21/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



A Roma, grande corteo per protestare contro il decreto Ronchi e la privatizzazione dell'acqua

Scritto per noi da
Sara Dellabella

Un lungo corteo (duecentomila persone secondo gli organizzatori) è sceso in strada per dire "no alla privatizzazione dell'acqua". Vengono da tutta Italia i movimenti dell'acqua pubblica, sfidando in un sabato pomeriggio di marzo, la marcia del popolo del Popolo della Libertà che si riunisce a pochi passi. I cortei si sono sfiorati, riempiendo la città di Roma di bandiere e striscioni.

Il lungo serpentone del popolo dell'acqua è aperto da Padre Alex Zanotelli, il frate comboniano che da anni lotta a fianco dei movimenti per la tutela dell'oro blu. Molti qui lo considerano il vero padre carismatico di tutta questa massa di gente. Per la prima volta a Roma la questione dell'acqua è stata capace di radunare migliaia di persone, anche "grazie" al decreto Ronchi divenuto legge qualche mese fa, che ha stabilito la privatizzazione delle aziende idriche. A una settimana dal voto per le elezioni regionali, di programmi elettorali non si parla e di acqua meno che mai. Anche la Tv oggi tralascia questo corteo festoso per inquadrare una San Giovanni che tributa Silvio Berlusconi e la democrazia mascherata di chi oltre ad aver legiferato sull'acqua, spera in un gesto di clemenza che riammetta le liste del Pdl per la corsa elettorale del Lazio.
Mai avrei pensato che a 56 anni sarei sceso in piazza per difendere l'acqua dalle mani delle società private. Se non insegnamo ai nostri figli che sono questi i valori da difendere e per cui vale la pena lottare, allora non potremo sperare da loro una democrazia e una società diversa da quella che vedono nei programmi tv del pomeriggio" - così si confida Giuseppe di Aprilia, che indossa un berretto blu con la scritta "no ad Acqualatina". Con lui sfilano i cortei delle Marche, della Puglia, della Calabria, del Lazio, dell'Umbria, della Toscana.
Un camion porta un grosso mappamondo blu collegato ad un rubinetto che sgocciola soldi. Il messaggio di questo corteo è chiaro a tutti, l'acqua è un ottimo affare in un periodo in cui le Borse mondiali hanno dimostrato che non esistono investimenti sicuri. Acqua, aria, terra sono beni a cui nessuno mai potrà rinunciare. Sono settori che non conoscono crisi e bolle finanziarie, per cui le società avranno solo da guadagnare dalla privatizzazione dell'acqua. Ma un accesso privato, porterà ad una sperequazione e differenziazione dell'accesso ad una risorsa primaria.
"Uno Stato che rinuncia alla propria acqua sta rinunciando ad una porzione importante della propria sovranità. Per capire quanto sia importante l'acqua, basta pensare al fatto che tutte le grandi città conoscono i loro primi insediamenti vicino a fiumi e fonti d'acqua. Roma senza il Tevere, probabilmente non sarebbe stata mai capitale di un grande impero" a pensarla così è Domenico Durastante consigliere Pd di un municipio romano. Insieme a lui ci sono tanti Sindaci e amministratori locali. I big della politica invece si contano su una mano, ma forse è meglio cosi. Questo popolo dell'acqua non ha bisogno di colorarsi politicamente, perchè dovrebbe essere chiaro che la questione di un'acqua pubblica è talmente seria che non ha bisogno di teatranti e passerelle di chi si presta alla causa in cerca di voto e consenso. La vera forza di questo serpentone colorato sono le persone, gli esponenti della società civile, come Rosario Trefiletti della Federconsumatori che sfila accanto a Zanotelli, e tutti quei cittadini che attraverso l'impegno personale stanno gettando le basi di un nuovo civismo, basato sulla difesa del territorio e delle risorse che ci auguriamo sia genesi di una nuova classe politica.
Il paradosso di dover difendere una risorsa come l'acqua, in un giorno come questo ha portato qualcuno a scrivere "Almeno regalatece er vino". Siamo romani, protestiamo a modo nostro, senza svendere anche il sorriso.

 

Parole chiave: Italia
Categoria: Diritti, Risorse, Politica
Luogo: Italia