12/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I bananeros sono esasperati e pronti a tutto. Il governo non reagisce
scritto per noi da
Giorgio Trucchi
 
Bananeros pronti a darsi fuocoI bananeros ammalati a causa del pesticida Nemagòn non si arrendono. Dopo oltre 40 giorni di sit-in, nulla di concreto è stato ottenuto. E il gioco si fa duro.
Dopo l'illusione iniziale, quando i coltivatori di banane erano stati ricevuti dal governo e qualche loro richiesta era stata accettata, l'indifferenza è tornata a farla da padrone.
 
Una giornata difficile. Mercoledì 6 aprile, dunque, il settore dei bananeros ha improvvisamente disdetto una conferenza stampa convocata per le 10 di mattina e ha occupato le strade che portano alla Asamblea Nacional, dove sono accampati con migliaia di persone.
Da alcuni giorni i settori in lotta si stavano lamentando che, dopo oltre un mese di permanenza a Managua, i risultati erano comunque molto pochi e che i deputati si erano sempre rifiutati di parlare con loro, non presentandosi più volte a riunioni concordate.
E così i settori in lotta hanno deciso di alzare il livello dello scontro, iniziando una vera e propria disobbedienza civile. Nel luogo della concentrazione centinaia di persone ammalate hanno preso in mano bottigliette piene di benzina, pronte a darsi fuoco.
 
Pronti a darsi fuoco. "Se intervengono i corpi speciali della polizia per farci andar via abbiamo già distribuito alla gente 120 litri di benzina - racconta Victorino Espinales, presidente dell'associazione degli ex bananeros ammalati (Asotraexdan) -  e sarà il governo l'unico responsabile di quanto accadrà. E' una protesta forte e le conseguenze ricadranno sui governanti. Che cosa abbiamo ancora da perdere? Abbiamo già perso tutto con queste malattie. Su La Prensa è stata pubblicata un'analisi psicologica delle persone che sono qui da oltre un mese. La loro anima è completamente morta e la situazione è così grave che ci sarebbe bisogno di un supporto psicologico immediato. Fino a oggi abbiamo protestato civilmente, ma adesso basta e abbiamo deciso di rompere l'ordine per far valere i nostri diritti. Fino a oggi solo il Ministro della Sanità si è dimostrato disposto ad ascoltare le nostre richieste. Di fronte a questo grave disinteresse, procederemo con quanto promesso: ci interreremo vivi e faremo lo sciopero della fame. Io sarò il primo a farlo. E, all’estremo, siamo anche disposti a bruciarci vivi. Ci sono già più di 40 persone ricoverate in ospedale da quando è iniziato il nostro sit-in, e nessuno dice niente.
I deputati ci hanno convocati varie volte e alla fine non ci ricevono mai perché, dicono, sono molto occupati. Prima di Pasqua se ne sono andati in vacanza a bere guaro (liquori), dopo Pasqua sono tornati de goma (dolori del dopo sbornia) e non vogliono lavorare".
 
Dimostrazioni studentesche contro il carovitaTutti per uno. La società civile nicaraguense ha partecipato attivamente alla protesta, difendendo la posizione dei settori in lotta. Vidaluz Meneses della Coordinadora Civìl non ha potuto trattenere le lacrime nel raccontare la totale insensibilità delle istituzioni nicaraguensi di fronte a questo dramma del Nemagòn e alla situazione tragica che sta vivendo il Paese: "Gli interessi economici sono ormai più importanti della vita dei nicaraguensi. Stiamo trovando solo porte chiuse e il rifiuto ad ascoltarli. Siamo testimoni che questa gente ammalata ha ormai provato di tutto e quindi qualsiasi cosa faranno in futuro staremo con loro perché hanno ragione. Le istituzioni stanno voltando le spalle al popolo. I bananeros non stanno chiedendo solo risposte per sé o per i cañeros, ma sono richieste integrali per il futuro del Nicaragua. Se non si ferma l'inquinamento delle acque, l'uso indiscriminato dei pesticidi, se non si procede alla riforestazione, non ci sarà un futuro per il Nicaragua”
 
Manifestazioni studentescheLa denuncia. Bayardo Izabà del Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) dice: “Voglio denunciare che il governo ha ostacolato il processo di negoziazione con i settori in lotta e c'è un motivo ben concreto. Uno di questi pesticidi, il Metamidofos, viene prodotto dallo stesso Ministro dell'agricoltura, Augusto Navarro, nella sua impresa San Cristòbal nella zona di Chinandega".
"Mentre la gente sta morendo - conclude - i deputati hanno sospeso tutte le sedute parlamentari per tutta la settimana, in segno di lutto per la morte del Papa.
Il tempo sta passando veloce. Sono ormai 45 giorni che sono partiti da Chinandega, un periodo lunghissimo per le condizioni fisiche in cui versano, e all'orizzonte non si vedono ancora accordi sicuri".
 
Una Managua nel caos. Il sette aprile, mentre i bananeros dimostravano in mezzo alla strada, si è unita anche la marcia degli studenti contro l'aumento dei trasporti e per chiedere un piano d'emergenza energetica. In migliaia hanno attraversato Managua e hanno solidarizzato con i bananeros.
Parallelamente, i taxisti dimostravano il loro disaccordo con le politiche del Ministro dei Trasporti, Pedro Solorzano, e occupavano varie parti della città scontrandosi con la Polizia. Sono parecchie decine gli arrestati.
Il Paese è giunto ancora una volta sull'orlo di una grave crisi e nei prossimi giorni è probabile che s'intensifichino le azioni di lotta e di protesta.
 
Bananeros occupano la Procura dei Diritti UmaniDalle parole ai fatti. Il giorno dopo i bananeros hanno deciso di mettere in pratica le promesse di disobbedienza civile. Verso le 14.30  una sessantina di loro sono partiti a piedi dall'accampamento portando con sé amache, acqua, coperte e qualche ricambio e sono entrati nei locali della Procura dei Diritti Umani, che da sempre promette e non mantiene, occupando il pianterreno e chiudendo le porte d'accesso, il tutto in forma pacifica. La gente si è seduta per terra e ha comunicato che la loro presenza sarebbe durata il tempo necessario a far sì che il procuratore desse risposte concrete alle loro richieste. Dopo circa venti minuti i delegati dei settori in lotta sono stati ricevuti dal procuratore ed è iniziata una lunga trattativa durata più di tre ore ed in cui sono stati raggiunti accordi importanti.Verso le 18.30 la delegazione è finalmente uscita e ha fatto conoscere i risultati della negoziazione.
Il Procuratore, Omar Cabezas, visibilmente teso, ha promesso molte cose.
Vedremo quanto di quello che ha dichiarato verrà mantenuto. Un altro piccolo passo è stato fatto, comunque, ma per ora si tratta ancora di cose scritte e da fare.
C'è stato bisogno di oltre un mese e di un'occupazione per far sì che la Procura per i Diritti Umani si muovesse. I settori in lotta nei prossimi giorni continueranno con le azioni perché ormai è chiaro a tutti che questo governo, questi deputati e queste istituzioni non si muovono se non vengono messe con le spalle al muro.
Categoria: Diritti, Salute
Luogo: Nicaragua