18/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo ha deciso di mantenere statale la gestione dell'azienda idrica e di quella elettrica

Una scelta coraggiosa e lungimirante è stata fatta in Burkina Faso in questi giorni, infatti, il governo ha fatto un clamoroso dietro front sulla privatizzazione del sistema idrico ed elettrico del paese. Il parlamento di Ouagadougou aveva deciso già da molti anni, sotto le pressioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), di privatizzare le società di stato, che avrebbero dovuto essere estromesse dalla gestione governativa già nel 2004. Questa settimana l'annuncio che la società elettrica nazionale Sonabel, e la società nazionale per la gestione dell'acqua e dei servizi igienico sanitari Onea, resterà nelle mani dello stato. Dopo aver osservato i dati sui rendimenti della società però, si è deciso di dare alle due imprese un gestione sul modello delle aziende private, in modo da migliorarne i profitti.

Dagli anni novanta in poi il Fmi ha investito molto in Africa per convincere i governi a cedere a privati la gestione dell' "oro blu", spesso associando alla transazione, finanziamenti per i cosiddetti programmi per la riduzione della povertà. Molti paesi dell' Africa subsahariana hanno già venduto la loro acqua e molte altre risorse a grosse multinazionali, riducendo le spese statali nel lungo periodo, ma facendo ricadere sulle teste dei cittadini un forte rincaro del prezzi. Tralasciando considerazioni etiche concerni al fatto che l'acqua è un bene primario e quindi non può e non deve diventare materiale su cui lucrare, la privatizzazione dell'acqua, non sta producendo i benefici promessi. Una ricerca svolta nel 2004 dall' International Institute for Environment and Development (IIED) di Londra avverte che la privatizzazione difficilmente contribuirà a dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non hanno accesso all'acqua e alle strutture igieniche, come era stato preannunciato dalla comunità internazionale.

Il motivo di tanti fallimenti nei paesi in via di sviluppo, sarebbe riferibile al fatto che le società che prendono in gestione la vendita e la distribuzione del sistema idrico, dovendosi sottomettere ai dettami dell'economia moderna, sono costrette a concentrare la distribuzione del bene, in aree in cui l'utenza è in grado di sostenere le spese necessarie, trascurando invece le aree periferiche cittadine, i centri urbani minori e le aree rurali, in cui abita l'80% del miliardo e cento milioni di persone che oggi non ha accesso all'acqua potabile. Inoltre tenendo conto del fatto che, quattro multinazionali controllano oltre l'80% del mercato privato dell'acqua e delle reti fognarie, i governi molto indebitati hanno un potere contrattuale nei confronti di questi colossi bassissimo. Nonostante i principi sull'argomento stabiliti nel forum sociale mondiale di Porto Alegre nel 2002, che vietavano ogni commercializzazione del bene, il Fmi continua ad esercitare forti pressioni su molti paesi africani per il passaggio ad una gestione privata.

 

 

Parole chiave: Privatizzazione acqua, Fmi
Categoria: Risorse, Politica
Luogo: Burkina Faso