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In Somalia non si muore solo per le bombe e i colpi di mortaio, ma anche per gli incidenti stradali. Questo è quanto si apprende dalla radio somala Shabelle che riferisce dell'estrema anarchia e conseguente pericolosità delle strade del Paese. Chi è al volante non deve solo guardarsi dalle mine o dagli ordigni in cui potrebbe imbattersi, ma anche dal comportamento irresponsabile degli altri guidatori.
Per porre fine alle stragi del traffico sono intervenuti i Giovani Mujahidin, i ribelli legati ad al Qaeda, che ormai da mesi combattono contro i soldati del governo di transizione e le truppe della missione Amisom, sotto il patrocinio dell'Unione africana. Le amministrazioni islamiche di Bay e Bakol, regioni della Somalia meridionale, hanno così optato per l'interventismo, dimostrando un'inaspettata sensibilità per le vittime del traffico, tanto da costituire nella città di Baidoa la prima polizia stradale della Somalia.
Lo sceicco Mohamud Moktar Abu Bashir, principale rappresentante dell'amministrazione islamica di Baidoa, è intervenuto personalmente per la formazione delle pattuglie della polizia stradale. Gli agenti sono chiamati a far rispettare tutta una serie di elementari regole per garantire la sicurezza dei guidatori, oltre che dei pedoni. Gran parte degli uomini della nuova milizia attiva a Baidoa, città situata a nord di Mogadiscio e famosa per essere stata la sede del parlamento somalo, provengono dalle fila dei combattenti dei Giovani Mujahidin.
Per quanto l'iniziativa di creare una polizia stradale in Somalia, nazione lacerata dalla guerra e con problemi più gravi da risolvere, possa sembrare paradossale e a tratti ridicola, testimonia anche la volontà del Paese di tornare a vivere la normalità.
Benedetta Guerriero
Parole chiave: Somalia, viabilità, polizia stradale, al Shabaab