31/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Approvata, dopo un dibattito serrato al Parlamento di Belgrado, una mozione di condanna del massacro del 1995

E' notte fonda a Belgrado. Mentre in città la vita non si ferma nelle kafane vecchio stile e nei club alla moda, al Parlamento nell'ex Bulevar Revolucije si lavora ancora. I deputati della maggioranza del presidente Boris Tadic hanno fissato un obiettivo: quota 126. Lo raggiungono dopo 13 ore di dibattito, trasmesso in diretta tv.

Tanti sono stati i voti necessari per l'approvazione del testo di condanna del massacro di Srebrenica. Correva l'anno 1995. Nell'enclave musulmana le truppe serbo-bosniache del generale Mladic e del leader politico Karadzic attaccano. In due notti calde di luglio saranno 8mila, per alcuni, le vite recise. Una sporca guerra, alle porte della civilissima Europa, indifferente e impotente.
Ancora oggi, che la guerra nella ex Jugoslavia è finita da un pezzo, la memoria divide quella che la vecchia bandiera di Tito univa.
Tadic e il suo partito, i Ds, nel loro cammino (che si è fatto corsa) verso l'adesione all'Unione Europea, vuole venire a patti con la storia. Un seggio a Bruxelles vale molto, al punto di sfidare l'opposizione per far approvare al Parlamento serbo una mozione di condanna di quel massacro.
Nel testo manca il riferimento alla parola più gelida: genocidio. L'ha usata la Corte Internazionale di Giustizia, massima istanza legale delle Nazioni Unite, che a febbraio 2006 ha condannato la Serbia per il tentativo di genocidio della popolazione musulmana di Srebrenica, ma non ha individuato gli estremi per rilevare nell'intera guerra di Bosnia gli estremi dello sterminio di massa pianificato a Belgrado.

"Condannando il crimine contro i musulmani bosniaci a Srebrenica, in segno di rispetto per le vittime innocenti e per le loro famiglie, solleviamo le future generazioni da un peso imposto da alcuni individui", ha dichiarato Nada Koundzjia, del gruppo parlamentare di Tadic.
L'opposizione non ci sta. Il parere diverge, ma torna alla stesso concetto: perché? Nel senso che molti non si sentono responsabili per quello che è capitato a Srebrenica nel 1995, altri non credono che si debba fare questo passo senza che anche altri dovrebbero scusarsi per i massacri compiuti contro i Serbi. Altri ancora, infine, pensano che sia un prezzo troppo alto da pagare sull'altare del dio Ue e che l'orgoglio serbo ne sia ferito in modo irrimediabile.
La votazione, a mezzanotte, non è ancora avvenuta. Quando è già iniziato il 31 marzo 2010, dopo quindici anni, lo stato della Serbia si pronuncia, e condanna, i fatti di Srebrenica.
Fuori dal Parlamento, nelle kafane e nei club, la vita continua. Forse c'è più attenzione nella buvette dell'Europarlamento che in città rispetto alla votazione. L'alba si affaccia sulla Sava e sul Danubio. I conti con il passato, nel bene e nel male, non si chiudono mai in poche ore.

 

Christian Elia

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