
Domenica la terra ha tremato
ancora a Sumatra, nel nord dell’Indonesia. Di nuovo in un giorno di festa,
domenica, e a sole due settimane dall’ultimo sisma che ha colpito il Sud est asiatico.
I media internazionali non ne hanno quasi parlato perché per fortuna la scossa
non ha toccato tutti i Paesi sull’Oceano indiano e non ha provocato vittime o
feriti, ma nella regione remota di Sumatra la popolazione è stata colta ancora
una volta dal panico e ha cominciato ad abbandonare le proprie case. Gruppi di
persone sono corsi via, con bambini e beni di prima necessità sulle spalle,
verso i luoghi più alti, dove il temuto tsunami non sarebbe potuto arrivare. Il terremoto è stato di magnitudo 6,7 della
scala Richter ed ha avuto il suo epicentro vicino all’isola di Siberut, 270
chilometri a sud-ovest di Medan, una delle principali città di Sumatra. Anche
questa volta, come il 28 marzo scorso, i sistemi di allerta “improvvisati”
hanno funzionato: il sindaco di Padang ha invitato gli abitanti a lasciare le
loro abitazioni dalla radio, il passaparola ha fatto il resto.

A nord di Siberut, solo
toccata dal sisma, tuttavia, la situazione resta drammatica. Nell’isola
di
Nias, devastata dalla violenta scossa di diciassette giorni fa, si
stima che
siano morte 1300 persone e un’altra ventina nella vicina Simeleue.
Nell’Indonesia
settentrionale colpita anche dallo tsunami del 26 dicembre scorso,
molte
organizzazioni umanitarie si sono trovate così a lavorare su più
fronti. Per il
Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) sia in Aceh (la
regione
in cui ci sono state più vittime il 26
dicembre) sia a Nias e Simeleue la priorità è evitare che le persone
soffrano la fame. Secondo il vice direttore esecutivo del Pam, Jean
Jacques
Graisse, finora si sarebbe riusciti a contenere i casi di malnutrizione
“ma –
spiega - non dobbiamo accontentarci di questo risultato. L’ultimo
terremoto (del 28 marzo, ndr.) ha
dimostrato quanto siano vulnerabili le persone di questa regione”.

Il Pam sta utilizzando tre
navi per trasportare grandi quantità di alimentari a Nias e Simeulue, dove al
momento ben 200mila persone hanno bisogno di cibo. Finora ne ha scaricati mille
tonnellate. In realtà anche queste isole erano state colpite dall’onda anomala
di Santo Stefano e il Pam aveva già provveduto ad aiutare 22mila persone a
Simelue e 2mila a Nias. Allo stesso tempo, l’agenzia Onu sta cercando di assistere i 600mila
sfollati dell’Aceh e del nord di Sumatra. In questa fase di ricostruzione i
numeri sono enormi e moltissimi gli impegni dei soccorritori. Oltre a sfamare
le vittime “stiamo lavorando – continua Graisse – per aiutare i sopravvissuti
a
ricostruire le case e le loro comunità”. Intanto, però, ci sono degli obiettivi
primari: l’anello debole di questa tragedia sono le donne e i bambini. La sfida
che si presenta al Pam è innanzitutto nutrire 130mila bambini sotto i cinque
anni di età, 350mila delle scuole elementari e 55mila donne incinta e balie che
devono allattare i piccoli.