12/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'altra scossa e la corsa per sfamare i sopravvissuti nel nord dell'Indonesia
  persone in strada dopo la scossa a Siberut
Domenica la terra ha tremato ancora a Sumatra, nel nord dell’Indonesia. Di nuovo in un giorno di festa, domenica, e a sole due settimane dall’ultimo sisma che ha colpito il Sud est asiatico. I media internazionali non ne hanno quasi parlato perché per fortuna la scossa non ha toccato tutti i Paesi sull’Oceano indiano e non ha provocato vittime o feriti, ma nella regione remota di Sumatra la popolazione è stata colta ancora una volta dal panico e ha cominciato ad abbandonare le proprie case. Gruppi di persone sono corsi via, con bambini e beni di prima necessità sulle spalle, verso i luoghi più alti, dove il temuto tsunami non sarebbe potuto arrivare.  Il terremoto è stato di magnitudo 6,7 della scala Richter ed ha avuto il suo epicentro vicino all’isola di Siberut, 270 chilometri a sud-ovest di Medan, una delle principali città di Sumatra. Anche questa volta, come il 28 marzo scorso, i sistemi di allerta “improvvisati” hanno funzionato: il sindaco di Padang ha invitato gli abitanti a lasciare le loro abitazioni dalla radio, il passaparola ha fatto il resto.
 
Bambini in campo profughi di NiasA nord di Siberut, solo toccata dal sisma, tuttavia, la situazione resta drammatica. Nell’isola di Nias, devastata dalla violenta scossa di diciassette giorni fa, si stima che siano morte 1300 persone e un’altra ventina nella vicina Simeleue. Nell’Indonesia settentrionale colpita anche dallo tsunami del 26 dicembre scorso, molte organizzazioni umanitarie si sono trovate così a lavorare su più fronti. Per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) sia in Aceh (la regione in cui ci sono  state più vittime il 26 dicembre) sia a Nias e Simeleue la priorità è evitare che le persone soffrano la fame. Secondo il vice direttore esecutivo del Pam, Jean Jacques Graisse, finora si sarebbe riusciti a contenere i casi di malnutrizione “ma – spiega - non dobbiamo accontentarci di questo risultato. L’ultimo terremoto (del 28 marzo, ndr.) ha dimostrato quanto siano vulnerabili le persone di questa regione”.
  cartina dell'Indonesia
Il Pam sta utilizzando tre navi per trasportare grandi quantità di alimentari a Nias e Simeulue, dove al momento ben 200mila persone hanno bisogno di cibo. Finora ne ha scaricati mille tonnellate. In realtà anche queste isole erano state colpite dall’onda anomala di Santo Stefano e il Pam aveva già provveduto ad aiutare 22mila persone a Simelue e 2mila a Nias. Allo stesso tempo, l’agenzia  Onu sta cercando di assistere i 600mila sfollati dell’Aceh e del nord di Sumatra. In questa fase di ricostruzione i numeri sono enormi e moltissimi gli impegni dei soccorritori. Oltre a sfamare le vittime “stiamo lavorando – continua Graisse – per aiutare i sopravvissuti a ricostruire le case e le loro comunità”. Intanto, però, ci sono degli obiettivi primari: l’anello debole di questa tragedia sono le donne e i bambini. La sfida che si presenta al Pam è innanzitutto nutrire 130mila bambini sotto i cinque anni di età, 350mila delle scuole elementari e 55mila donne incinta e balie che devono allattare i piccoli.

Francesca Lancini

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