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"Questo processo umanitario di liberazione andrà a buon fine solo con tanta prudenza e pazienza". È con queste parole che la senatrice Piedad Cordoba, esponente di spicco dell'opposizione, presidente della Ong Colombiane e colombiani per la Pace e figura di riferimento per le Forze armate rivoluzionarie della Colombia nelle trattative per la liberazione degli ostaggi, ha fotografato la fase delicata che sta vivendo l'annunciata messa in libertà di due militari. Si tratta del caporale Pablo Emilio Moncayo, sequestrato 12 anni fa, e del soldato semplice Josué Daniel Calvo, preso dalle Farc nell'aprile dello scorso anno. Con loro, dovrebbero venir consegnati ai familiari i resti di Julián Ernesto Guevara, morto per malattia dopo otto anni di prigionia.
"Spero che governo e Farc si spoglino del loro protagonismo e permettano la liberazione di questi compatrioti" ha quindi aggiungo dalle colonne del suo settimanale, Voz, Carlos Lozano, aggiungendo che se tutto andrà come deve i due ostaggi torneranno libero entro questa settimana.
I passi da fare sono già stati fatti tutti. È ormai passato un anno da quando la guerriglia annunciò la sua volontà di voler proseguire verso una liberazione unilaterale, quale gesto di buona volontà di fronte a un governo sempre più intransigente e inaffidabile nelle trattative verso un difficile processo di pace, che inevitabilmente deve passare per il rilascio di tutti gli ostaggi ancora in mano al gruppo guerrigliero. Da allora, il braccio di ferro Uribe-Farc non ha mai avuto soluzioni di continuità. Gli sforzi della Croce Rossa, della Chiesa Cattolica e del Brasile, che si è offerto di fungere da garante del rispetto delle condizioni dettate e accettate dalle parti in lotta, sembravano non vedere ricompensa. Piedad Cordoba è stata più volte respinta da Uribe, in totale disconoscimento del prezioso ruolo da sempre giocato nella mediazione con la guerriglia. È stato solo ora, in piena campagna elettorale e agli sgoccioli della sua era - dato che il tentativo di essere rieletto per la terza volta è miseramente crollato - che il discusso presidente ha accettato la donna indicata come condizione sine qua non dalla guerriglia, intravedendo i questa 'concessione' anche un tornaconto per il suo partito, U, in lizza per mantenere la guida del paese.
Ed è stata proprio la sua Ong, Colombianas y colombianos por la paz, che ha mantenuto i rapporti più costruttivi con le Farc, le quali già hanno comunicato le coordinate dei due luoghi prescelti per le liberazioni. Manca solo il via libera finale che arriverà non appena lo stato maggiore avrà vagliato il delicato Protocollo di sicurezza inoltratogli pochi giorni fa. È questo il momento più importante di tutta la trattativa. È qui che spesso l'intero accordo si è sgretolato. Le Farc non si fidano del governo Uribe: troppo spesso non ha rispettato la parola data. Certo, la presenza dei garanti rassicura, ma non basta. Bogotà non è nuova a manovre subdole e la tentazione di beccare intere colonne delle Farc scoperte perché intente a liberare un prigioniero è forte. Specialmente in un momento così delicato. Se da una parte infatti Palazzo Nariño concede il corridio umanitario, dall'altra rincara la dose con bombardamenti a tappeto del Tolima e del Cauca. L'intento è prendere il leader delle Farc, Alfonso Cano e a farlo dovranno essere i capi dell'esercito, in modo da garantire una perfetta uscita di scena a Uribe, allo scadere del suo secondo e ultimo mandato consecutivo.
Il Protocollo che il ministro della Difesa Silva ha comunque promesso di rispettare in toto garantisce che per 36 ore non ci saranno operativi militari nelle zone delimitate dalle coordinate annunciate. Una sospensione che inizierà alle sei del mattino del giorno prestabilito e che prevede anche uno stop dei voli su entrambe le zone. È comunque un documento di venti pagine che riguarda puntualmente ogni singolo aspetto della liberazione, dallo spazio aereo dal quale dovrebbero entrare gli elicotteri militari per la ricognizione degli ostaggi ai punti di rifornimento di carburante. E non solo. Viene anche affrontato l'altro delicato argomento: la presenza o meno di giornalisti o cameramen. Per il documento firmato dal governo, dalla Croce Rossa e dall'Alto commissario della Pace, Frank Pearl, nessun esterno potrà filmare né assistere alle liberazioni.
"Ma l'ultima parola spetta alle Farc", si è precipitata a precisare Piedad Cordoba, e non resta che attendere.
Stella Spinelli