notizia. Ma rendono molto

In
Italia il dibattito sulla Cina si limita nelle
ultime settimane alla questione economica: dazi sì, dazi no.
La Cina è vicina perchè minaccia o danneggia il nostro
tessuto economico. Fa concorrenza e stronca le nostre piccole
imprese, al nord come al sud. I prezzi dei prodotti di Pechino sono
per le imprese italiane impossibili da garantire.
Ma
soprattutto la Cina è nel mondo uno dei campioni della
violazione dei diritti umani. Questione che raramente fa notizia in
sé. Più spesso viene indicata come uno dei motivi per i
quali il Paese realizzi performance economiche strabilianti: “Per
forza riescono a tenere bassi i prezzi, si sente dire a illustri
economisti, sfruttano la mano d'opera, loro possono”. Quasi che
s'invochi anche per i lavoratori occidentali lo stesso trattamento.
Tanto che qualcuno arriva anche a pensare ad un'abrogazione
dell'embargo sulla vendita di armi alla repubblica popolare, proprio
mentre questa approva una legge che minaccia una guerra contro
Taiwan.

Intanto
però la Cina è un paese in cui non esiste un sindacato
degno di questo nome, non esistono organizzazioni che difendano i
diritti umani.La libertà religiosa non è garantita. I
dissidenti vengono incarcerati, quando non uccisi. La popolazione
delle campagne vive in condizioni di totale miseria mentre pochi
fortunati cittadini si arricchiscono. E' di oggi la statistica che
vede il paese al vertice della classifica delle morti in miniera
(1.113 solo dall'inizio dell'anno). Internet è controllato e
censurato dal regime. Ugualmente Pechino si fa beffe del protocollo
di Kyoto e considera un intralcio la tutela dell'ambiente.
Di
fatto la popolazione cinese è semplicemente lo strumento nelle
mani dei suoi governanti che ambiscono ad uno sviluppo sfrenato a
scapito della natura. Che questo abbia una ricaduta positiva
sull'economia nel breve periodo può anche essere. Ma la
questione dei diritti non può, in Cina né altrove,
essere considerata secondaria. Né materia per anime belle e
utopisti senza se e senza ma. Ne prendano nota anche gli economisti