23/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Decine di morti tra i civili per l’offensiva antiterroristica orchestrata da Washington
Soldati a Wana“Per noi sia il cielo che la terra sputano fuoco. Da su ci tirano dagli elicotteri, da giù ci sparano i miliziani. Noi poveri abitanti delle Aree Tribali siamo presi in mezzo tra le forze pachistane e quelle di Al Qaeda”. Dilawar Khan, barba e baffi neri sovrastati dal tipico turbante beige indossato dagli uomini della tribù pashtun dei Wazir, proviene da uno dei villaggi del Sud Waziristan, teatro in questi ultimi giorni di violenti combattimenti tra cinquemila soldati dell’esercito pachistano e centinaia di miliziani talebani e di al Qaeda. E’ venuto all’ospedale di Wana con i suoi quattro bambini, feriti durante il bombardamento del suo villaggio da parte dell’artiglieria pachistana.

Sono almeno 25 i civili uccisi e centinaia quelli feriti nel corso delle operazioni militari pachistane iniziate la scorsa settimana in questa regione al confine con l’Afghanistan. Gli scontri più gravi si sono concentrati attorno a cinque villaggi a sud-ovest di Wana, proprio a ridosso della frontiera. Gli abitati di Shin Warsak, Daza Gundai, Kallu Shah, Ghaw Khawa e Khari Kot, dove i miliziani si erano asserragliati, sono stati circondati dai soldati e poi bersagliati dagli elicotteri e dall’artiglieria pesante pachistana. Migliaia di civili sono riusciti a fuggire: a piedi, su carretti trainati da asini, in macchina o stipati nei cassoni dei camion. Ma altrettanti sono rimasti intrappolati. O uccisi.

Wana Le forze pachistane, assistite da unità dei corpi speciali statunitensi e britannici, hanno incontrato un’inattesa quanto accanita resistenza, perdendo in combattimento decine di soldati. La situazione si è rivelata così grave da indurre i pachistani, domenica scorsa, a dichiarare una tregua unilaterale a partire da lunedì per consentire a una delegazione di ventidue capitribù Waziri di compiere un giro per trattare la resa dei miliziani talebani e di al Qaeda e la consegna, da parte delle autorità tribali locali, di alcuni ‘pezzi grossi’ del terrorismo islamico. Giorni fa si parlava addirittura del braccio destro di Bin Laden e mente degli attentati dell’11 settembre 2001, il medico egiziano Ayman al Zawahiri. Ma si dice che sia riuscito a fuggire dall’accerchiamento pachistano, forse attraverso uno dei tanti tunnel sotterranei scoperti nella zona (uno lungo addirittura due chilometri). Ora i servizi segreti di Islamabad sono propensi a credere che lì si nasconda invece il leader del potente Movimento Islamico dell’Uzbekistan (Miu), Tahir Yuldash, cofondatore di questo gruppo filo-talebano, ex braccio destro del leader storico del Miu, Juma Namangani, ucciso dai bombardamenti Usa in Afghanistan nel novembre 2001.

L’impresa della delegazione dei ventidue anziani appare assai ardua. I combattimenti di questi giorni hanno aperto infatti una profonda frattura tra il governo di Islamabad e i leader tribali locali, che fino a oggi godevano di una sostanziale autonomia e immunità politica, nonostante la loro ambigua posizione. In questa zona del Sud Waziristan comandano quattro leader del clan Yar Gul Khel, noti come simpatizzanti di al Qaeda e affiliati al Muttahida Majlis-e-Amal (Mma), l’alleanza dei partiti islamici pachistani filo-talebani e anti-americani che alle elezioni dell’ottobre 2002 ha conquistato il potere in queste regioni di confine.

E comunque i miliziani asserragliati nella zona non sembrano affatto intenzionati ad arrendersi. Nella notte tra domenica e lunedì, mentre entrava in vigore la tregua unilaterale dichiarata dai pachistani, si sono registrati violenti attacchi contro le forze di Islamabad. E ancora durante la successiva mattinata, l’accampamento militare pachistano fuori da Wana è stato attaccato a colpi di razzo e un convoglio di blindati è caduto in un’imboscata poco lontano: almeno tre veicoli sono stati distrutti a colpi di granata.

Per seguire da vicino gli ultimi sviluppi di questa vera e propria guerra per procura che il Pakistan sta combattendo per contro degli Usa, ieri è arrivato a Islamabad il generale Johan Abizaid, comandante del CentCom, il comando centrale delle forze armate americane. E’ solo l’ultima di una serie di visite, ufficiali e non, che i vertici politici e militari statunitensi hanno compiuto nell’ultimo mese in Pakistan per preparare quest'operazione: prima il direttore della Cia, George Tenet, a seguire il segretario della Difesa Donald Rumsfeld, e pochi giorni fa il segretario di Stato Colin Powell. Intanto, per conto loro, dall’altra parte del confine, in territorio afgano, le forze Usa proseguono con l’operazione Mountain Storm, lanciata all’inizio della scorsa settimana in contemporanea con quella pachistana, come previsto dalla strategia ‘incudine e martello’ da tempo preannunciata da Washington.

Nei giorni scorsi l’aviazione americana ha impiegato i bombardieri B-1 e gli aerei anticarro A-10 per colpire una base talebana nella provincia di Oruzgan, da cui era partito un attacco costato la vita a due soldati Usa. Ma i combattimenti, gli attacchi talebani e i bombardamenti Usa si sono intensificati in tutte le province afgane che confinano con il Pakistan, da Kandahar a sud a Jalalabad a nord, in particolare nelle aree adiacenti al Sud Waziristan pachistano (Paktika, Paktia, Khost e Ghazni), dove gli americani aspettano al varco i miliziani messi in fuga dall’offensiva di Islamabad. La situazione è tornata molto tesa in tutto l’Afghanistan: le forze Usa hanno innalzato il livello di allerta intensificando il controllo del territorio e moltiplicando i posti di blocco. Nel paese, a oltre due anni dalla caduta dei talebani, si torna a respirare un pesante clima di guerra, e a farne le spese, come al solito, è la popolazione civile afgana.

Enrico Piovesana

 
Categoria: Guerra
Luogo: Pakistan