I bananeros sono esasperati e pronti a tutto. Il governo non reagisce
scritto per noi da
Giorgio Trucchi

I bananeros ammalati a causa del pesticida Nemagòn non si
arrendono. Dopo oltre 40 giorni di sit-in, nulla di concreto è stato ottenuto.
E il gioco si fa duro.
Dopo
l'illusione iniziale, quando i coltivatori di banane erano stati
ricevuti dal governo e qualche loro richiesta era stata accettata,
l'indifferenza è tornata a farla da padrone.
Una giornata
difficile. Mercoledì 6 aprile, dunque, il settore dei bananeros ha improvvisamente disdetto
una conferenza stampa convocata
per le 10 di mattina e ha occupato le strade che portano alla Asamblea
Nacional, dove sono accampati con migliaia di persone.
Da alcuni giorni i
settori in lotta si stavano lamentando che, dopo oltre un mese di permanenza a
Managua, i risultati erano comunque molto pochi e che i deputati si erano
sempre rifiutati di parlare con loro, non presentandosi più volte a riunioni
concordate.
E così i settori in lotta
hanno deciso di alzare il livello dello scontro, iniziando una vera e propria
disobbedienza civile. Nel luogo della concentrazione centinaia di persone
ammalate hanno preso in mano bottigliette piene di benzina, pronte a darsi
fuoco.
Pronti a darsi fuoco. "Se intervengono i corpi
speciali della polizia per farci andar via abbiamo già distribuito alla gente
120
litri di benzina - racconta Victorino Espinales, presidente dell'associazione
degli ex bananeros
ammalati (Asotraexdan) - e sarà il governo l'unico
responsabile di quanto accadrà. E' una protesta forte e le conseguenze
ricadranno sui governanti. Che cosa abbiamo ancora da perdere? Abbiamo già
perso tutto con queste malattie. Su La Prensa è stata pubblicata un'analisi
psicologica delle persone che sono qui da oltre un mese. La loro anima è
completamente morta e la situazione è così grave che ci sarebbe bisogno di un
supporto psicologico
immediato. Fino a oggi abbiamo protestato civilmente, ma adesso basta e abbiamo
deciso di rompere l'ordine per far valere i nostri diritti. Fino a oggi solo il
Ministro della Sanità si è dimostrato
disposto ad
ascoltare le nostre richieste. Di fronte a questo grave disinteresse, procederemo
con quanto promesso: ci interreremo vivi
e faremo lo sciopero della fame. Io sarò il primo a farlo. E,
all’estremo, siamo anche disposti a bruciarci vivi. Ci sono già più di 40
persone ricoverate in ospedale da
quando è iniziato il nostro sit-in, e nessuno dice niente.
I deputati ci hanno convocati varie volte e
alla fine non ci ricevono mai perché, dicono, sono molto occupati. Prima di
Pasqua se ne sono andati in vacanza a bere guaro (liquori), dopo Pasqua
sono tornati de goma (dolori del dopo sbornia) e non vogliono
lavorare".
Tutti per uno. La società civile nicaraguense ha
partecipato attivamente alla protesta, difendendo la
posizione dei settori in lotta.
Vidaluz Meneses della
Coordinadora Civìl non ha potuto trattenere le
lacrime nel raccontare la totale insensibilità delle istituzioni nicaraguensi
di fronte a questo dramma del Nemagòn e alla situazione tragica che sta vivendo
il Paese: "Gli interessi economici sono ormai più importanti della vita
dei nicaraguensi. Stiamo trovando solo porte chiuse e il rifiuto ad ascoltarli.
Siamo testimoni che questa gente ammalata ha
ormai provato di tutto e quindi qualsiasi cosa faranno in futuro staremo con
loro perché hanno ragione. Le istituzioni stanno voltando le spalle al popolo.
I bananeros non stanno
chiedendo solo risposte per sé o per i cañeros, ma sono richieste integrali per
il futuro del Nicaragua. Se non si ferma l'inquinamento delle acque, l'uso
indiscriminato dei pesticidi, se non si procede alla riforestazione, non ci sarà
un futuro per il Nicaragua”
La denuncia. Bayardo Izabà del Centro Nicaraguense de Derechos
Humanos (Cenidh) dice: “Voglio denunciare che il governo ha ostacolato il
processo di negoziazione con i settori in lotta e c'è un motivo ben concreto.
Uno di questi pesticidi, il Metamidofos, viene prodotto dallo stesso Ministro
dell'agricoltura, Augusto Navarro, nella sua impresa
San Cristòbal
nella zona di Chinandega".
"Mentre la gente sta morendo - conclude -
i deputati hanno sospeso tutte le sedute parlamentari per tutta la settimana,
in segno di lutto per la morte del Papa.
Il tempo sta passando
veloce. Sono ormai 45 giorni che sono partiti da Chinandega, un periodo
lunghissimo per le condizioni fisiche in cui versano, e all'orizzonte non si
vedono ancora accordi sicuri".
Una Managua nel caos. Il sette aprile, mentre i bananeros dimostravano
in mezzo alla strada, si è unita anche la marcia degli studenti contro l'aumento
dei
trasporti e per chiedere un piano d'emergenza energetica.
In migliaia hanno attraversato Managua e hanno solidarizzato con i bananeros.
Parallelamente, i taxisti dimostravano il loro
disaccordo con le politiche del Ministro dei Trasporti, Pedro Solorzano, e
occupavano varie parti della città scontrandosi con la Polizia. Sono parecchie
decine gli arrestati.
Il Paese
è giunto ancora una volta sull'orlo di una grave crisi e nei prossimi
giorni è
probabile che s'intensifichino le azioni di lotta e di protesta.
Dalle parole ai fatti. Il giorno dopo i bananeros
hanno deciso di mettere in pratica le promesse di disobbedienza civile.
Verso le 14.30 una sessantina di loro sono
partiti a piedi dall'accampamento portando con sé amache, acqua,
coperte e
qualche ricambio e sono entrati nei locali della Procura dei Diritti
Umani, che
da sempre promette e non mantiene, occupando il pianterreno e chiudendo
le
porte d'accesso, il tutto in forma pacifica. La gente si è seduta per
terra e ha comunicato che la loro presenza sarebbe durata il tempo necessario
a
far sì che il procuratore desse risposte concrete alle loro richieste. Dopo circa
venti minuti i
delegati dei settori in lotta sono stati ricevuti dal procuratore ed è iniziata
una lunga trattativa durata più di tre ore ed in cui sono stati raggiunti
accordi importanti.Verso le 18.30 la
delegazione è finalmente uscita e ha fatto conoscere i risultati della
negoziazione.
Il Procuratore, Omar
Cabezas, visibilmente teso, ha promesso molte cose.
Vedremo quanto di quello
che ha dichiarato verrà mantenuto. Un altro piccolo passo è stato fatto, comunque,
ma per
ora si tratta ancora di cose scritte e da fare.
C'è stato bisogno di
oltre un mese e di un'occupazione per far sì che la Procura per i Diritti Umani
si muovesse. I settori in lotta nei
prossimi giorni continueranno con le azioni perché ormai è chiaro a tutti che
questo governo, questi deputati e queste istituzioni non si muovono se non
vengono messe con le spalle al muro.