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Humberto Cholango, presidente della Confederazione dei Popoli e delle Nazionalità Kichwa dell'Ecuador, Ecuarunari, ha spiegato a Lina Cahuasqui, attivista ecuadoriana che lo ha incontrato per Peacereporter durante il II Congresso della Coordinazione Andina di Organizzazioni Indigene, cosa sta succedendo adesso al dialogo fra il movimento indigeno e il governo, dopo la rottura di fine febbraio e quali sono le ragioni di questa grave crisi. Nonostante i tentativi in extremis del governo di Rafael Correa, infatti, la Conaie, di cui la Ecuarunari di Cholnago è parte integrante, ha annunciato la mobilitazione delle popolazioni native. Da una parte, la poca attenzione all'ambiente e alla uso sostenibile delle risorse naturali e, dall'altra, lo scarso coinvolgimento delle comunità indigene nelle decisioni che riguardano la gestione dei loro territori hanno deteriorato rapporti da sempre comunque in salita. Sarà una mobilitazione progressiva che comporterà la ricerca di alleanze con tutti i movimenti sociali.
"Il dialogo è arrivato quasi a un punto di non ritorno - spiega Chonago - Non c'è una volontà politica del governo nazionale di affrontare i temi fondamentali, strutturali, che tutto il paese non solo noi indigeni avremmo bisogno di veder risolvere. La mancanza di comprensione della necessità di cambiamento avanzata dal movimento indigeno è stata considerata in modo molto superficiale dal governo. Per esempio il pretendere il compimento dello stato plurinazionale previsto dalla nuova Costituzione è stato considerata una posizione solo pro-indigeni e che, anzi, avrebbe potuto minacciare l'unità interna del paese. Un timore, questo, vecchio di venti anni, che risale a quando la destra ecuadoriana contrastava il movimento indigeno. Al di là di tutto, però, è importante precisare che questo processo di dialogo ci ha comunque permesso di far presente le nostre proposte, di renderle visibili, di concretizzarle a livello strutturale. E adesso che vengono respinte da Quito, non ci rimane che proporle alla società intera, affinché le faccia proprie. A questo punto il problema del governo non sarà più solo con i nativi". Ma Cholango è comunque convinto che quanto è accaduto sia servito da esperienza, per entrambe le parti, "e per noi - precisa - è risultato essere uno spazio per accumulare forza e unità d'intenti".
Il fine ultimo del grande movimento indigeno ecuadoriano e latinoamericano ce lo spiega con poche parole ben scandite: "Noi vogliamo abbattere il modello di sviluppo attuale, basato principalmente sull'esportazione di materie prime derivato dallo sfruttamento delle risorse naturali, che privilegia il settore bancario e le multinazionali: la nostra proposta è costruire un modello egualitario e giusto. Il modello del buen vivir, che considera la redistribuzione equa della ricchezza, l'accesso ai mezzi di produzione come la terra, l'acqua, l'accesso alle politiche sociali come diritti umani. Si tratta di un modello da approfondire, sul quale discutere, da affrontare con enorme responsabilità, in modo che diventi reale. Non è solo una bella frase il buen vivir, è la maniera per cercare di superare, di resistere alla crisi mondiale che stiamo vivendo. La crisi climatica, alimentare, energetica. Se non si creano alternative praticabili per il mondo collasserà presto. E noi non restiamo a guardare passivi".
Stella Spinelli